«Sai qual è la cosa che, invecchiando, è cresciuta di più in lui?». No, quale? «La tenerezza». Chi ci parla è Maria Nadotti, e il soggetto lo conosce bene. Non solo perché da tre decenni gli presta la sua voce nella nostra lingua, ma perché con lui ha lavorato, viaggiato, pensato. La loro era un’amicizia e un’alleanza. «Cospiravamo», dice. È un verbo perfetto per John Berger, tessitore di alleanze e resistenze, il cui talento più grande è stato quello di raccontare immagini assecondandone il respiro. Cospirare, in fondo, è questo: respirare insieme, mettere l’anima in comune. È così che s’impara a percepire i legami. E lui respirava, cospirava, con tutto. Se lo leggi lo sai; un paesaggio, un ritratto, una fotografia, un fiore, un oggetto qualunque: si allargano nelle sue mani in una serie imprevedibile di connessioni, come se venissero fuori da un terreno di corpi e di storie e si portassero dietro le radici. JB, che le conosce o le intuisce, te le mostra perché si innestino nella tua…
«Sai qual è la cosa che, invecchiando, è cresciuta di più in lui?». No, quale? «La tenerezza». Chi ci parla è Maria Nadotti, e il soggetto lo conosce bene. Non solo perché da tre decenni gli presta la sua voce nella nostra lingua, ma perché con lui ha lavorato, viaggiato, pensato. La loro era un’amicizia e un’alleanza. «Cospiravamo», dice. È un verbo perfetto per John Berger, tessitore di alleanze e resistenze, il cui talento più grande è stato quello di raccontare immagini assecondandone il respiro. Cospirare, in fondo, è questo: respirare insieme, mettere l’anima in comune. È così che s’impara a percepire i legami. E lui respirava, cospirava, con tutto. Se lo leggi lo sai; un paesaggio, un ritratto, una fotografia, un fiore, un oggetto qualunque: si allargano nelle sue mani in una serie imprevedibile di connessioni, come se venissero fuori da un terreno di corpi e di storie e si portassero dietro le radici. JB, che le conosce o le intuisce, te le mostra perché si innestino nella tua immaginazione, entrando nel tuo respiro e continuando a vivere con te. È uno dei pochi modi che abbiamo, credeva, per boicottare il tempo.
Con lui abbiamo visto cose memorabili. Un volto che sbuca da un dipinto e ti parla dei mattini freddi di Delft e delle speranze dei poveri. Un gruppo di operai turchi fotografati all’alba di un colpo di Stato, nei cui visi proletari s’intravede il giorno in cui cammineranno liberi per le strade del loro villaggio. O certi quadri fiamminghi. Donne amate e amanti, osservate dai pittori mentre li osservano. Desiderio e memoria di quel desiderio insieme su una tela. Commenta JB: «Tali immagini non si danno solo nell’arte. Possono darsi nell’anima di chiunque. La parola anima è tabù. Ma è l’anima che squarcia il tempo. E noi continuiamo ad amare, sfidando la mortalità».
Tenerezza, dice Nadotti. E c’era da aspettarselo; è una parola-chiave per JB. Anche negli appunti presi per questo articolo ricorre spesso. Insieme a una sensazione di fondo: recensire un libro di JB non è facile, perché inevitabilmente si finisce col parlare degli altri suoi libri (tanti); di chi era, di come pensava; dei maestri e dei compagni, vivi e morti, con cui cospirava. Per molti è un’icona lui stesso. C’è chi lo apre come un oracolo, una specie di I-Ching. Arte rupestre? Ritratti del Fayyum? Animali nelle gabbie del capitalismo? Visioni di case che crollano? Sentiamo che cosa ne dice JB. Che puntualmente ne parla, illuminandoci. Ne parla, non come farebbe un dotto, ma con quell’inconfondibile (eccola) tenerezza che è il contrario dell’erudizione enciclopedica, della critica e dell’esegesi. Lui, semplicemente, si mette di fianco alle cose e le ascolta. Poi risponde e, raccontando, passa la parola ad altri. Come se dicesse ogni volta a chi legge o scrive con lui: ora tocca a te, over to you.
E Tocca a te è proprio il titolo dell’ultimo suo libro proposto in Italia dal Saggiatore. Un libro probabilmente involontario, che raccoglie le e-mail — con immagini e disegni — che lui e suo figlio Yves, artista e scrittore, si scambiano poco prima della sua scomparsa, nel 2017. Non inganni il titolo: non ci sono testimoni generazionali da passare.
Come spiega Yves nella nota d’apertura, «over to you» era la frase di rito delle loro partite a ping-pong, e l’epistolario prosegue questo scambio. Il fine non è vincere ma, appunto, giocare — un gioco che qui si fa con le storie e le parole. Di che cosa parlano? Di dipinti e del dipingere, di fotografie, di confini, di stelle e di grandezze. Di figli e di madri che escono dal corpo di altre madri. Di Spinoza e della totalità che ci include. Sono tutti temi che chi ha letto JB riconosce. La differenza qui la fa Yves, voce nient’affatto accessoria. Insieme i due pensano e disegnano. C’è sempre il corpo in questa riflessione, e c’è il tempo, degli umani e delle cose. Anche in forme inattese, come il tempo cosmogonico di un blu usato in pittura. Scrive JB: «Manipolando la polvere di cobalto avevo l’impressione di manipolare una profezia che aveva atteso miliardi di anni per compiersi. E adesso potevo applicarla con un pennello».
Ma il gioco non si limita a loro due. Anche chi legge può stabilire nessi, seguire metafore visive. Avviene con un melograno, un acquarello di John in grigio e in rosso a commento di una frase messa tra parentesi («Mio Dio! Guarda cosa sta succedendo in Israele e Palestina; non c’è melagrana che non sanguini…»). Non c’è altro; ma chiara ti balena negli occhi l’immagine di una granata, e la sensazione di quanto sia paradossale nominare una bomba come il più umano e vibrante dei frutti. Più giù Yves aggiunge: «il numero di ramificazioni tra una vita e le altre è incalcolabile, così come sono imprevedibili le forme in cui la vita si manifesta». Era il 2015. «John non era un profeta, dice Nadotti. Metteva insieme i pezzi della realtà». Grande risorsa, in tempi in cui la realtà è fatta a pezzi. Hold everything dear, tieniti cara ogni cosa, recita il titolo di un altro suo libro. Una forma di resistenza che possiamo chiamare comprendere. O, se vuoi, tenerezza.
Il libro
Tocca a te di John Berger e Yves Berger (il Saggiatore, a cura di Maria Nadotti, pagg. 104, euro 18)