Umberto Eco e i suoi diari per niente minimi
di Lara CrinòSemiologo, filosofo, romanziere bestseller, certo, ma anche critico acuto e divertito della società massmediatica, editorialista e fine osservatore della contemporaneità. Per restituire al lettore, a dieci anni dalla scomparsa, l’attualità dello sguardo di Umberto Eco sul presente, Repubblica propone ai suoi lettori una nuova collana in quattro volumi (ciascuno al prezzo di 9,90 euro, disponibile in edicola e su repubblicabookshop.it) curata da Anna Maria Lorusso, docente di Semiotica all’università di Bologna e già collaboratrice dello stesso Eco.
Si tratta di quattro raccolte di testi, selezionati nella grande produzione degli “scritti d’occasione” echiani, editi all’interno di saggi o pubblicati come rubriche per i giornali, e uniti da un filo tematico. Si comincia con Sulla guerra e sulla pace (14 febbraio), che riunisce gli scritti dedicati a un tema di grandissima attualità.
Nelle sue analisi, nutrite da una conoscenza e da una passione per la storia che il filosofo e semiotico coltivò tutta la vita, spicca l’acutezza con cui Eco analizza il contesto mondializzato dei conflitti del XXI secolo, e riflette sul rischio di una «neoguerra permanente» (definizione coniata in A passo di gambero) e sulle differenze rispetto alle paleoguerre del passato. In tempi in cui i conflitti vengono ridotti dai protagonisti della politica mondiale a un risiko di mosse e contromosse, atto ad assicurarsi fantomatici premi Nobel per la pace, è ancora più preziosa la modellizzazione e l’analisi delle dinamiche dei conflitti da un fautore della complessità come Eco.
Il secondo e il terzo volume della collana testimoniano di un’altra cifra della sua scrittura: la volontà di leggere i vizi, le abitudini, le prassi quotidiane e gli stereotipi che abitano le culture e ne costituiscono parte integrante. L’opinione corrente (in edicola dal 21 febbraio) si apre con un saggio originariamente pubblicato in Dalla periferia dell’impero che ci pone una domanda che la curatrice Lorusso definisce «cruciale anche oggi, ossia cosa ci scandalizza ancora?» e che è ancora più pertinente nel momento attuale, per riflettere sul senso comune e su come nel tempo si sposti la frontiera di ciò che riteniamo appropriato e accettabile. Al tempo stesso, un breve racconto ambientato in treno, che vede lo stesso Eco come protagonista, è pretesto per riflettere sulla coerenza delle opinioni e delle scelte politiche.
Dal 21 febbraio
In Costumi d’Italia, terzo titolo della collana (in edicola dal 28 febbraio) che riecheggia il celebre Fratelli d’Italia arbasiniano, ci si concentra sui vizi degli italiani, visti anche attraverso lo specchio della tv, campo d’indagine prediletto da Eco fin dai tempi della Fenomenologia di Mike Bongiorno che è tra gli scritti qui riproposti.
Dal 28 febbraio
Mentre in Troppo internet, il volume che chiude la collana (disponibile dal 7 marzo), il semiologo si concentra sugli sviluppi della tecnologia. A ogni tema, sottolinea ancora la curatrice, Eco applicava la sua «straordinaria capacità di cogliere i meccanismi di funzionamento di un fenomeno, e di vederli in maniera così limpida da poterli descrivere in modo altrettanto chiaro, mettendo ai margini tutto il rumore».
Dal 7 marzo
Senza nostalgia, ecco ciò che ci serve: che la sua prospettiva ci aiuti ancora a leggere il reale, lontano dal rumore e da quello che oggi – chissà se la definizione gli sarebbe piaciuta – chiamiamo brainrot.