Robinson

Le nuove frontiere dell’attenzione: a Brooklyn una scuola che ripara i cervelli

Foto scattata durante i corsi organizzati alla Strother School of Radical Attention di Brooklyn

Foto scattata durante i corsi organizzati alla Strother School of Radical Attention di Brooklyn

 

Un gruppo di professori e artisti ha fondato la Strother School of Radical Attention per contrastare lo sfruttamento delle menti da parte delle Big Tech. Tra filosofia e resistenza ci hanno spiegato il loro metodo. Da replicare ovunque

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È una scuola filosofica. È un movimento che aspira a diventare globale. È anche una pratica, anzi un insieme di pratiche che mettono al centro tutto quello che abbiamo perduto. La parola chiave è attenzione. Ma che cos’è l’attenzione della quale si occupa questo gruppo di professori e artisti che si sono battezzati “friends of attention” e che a Brooklyn ha fondato la Strother School of Radical Attention?

La questione non è il “brain rot”, il cervello marcio, la nostra incapacità di restare concentrati. È piuttosto tutto quello che abbiamo perso in termini di libertà di scelta, di relazioni, di qualità della vita. Questo gruppo di studiosi che si è messo in testa di dare il via a una rivoluzione globale dal basso, utilizza la metafora del “fracking umano” per spiegare come le Big Tech sfruttano l’attenzione umana come fosse una risorsa naturale da estrarre e monetizzare. Attensity, il manifesto che gli amici dell’attenzione hanno appena pubblicato sul mercato americano, è stato un caso editoriale finito su tutti i principali giornali stranieri: dal New York Times all’Observer, che ha mandato un’inviata molto speciale, la scrittrice e giornalista Megan Nolan, a frequentare i corsi nella sede di Brooklyn.

Alla testa della scuola filosofica ci sono D. Graham Burnett, storico della scienza e professore a Princeton, il suo ex studente Peter Schmidt che ora gestisce la Strother School of Radical Attention e la regista e scrittrice Alyssa Loh, che di Burnett è anche la compagna. Sono loro, da New York, a raccontarci cos’è e dove vuole arrivare questo movimento che hanno messo in piedi e che conta su un impianto teorico, spiegato nel manifesto, e su una sede fisica, la scuola di Brooklyn, che propone corsi già affollatissimi, gratuiti e a pagamento, per recuperare la nostra umanità. Qualche esempio? Attività di cucito, letture ad alta voce. Esercizi individuali come uscire per strada, guardarsi intorno per venti minuti e appuntare sul taccuino quello che si vede. Esercizi di gruppo: sedersi in cerchio e guardarsi il palmo della mano come se ci fosse un telefono sopra. L’effetto, dopo un po’, è straniante.

Foto scattata durante i corsi organizzati alla Strother School of Radical Attention di Brooklyn

Foto scattata durante i corsi organizzati alla Strother School of Radical Attention di Brooklyn

 

«Il discorso dominante – spiega Peter Schmidt – utilizza il concetto di “capacità di attenzione”, come se il problema fosse che la sua durata sta diminuendo. Non riusciamo a concentrarci per lo stesso tempo di una volta. Questo modo di pensare è in realtà piuttosto specifico dal punto di vista storico ma travisa ciò che l’attenzione è realmente: è molto più vasta e ricca del tempo trascorso davanti a uno schermo. È la nostra capacità di pregare, di prenderci cura degli altri, di sognare ad occhi aperti e di fare tutto ciò che costituisce la pienezza della nostra vita umana». Quello che gli schermi ci stanno rubando: «Dall’altra parte del telefono c’è un’industria multimiliardaria, il cui modello di business principale consiste nel convertire le nostre menti e i nostri sensi in profitti aziendali. Per contrastare una minaccia sistemica, ciò di cui abbiamo bisogno è un movimento politico».

Il progetto Amici dell’attenzione ha preso forma dopo la Biennale di San Paolo del 2018, che ha ospitato un programma sulle “pratiche dell’attenzione”. «Non è una questione di auto-aiuto. Riguarda l’organizzazione e la costruzione del mondo. Da dove iniziare? Riunisci le persone che conosci». Ecco perché una scuola fisica, impegnata nell’attivismo dell’attenzione attraverso seminari, workshop, eventi artistici e gruppi di studio frequentati da migliaia di persone. L’obiettivo è far germogliare il movimento in tutto il mondo: «Stiamo costruendo un gruppo internazionale di organizzatori: ce ne sono già un centinaio che mobilitano le loro comunità. Chi desidera unirsi al movimento può visitare il sito web della School of Attention e cliccare su “unisciti a noi”».

Ma c’è davvero questa consapevolezza? Davvero abbiamo capito qual è la posta in gioco?

I tre fondatori del movimento Friends of attention: da sinistra Peter Schmidt; Alyssa Loh; al centro, Graham Burnett

I tre fondatori del movimento Friends of attention: da sinistra Peter Schmidt; Alyssa Loh; al centro, Graham Burnett

 

Risponde Burnett: «Tutti noi sperimentiamo il fracking umano e ne sentiamo gli effetti. Ma ci sono diversi tipi di consapevolezza: negli anni ‘50 le persone sapevano che l’inquinamento atmosferico stava danneggiando le comunità, ma non ancora fino in fondo. Ci troviamo in un momento simile. Le persone sono consapevoli, ma la loro consapevolezza sta iniziando adesso a cristallizzarsi in un senso di urgenza. Che da solo non basta: bisogna sentire che c’è qualcosa che si può fare. Ed è qui che il nostro lavoro è più importante: vogliamo che le persone capiscano che questo è un problema collettivo, che dobbiamo rispondere insieme con un autentico movimento di attivismo attento». Il rischio, come accade per il clima, sono i negazionisti: «Esistono – dice Burnett – alcuni di loro sono comprati e pagati dalle grandi aziende tecnologiche, quindi dicono quello che devono dire. Il denaro è potente. Ci vorrà tempo per cambiare le cose, ma sta accadendo».

«Le nostre famiglie e qualsiasi altro spazio della nostra vita dedicato alla cura degli altri sono il luogo dal quale iniziare a reagire», aggiunge Alyssa Loh.

L’accoglienza riservata al libro, raccontano i tre co-editori, «è stata straordinaria». «Abbiamo esaurito le copie in due presentazioni consecutive a New York, con code che si snodavano fuori dall’edificio in una delle notti più fredde nella storia recente della città. Abbiamo ricevuto messaggi da tutto il Paese. Nel momento in cui la nostra attenzione ci viene sottratta in modo violento e dannoso, stiamo cominciando a capire quanto sia preziosa e potente. Bisogna agire per difenderla: il momento è adesso».

Capito? Facciamo attenzione.

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