LONDRA – Come direbbero i giovani, forse Lucian Freud era nel suo prime, ossia al suo zenit, nei primi anni della sua leggendaria carriera? A sostenerlo c’è un’ennesima mostra sul pittore anglo-tedesco, nipote di nonno Sigmund, nato a Berlino nel 1922 e sfuggito al nazismo con la famiglia a Londra. Ennesima ma anche questa immancabile: Drawing into Painting, alla National Portrait Gallery fino al 4 maggio, è la più completa mostra britannica dedicata alle opere su carta dell’artista, con alcuni lavori inediti.
«Credo di aver fatto 200 disegni per ogni dipinto in quei primi anni», raccontava di se stesso Freud, «ero molto orgoglioso della mia capacità di disegnare. Il mio lavoro era in un certo senso molto lineare». In tale contesto, Drawing into Painting esplora l’interesse costante dell’artista per il volto e la figura umana dagli anni Trenta fino all’inizio del XXI secolo prima della sua morte nel 2011, concentrandosi sulla sua maestria nel disegno in tutte le sue forme: matita, pen…
LONDRA – Come direbbero i giovani, forse Lucian Freud era nel suo prime, ossia al suo zenit, nei primi anni della sua leggendaria carriera? A sostenerlo c’è un’ennesima mostra sul pittore anglo-tedesco, nipote di nonno Sigmund, nato a Berlino nel 1922 e sfuggito al nazismo con la famiglia a Londra. Ennesima ma anche questa immancabile: Drawing into Painting, alla National Portrait Gallery fino al 4 maggio, è la più completa mostra britannica dedicata alle opere su carta dell’artista, con alcuni lavori inediti.
«Credo di aver fatto 200 disegni per ogni dipinto in quei primi anni», raccontava di se stesso Freud, «ero molto orgoglioso della mia capacità di disegnare. Il mio lavoro era in un certo senso molto lineare». In tale contesto, Drawing into Painting esplora l’interesse costante dell’artista per il volto e la figura umana dagli anni Trenta fino all’inizio del XXI secolo prima della sua morte nel 2011, concentrandosi sulla sua maestria nel disegno in tutte le sue forme: matita, penna, inchiostro al carboncino e all’acquaforte, inclusa un’opera raffigurante una dei numerosissimi figli avuti da Lucian, la stilista Bella Freud.
Lucian Freud: Portrait of a Young Man (1944) © The Lucian Freud Archive. All Rights Reserved 2026 / Bridgeman Images, Lent by a private collection
Sebbene sia conosciuto soprattutto come pittore, la mostra rivela il dialogo dinamico tra la pratica di Freud su carta e quella su tela, e ci fa capire il modo in cui l’artista pensava quotidianamente. All’inizio della sua immortale carriera, Freud si concentrò soprattutto sul disegno e alcuni dei migliori esempi della sua abilità grafica sono esposti in questa sala. E, pur continuando a dipingere con sottili pennelli in martora, le sue opere erano vicine al disegno per la loro linearità e per l’attenzione forense al dettaglio.
L’osservazione fu un approccio costante per Freud, qualunque fosse il soggetto: persone, piante, paesaggi o animali. Da giovane artista, l’osservazione di questi ultimi precedette quella delle persone, come i tre cardi scozzesi, pungenti e sinistri disegnati alle Isole Scilly e qui esposti. O la coricata scimmietta dallo zoo di Londra, ma anche i disegni scolastici e le lettere di Lucian bambino, e quella che viene considerata la sua prima stampa conosciuta, la linoleografia Runaway Horse del 1936, quando frequentò la scuola Dane Court nel Surrey.
Lucian Freud: Solicitor’s Head, (2003) © THE LUCIAN FREUD ARCHIVE. ALL RIGHTS RESERVED / BRIDGEMAN IMAGES. COLLECTION: NATIONAL PORTRAIT GALLERY
Ma il nostro viaggio parte con uno degli autoritratti di Freud, quello incompleto e quasi surrealista del 1985, su sfondo bianco: «Inizio più autoritratti e ne distruggo più di qualsiasi altro tipo di dipinto perché spesso sembrano andare storti...», ammetteva l’artista, «sento che dovrebbero diventare più facili, e invece no». Questo frammento di autoritratto ci offre uno sguardo sul suo metodo, elaborato a partire dal centro del volto. Freud iniziava spesso un dipinto tracciando sul quadro, con il carboncino, una prima impostazione libera della composizione per definire successivamente la forma, la scala e il carattere del soggetto. Ci sono anche i suoiself-portraits con giacinto o Man at night del 1947, in cui l’artista somiglia tremendamente al primo ministro britannico Sir Keir Starmer da giovane. Fino al più maturo e celebre autoritratto a torso nudo Reflection. In cui Freud si specchia con la sua mortalità.
Lucian Freud: David Hockney (2002) © The Lucian Freud Archive. All Rights Reserved 2026 / Bridgeman Images, Lent by a private collection
Negli anni Novanta Freud intraprese un intenso progetto di acqueforti, che continuò parallelamente alla pittura, fino alla fine della sua vita. In un’inversione del consueto processo artistico — ossia i disegni preparatori per dipinti — realizzò una serie di acqueforti dopo aver acquisito una profonda familiarità con il soggetto attraverso il ritratto dipinto. Alla morte di Freud, la sua ultima lastra per acquaforte, un ritratto dell’amico ristoratore Jeremy King, rimase nello studio incompleta, con una linea di gesso smarrita.
Lucian Freud: Bella in her Pluto t-shirt (1995) © THE LUCIAN FREUD ARCHIVE. ALL RIGHTS RESERVED / BRIDGEMAN IMAGES. COLLECTION: NATIONAL PORTRAIT GALLERY
Poi ci sono i noti nudi, diurni e notturni, dei suoi modelli e amici (uomini e donne) straordinariamente carnosi di East London, della Parigi bohémien fino all’aristocrazia inglese (Blond Girl, Night Portrait, Sleeping by the Lion Carpet, Naked Man on a Bed), il centro della sua produzione negli anni Ottanta e Novanta. Troviamo i ritratti psicologicamente e straordinariamente intensi della prima moglie di Freud, l’artista Kitty Garman, le torve e assenti presenze di sua madre Lucie, la terrea bellezza di un’altra partner e modella di Freud, Caroline Blackwood, nell’indimenticabile e alienante Hotel Bedroom, che incensano Freud come l’Ingres dell’esistenzialismo – definizione dello storico dell’arte Herbert Read. Fino ai ritratti di stelle della modernità, dalla regina Elisabetta II a David Hockney. Anche perché, come notava lo stesso Freud, «ho sempre voluto creare dramma nei miei quadri, ed è per questo che dipingo le persone. I gesti umani più semplici raccontano storie».
Al Guardian però la mostra non è piaciuta: «Se la pittura è un’auto veloce, il disegno è come prendere l’autobus. Almeno così mi è sembrato mentre avanzavo lentamente lungo gli schizzi, le incisioni e i disegni infantili a pastello di Lucian Freud». Una voce fuori dal coro di lodi, come quelle del Times: «Se pensate di aver già visto abbastanza Freud, questa affascinante mostra riuscirà a conquistarvi ancora una volta».