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Misteriosa scomparsa a Oxford: il nuovo thriller di Simon Mason

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Crimine, analisi sociale, ma anche ironia: lo scrittore torna con la serie dei Wilkins. E i suoi due detective uniti da un’indagine
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Luogo dell’azione: Oxford. Protagonisti: «Ispettore Wilkins (Raymond, viso scolpito), in jeans neri, golf in tinta e cappotto di pelle nera Brando, e Ispettore Wilkins (Ryan, faccia casual, umore irascibile), in pantaloni della tuta Adidas, giubbotto Loop e vestito con visiera». Terza avventura crime per la penna di Simon Mason, inglese di Sheffield, sessantaquattro anni, autore anche per ragazzi e professore di scrittura creativa. E terzo centro per la strampalata coppia di detective oxoniensi, pari grado e pressoché omonimi — ispettori entrambi, si chiamano R. Wilkins, dove “R” sta, rispettivamente, per Ryan (quello sdrucito e rissoso) e Ray (quello elegante e composto). Un paio di romanzi addietro una chiamata d’emergenza ha fatto sì che venissero assegnati allo stesso caso.

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Luogo dell’azione: Oxford. Protagonisti: «Ispettore Wilkins (Raymond, viso scolpito), in jeans neri, golf in tinta e cappotto di pelle nera Brando, e Ispettore Wilkins (Ryan, faccia casual, umore irascibile), in pantaloni della tuta Adidas, giubbotto Loop e vestito con visiera». Terza avventura crime per la penna di Simon Mason, inglese di Sheffield, sessantaquattro anni, autore anche per ragazzi e professore di scrittura creativa. E terzo centro per la strampalata coppia di detective oxoniensi, pari grado e pressoché omonimi — ispettori entrambi, si chiamano R. Wilkins, dove “R” sta, rispettivamente, per Ryan (quello sdrucito e rissoso) e Ray (quello elegante e composto). Un paio di romanzi addietro una chiamata d’emergenza ha fatto sì che venissero assegnati allo stesso caso.

Due tipologie umane di rara incompatibilità. Ray è di origine nigeriana, figlio di un padre snobbone che si sente più briton di chiunque, stravede per il rampollo campione dello sport uscito da un prestigioso college e lo sprona a ulteriori scalate sociali. Ryan bianco povero cresciuto in un camper, con un padre abusivo e alcolista in galera, una moglie morta di overdose, un bambino di tre anni da crescere fra mille difficoltà. Ray ligio ai regolamenti, Ryan impulsivo e violento. Due giovani uomini che, come talora accade in un Paese nel quale anche l’accento e la pronuncia denunciano l’origine di classe, parlano pure una lingua a volte diversa, l’uno per l’altro incomprensibile.

Due Inghilterre mal assortite i cui percorsi incidentalmente s’incrociano. Ma anche due opposti irrimediabilmente destinati alla reciproca attrazione. Ray è scrupoloso, metodico, pacato e ricco di talento. Ma a volte gli manca il “guizzo”, l’intuizione determinante. Ryan è semplicemente un genio: ma non sa cosa sia la disciplina, un cavallo pazzo capace di farsi espellere dal corpo per le sue intemperanze. Ma siccome l’uno argina e compensa i limiti dell’altro, e messi insieme formano un team investigativo di prim’ordine, finisce che il reprobo lo richiamano in servizio e il temuto sovrintendente Wallace, affettuosamente detto “Ringhio”, gli affida il caso della scomparsa di Zara Fanshawe, «persa e mai ritrovata» eroina della dissipazione, ricca, altera, bellissima, irrimediabilmente guastata da glamour e ogni tipo di droga. Zara, di cui si rinviene una Rolls Royce devastata da un incidente. Zara che, per misteriose ragioni che i nostri eroi scopriranno in un crescendo di situazioni di alta tensione, si è all’improvviso accostata al mondo degli emarginati. E qui Mason, che è non solo tessitore di trame robuste, ma anche raffinato esploratore del disagio e acuto osservatore della società del suo tempo, dedica pagine toccanti al sottobosco degli “ultimi” di Oxford.

E l’elegante, austera capitale della sapienza, svela il suo lato oscuro fatto di intrighi, menzogne, miserie, crudeltà, oppressione: «Oxford si rilassava nel sonno. Una città piccola, umida, torpida, sotto le nubi di febbraio, con i monumenti raggruppati nel centro storico, ognuno dei quali disegnava la sua sagoma riconoscibile contro il cielo opaco… e all’ombra di quegli edifici, sui marciapiedi lucidi e bagnati, giacevano i senza tetto, a combattere in silenzio il freddo nei loro sacchi a pelo o nelle loro tende… tenevano duro, facevano passare la nottata, da soli, a coppie, a gruppetti di tre o in comunità più numerose, non dormivano, ma a volte perdevano conoscenza, buttati per strada come spazzatura, oggetti sperduti».

Una Oxford non proprio simile a quella esaltata dai romanzi di Colin Dexter, il primo nome che viene in mente quando si legge Mason (e l’omaggio all’autore dell’ispettore Morse, qui, è celato in un rimando di trama che qualche lettrice esperta saprà sicuramente cogliere). Sanno qualcosa i senza tetto? Forse. Noi sappiamo che dà loro la caccia, con implacabile determinazione, Chester Lynch, vice-capo nera della polizia, una leggenda law and order: Ryan, però, la detesta. Ma come credere a Ryan, alle sue ipotesi fantasiose, quando gli omicidi si susseguono e persino Ray sta per gettare la spugna? Eppure, col suo sguardo distopico, è forse Ryan a capire chi ha perduto cosa, in questa drammatica storia? Perché «le cose perdute finiscono in molti luoghi diversi, come anche la gente che le ha perdute, chi è stato rovinato e l’autore di quella rovina, chi ha subito la distruzione e chi ha distrutto».

Una vena di pietas e una forte carica critica — entrambe abilmente shakerate da Mason con ampio dosaggio di commedia — percorrono questo romanzo che conferma la “serie dei Wilkins” come fra le più riuscite attualmente in circolazione.

Il libro

Persa e mai ritrovata di Simon Mason (Sellerio, traduzione Luisa Nera, pagg. 393, euro 17)

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