Anna Llenas: “Dipingo l’anima a colori”
di Ilaria ZaffinoIllustrazione di Anna Llenas da I colori delle emozioni
BOLOGNA
L’essenziale è invisibile agli occhi, diceva la volpe al Piccolo principe. Parte proprio da qui, da una «necessità che abbiamo noi umani, capire cosa ci accade dentro, rendere visibile l’invisibile» la ricerca di Anna Llenas. Autrice e illustratrice spagnola, ai vertici delle classifiche dei libri più letti dai bambini sin da quando, oltre dieci anni fa, ha fatto irruzione nel nostro Paese con il suo dirompente bestseller I colori delle emozioni. Un longseller che continua a vendere in tutto il mondo — i suoi libri sono tradotti in venti paesi, oltre un milione di copie vendute solo in Italia — e che è diventato un piccolo “manuale” adottato nelle scuole dell’infanzia per parlare ai bambini di quell’intricato garbuglio che agita il nostro mondo interiore.
Incontri…
BOLOGNA
L’essenziale è invisibile agli occhi, diceva la volpe al Piccolo principe. Parte proprio da qui, da una «necessità che abbiamo noi umani, capire cosa ci accade dentro, rendere visibile l’invisibile» la ricerca di Anna Llenas. Autrice e illustratrice spagnola, ai vertici delle classifiche dei libri più letti dai bambini sin da quando, oltre dieci anni fa, ha fatto irruzione nel nostro Paese con il suo dirompente bestseller I colori delle emozioni. Un longseller che continua a vendere in tutto il mondo — i suoi libri sono tradotti in venti paesi, oltre un milione di copie vendute solo in Italia — e che è diventato un piccolo “manuale” adottato nelle scuole dell’infanzia per parlare ai bambini di quell’intricato garbuglio che agita il nostro mondo interiore.
Incontriamo Anna Llenas a Bologna, durante il suo ultimo tour in Italia per i 50 anni di Gribaudo, suo editore italiano: indossa una maglia coloratissima, in linea con il suo stile. Ha appena tenuto un incontro con librai e lettori e dopo questa intervista deve correre all’università dove la attendono gli studenti del corso di laurea in Educatore per l’infanzia.
Perché le emozioni sono così importanti?
«Le abbiamo, le sentiamo, ci muovono nella vita. Sono sempre con noi. E non passano mai di moda!».
Per spiegarle ha creato il “mostro dei colori”. Com’è nato tutto?
«Da una necessità mia prima di tutto, di fermarmi per capire, fare ordine nel caos che avevo dentro. E ora, con il tempo, mi sono accorta che il corpo spesso ne sa più della testa, e lo sente prima. Per questo è importante sapere cosa ci dicono le emozioni. Poi un giorno ho pensato: ah questo lo potrebbe esprimere un mostro che cambia colore con le emozioni. Ma il motore non è stata un’idea, quanto la necessità di rendere visibile qualcosa di importante che non si vede. Dare nome a qualcosa di silenzioso. Dare il permesso a quelle emozioni di uscire: e per quale motivo non dovrebbero essere espresse, se esistono?».
Prima di diventare un’autrice lei ha lavorato nella pubblicità. Perché a un certo punto ha deciso di mettersi a scrivere libri per bambini?
«Ho lavorato in pubblicità, nella parte creativa, ma il passaggio ai libri non è stato tanto un cambiamento quanto un ritorno a qualcosa che facevo già, cioè la pittura, e che nei primi anni in cui lavoravo in pubblicità avevo messo da parte. Dedicarmi all’illustrazione è stato un po’ come tornare a dipingere e ritrovare una parte di me più autentica».
Oltre a realizzare libri, lei insegna educazione emozionale. Di che cosa si tratta?
«Educazione emozionale, come è ovvio, è un’etichetta, le emozioni non si possono insegnare come si fa con la matematica. Per rendere visibile ciò che non lo è, ci si puòaiutare con le parole, questo sì. Se non mi parli, non so cosa ti succede dentro; posso intuirlo, ma è piuttosto complicato. Per questo motivo le parole aiutano a capire, a comunicare. E, se si capisce perché si manifesta una certa emozione e non un’altra, si può fare qualcosa. Se invece non capiamo gli altri, di certo ci sarà un conflitto. A volte c’è anche quando li capiamo! Ecco, questi corsi aiutano a prendere consapevolezza delle emozioni per capire noi stessi come esseri umani».
Anche i suoi libri lo fanno? Come?
«I miei libri non sono scritti per insegnare qualcosa, ma piuttosto per aprire degli spazi e intavolare delle conversazioni. Quello che gli adulti possono fare è ascoltare i bambini e condividere. E certamente possono usare i miei libri per farlo».
Ci racconta qualcosa del suo processo creativo?
«Nel mio caso, l’immagine viene sicuramente prima della parola. Il testo appare dopo, per accompagnare quel che l’immagine già esprime, per aggiungere senso».
I testi infatti sono brevi e incisivi. La tecnica che usa per le sue illustrazioni invece è quella del collage con carta di diverso tipo, cartone, cartoncino e un uso mirato del colore, spesso uno solo alla volta. Come definirebbe il suo stile?
«Le mani si mettono in azione prima della testa, il mio lavoro prevede tanta manualità e questo fa parte del processo. Per me è anche qualcosa di rassicurante e non lo scambierei mai con il lavoro al computer! Ha qualcosa del lavoro manuale che una volta facevano le nonne».
Un’illustrazione di Anna Llenas tratta dal libro Il buco
A proposito delle nonne, sappiamo che nella sua infanzia giocava nel retrobottega del negozio di abbigliamento di sua nonna. Ci racconta qualcosa in più?
«Lo ricordo come uno spazio di libertà. Mentre gli adulti lavoravano e facevano “cose da adulti”, avevo la possibilità di giocare con diversi materiali, la carta, il cartone, le stoffe, senza che nessuno mi dicesse cosa fare. È una sensazione che sento ancora sulla pelle ed è lì che è iniziato tutto».