Spalle larghe, mani giganti: il segno cubista di Eugenia Erba trasforma tutti i corpi che rappresenta. Squame, il suo primo graphic novel, è stato sostenuto dalla borsa di studio Tuono Pettinato e pubblicato da Eris. Scrittura solida, disegno che affonda nei tracciati dell’underground di matrice latino americana: autori come Spain Rodriguez, Beto e Jaime Hernandez emergono in controluce. Con storie queer, ma senza concessioni di genere, in questi anni ha sviluppato una traccia molto interessante nel fumetto autoprodotto assieme al suo collettivo C.rude, nato con Gaia Venturelli, Valeria Porta, Caterina Del Balzi e Xhulja Licaji. Tutti questi elementi contribuiscono a formare un ritratto d’autore molto particolare di Eugenia Erba. Squame è una storia pop, di drag queen, di desideri e sfide, ma anche di precarietà, di limiti, e di una periferia infinita, lunga fino a Tijuana.
Ci sono queste influenze latino americane nel …
Spalle larghe, mani giganti: il segno cubista di Eugenia Erba trasforma tutti i corpi che rappresenta. Squame, il suo primo graphic novel, è stato sostenuto dalla borsa di studio Tuono Pettinato e pubblicato da Eris. Scrittura solida, disegno che affonda nei tracciati dell’underground di matrice latino americana: autori come Spain Rodriguez, Beto e Jaime Hernandez emergono in controluce. Con storie queer, ma senza concessioni di genere, in questi anni ha sviluppato una traccia molto interessante nel fumetto autoprodotto assieme al suo collettivo C.rude, nato con Gaia Venturelli, Valeria Porta, Caterina Del Balzi e Xhulja Licaji. Tutti questi elementi contribuiscono a formare un ritratto d’autore molto particolare di Eugenia Erba. Squame è una storia pop, di drag queen, di desideri e sfide, ma anche di precarietà, di limiti, e di una periferia infinita, lunga fino a Tijuana.
Ci sono queste influenze latino americane nel tuo lavoro?
«È quello il riferimento, il fumetto alternativo da rivista messicano-americano degli anni ’80, ma in generale la scena del fumetto contemporaneo indipendente».
Drag queen, serpenti squamati, un gruppo molto intimo, come nasce questo libro?
«La storia è una creazione a strati, nata da un’idea dei rapporti di amicizia e dei rapporti interpersonali nei gruppi di amici queer che spesso diventano quasi una famiglia. Basata sia sulla mia esperienza personale, anche come parte del mio collettivo, o sul vissuto di rapporti umani a stretto contatto negli anni dell’accademia. Poi, man mano che ci lavoravo, sono entrati altri immaginari. Volevo disegnare qualcosa che mi divertisse molto, era la mia tesi in accademia e ci avrei messo molto tempo a disegnarla. E in quel periodo ero molto interessata al mondo drag e al mondo della moda. Volevo anche che potesse equilibrare tutta questa parte molto più personale, più riflessiva, di psicologia dei personaggi: i rapporti umani all’interno della storia sono molto realistici, mentre sul resto c’è la parte di follia».
Tutto questo poi si svolge in un ambiente di provincia molto rarefatto.
«È l’idea che esistono spazi che si contrappongono alla vita quotidiana, al lavoro: sono spazi di creatività o di svago che sono anche un po’ fuori scala rispetto al resto delle ambientazioni. Come la fabbrica abbandonata che è gigantesca, mentre il night club è più modesto come dimensioni ma è molto decorato, con le drag queen e gli spettacoli. Mi piaceva molto la contrapposizione. Il mio non è un mondo iper-realistico, è esagerato in alcuni momenti, con il contrasto tra il classico ambiente di casette suburbane e questi posti pop di evasione. C’è lo spazio per l’esagerazione, l’elemento dello spettacolo e della creatività: l’ambientazione è come un teatro, con i costumi e il segno, e con i corpi dalle mani giganti, molto espressivi».
Questo ha a che fare anche con i temi che tratti.
«È una storia queer, basata su persone che hanno sempre dovuto avere spazi loro dove esprimere la propria creatività, dove esprimersi in sicurezza quindi ha molto senso per me collegare gli spazi a quel tipo di espressione per i miei personaggi, ma anche come riferimento alla mia esperienza nel mondo dell’autoproduzione, nel mondo del fumetto underground. Ci sono degli spazi, anche se adesso sempre di meno, che sono separati dal quotidiano, spazi creativi dove trovarsi come comunità. Penso alla stagione dei festival underground che arriva in estate che per cui ci si prepara tutto l’anno, dove si ritrovano gli amici. Molti di noi hanno dei lavori che non sono collegati all’ambito creativo per sopravvivenza, come anche i personaggi del fumetto. E questi spazi diventano il momento in cui invece uno è sé stesso, dove si esprime e ritrova la sua comunità. Questa idea del trovare il proprio posto, e del come mondi diversi esistono all’interno della vita delle persone, sono le cose di cui volevo parlare. E del rapporto con il lavoro, creativo o di sostentamento, il decidere se e come fare delle rinunce. E parlare anche di quel certo tipo di sfruttamento sul posto di lavoro».
Quanto ha contato per te aver vinto la borsa di studio dedicata a Tuono Pettinato?
«È stata un’opportunità incredibile, e credo che in generale sia un ottimo progetto, che aiuta ad entrare nel mondo del fumetto che non sia solo autoproduzione. Ti fa affrontare questo vuoto che hai dopo aver finito gli studi».
La prossima storia sarà ancora sulle drag queen?
«Forse mi sto allontanando ancora di più dalla parte più realistica: ho scritto un paio di storie, quella in particolare che adesso mi prende molto è una storia di genere, di vampiri, in cui c’è l’elemento di realtà che sono ancora una volta i rapporti umani, l’esperienza queer, tema fisso tratto dalle mie esperienze personali, che si va a contrapporre con questo elemento soprannaturale. Una cosa che mi viene molto spontanea nel mio fare fumetto è contrapporre un elemento più estremizzato, più surreale, più al di fuori della normalità con invece dei sentimenti molto umani e molto reali. Utilizzare uno per parlare dell’altro».
IL VOLUME
Eugenia Erba, Squame, ERIS Edizioni, pagg. 176, euro 20