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Rodolfo Valentino e l’inconfessabile desiderio ermafrodito

"Cobra" Rudolph Valentino 1925 Paramount **I.V. 

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Secondo la definizione di Mastroianni, che però non si sentiva tale, il latin lover è un instancabile lavoratore del sesso. Ma il caso di Rodolfo Valentino dimostra il contrario: i suoi tratti, i suoi modi, tutto in lui è ambiguo, è il femminile nel maschile
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«Io un latin lover? Ma vaffanculo! Io sono un latin lover?». Marcello Mastroianni si schermisce, la butta sul ridere. Ma risulta ancora piuttosto irresistibile mentre in tutte le maniere cerca di sfilarsi dalla rete che Sophia Loren gli sta tessendo intorno. «Sei molto bello», insiste lei in un modo che potrebbe uccidere qualsiasi maschio sulla terra. «Saresti un meraviglioso compagno per una donna, uno splendido marito». «Dunque è questo un latin lover», chiede lui con la voce arrochita dalle sigarette, senza smettere di sorridere.

«Ecco», prova a infilarsi il povero giornalista comprensibilmente tramortito dall’eros che sta saturando lo studio televisivo, «cos’è per lei un latin lover?». Mastroianni lo guarda, guarda Sophia Loren e dopo una piccola e sapiente pausa risponde: «Un gran …

«Io un latin lover? Ma vaffanculo! Io sono un latin lover?». Marcello Mastroianni si schermisce, la butta sul ridere. Ma risulta ancora piuttosto irresistibile mentre in tutte le maniere cerca di sfilarsi dalla rete che Sophia Loren gli sta tessendo intorno. «Sei molto bello», insiste lei in un modo che potrebbe uccidere qualsiasi maschio sulla terra. «Saresti un meraviglioso compagno per una donna, uno splendido marito». «Dunque è questo un latin lover», chiede lui con la voce arrochita dalle sigarette, senza smettere di sorridere.

«Ecco», prova a infilarsi il povero giornalista comprensibilmente tramortito dall’eros che sta saturando lo studio televisivo, «cos’è per lei un latin lover?». Mastroianni lo guarda, guarda Sophia Loren e dopo una piccola e sapiente pausa risponde: «Un gran scopatore, un eccezionale, straordinario lavoratore del sesso, un falegname, ecco». «A love machine», suggerisce Loren. «Sì, a love machine», conferma lui. «Io sono gentile con le donne, ma non sono infallibile. Al contrario, sono molto fallibile. Sono uno che una volta sì… poi ne parliamo domani». È il frammento di un’intervista molto celebre che sembra riassumere un’intera epoca, il suo splendore e il suo tramonto. Un manuale della seduzione e dei suoi interpreti come erano nel Novecento, incarnato nei corpi di due favolosi archetipi di genere come Sophia Loren e Marcello Mastroianni. Su questi due, sul gioco e l’intesa, sull’ammicco e sulla complicità potremmo scrivere pagine e pagine, ma qui ci interessa solo lui, il maschio. E il modo in cui lui, l’attore più sexy del pianeta, il maschio latino per eccellenza, quello che ha fatto perdere la testa alle donne più belle del mondo, decostruisce il mito che rappresenta e che ha contribuito a formare. Un mito della mascolinità che era stato costruito mezzo secolo prima sul corpo di Rodolfo Valentino.

Ciuffo nero, fisico prestante, sguardo obliquo, voce sussurrata e profonda. L’atteggiamento cavalleresco dell’uomo cresciuto in uno qualsiasi dei meridioni del mondo misto a una quasi impercettibile, ma fondamentale, promessa di selvaggio. L’intervista è del 1977, sono passati più di cinquant’anni dalla morte dell’attore e ballerino pugliese, emigrato negli Stati Uniti in cerca di una fortuna che si rivelerà immensa. Idolo di tutte le femmine, quando morì nel 1926 a New York il suo corteo funebre fu seguito da una folla di ammiratrici affrante, molte foto testimoniano scene di disperazione intorno alla bara che sfilava per le strade. Ma in cinquant’anni sono successe molte cose e molte delle certezze novecentesche che parevano inoppugnabili sono venute giù vertiginosamente. Tra queste il comunismo, il sogno del progresso e il mito del maschio in generale e del seduttore in particolare. È stato il femminismo, ma anche i maschi ci hanno messo del loro. Se dovessi indicare quando e dove il mito del latin lover subisce una delle sue peggiori sconfitte, direi in un libro uscito nel 1949: Il bell’Antonio di Vitaliano Brancati. Che divenuto un film diretto da Mauro Bolognini qualche anno più tardi, verrà interpretato non a caso proprio da Marcello Mastroianni. Storia di un uomo bellissimo e desiderato dalle donne, un seduttore per fama e acclamazione, che, sposata la bella figlia del ricco notaio della città, si rivelerà incapace di soddisfarla sessualmente: impotente. E per questa ragione, da eroe dei colleghi maschi, finirà deriso dall’intero paese. Si può essere malvagi, fascisti, si può anche essere meschini e sleali ma un difetto nella virilità rende un maschio indegno della sua specie, un reietto, un essere inutile. Non saper fare il proprio dovere, non riuscire a farsi onore sono espressioni di incancellabile vergogna.

Eppure, ed è questa la cosa più interessante, il mito del latin lover si fonda da sempre sull’ambiguità. Possibile che quando vengono tracciati i contorni del suo personaggio, quando si fissa la posa spavalda ma ingentilita dai modi, la cura nel vestire, l’attenzione per il corpo, le mani, i capelli sempre perfetti, non ci si sia resi conto che ci si stava riferendo a un’immagine femminile? Che nel tentativo di trovare il centro radiante della mascolinità ci si stava rivolgendo, bizzarramente, alla femminilità? E non perché scientemente si andasse a caccia del desiderio omosessuale maschile - non solo per quella ragione almeno - ma perché qualcosa suggeriva che quell’inedito tipo di maschio corrispondeva con precisione a quello che le donne cercavano ma non sapevano di volere fino a quel momento. Qualcuno cioè che si presentasse come una donna ma possedesse, e sapesse usare tutto quello che è necessario per fare con quella donna del sesso eterosessuale. In pratica un unicorno, di più: un ircocervo. Il latin lover non esiste, non è mai esistito in natura. E non perché, come dice Mastroianni, è un falegname del sesso che non si stanca mai, ma perché quel tipo di maschio non è un maschio: è una donna. Oppure è un uomo che non prova nessuna attrazione per le donne, ipotesi che rende la faccenda ancora più dolorosa.

Si è detto che lo stesso Rodolfo Valentino fosse omosessuale, di certo abbiamo scoperto da adulte che molti degli uomini che abbiamo sognato da ragazzine sognavano a loro volta falegnami o avvocati. Poco importa, diremmo, dal momento che si trattava di oggetti irraggiungibili, cartelloni pubblicitari, cantanti, attori sullo schermo. Ma il mito, come sappiamo, stinge. E stinge sulla vita quotidiana, sui fidanzati e sui mariti, sulle merci che invece sono sui banconi del mercato in attesa di essere acquistate. Prendo quello, anzi no: quello perché è un po’ più basso e mi sta meglio accanto. Così abbiamo finito per trovare attraenti uomini irraggiungibili non perché lontani, ma perché inventati da zero o nella migliore delle ipotesi attratti da altri maschi. Dunque cosa dice degli uomini il mito del latin lover, lo abbiamo capito: angoscia da prestazione. Terrore di dover fare doppi o tripli turni, o peggio ancora di non riuscire a farne neanche uno.

Ma cosa dice invece alle donne? Che la montagna di muscoli dall’eloquio balbettante e la scarsa igiene, il Neanderthal pronto alla rissa, sul piano erotico perde rispetto all’uomo gentile, profumato, apparentemente dedito soltanto a dare piacere alle donne. Che non è vero che le donne che sognano sognano buzzurri inqualificabili che si trascinano per il mondo impugnando la clava. E che se andiamo a fondo a guardare nel nostro desiderio, quello che troviamo è una creatura ibrida, né maschio né femmina, un ermafrodito. Col quale sul piano erotico e sentimentale si possa ingaggiare una danza anziché una lotta. Ha torto Mastroianni: il latin lover non è un falegname ma un ballerino. Quello che lui stesso ha interpretato, tante volte, alla perfezione.

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