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Persi nel mare dei calanchi

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“I paesi sono come fiocchi di neve, non ce ne sono due uguali”. Il racconto dell’atmosfera unica di Aliano, il borgo in Basilicata che ospitò l’esule Carlo Levi
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I paesi sono come i fiocchi di neve, non ce ne sono due uguali. E non è vero che i paesi stanno morendo; c’è in atto una mutazione. I paesi non sono meglio o peggio di prima, sono diversi. E forse la peculiare caratteristica di Aliano è la sua diversità. Intanto è un piccolo paese del Sud dove è seppellito un grande scrittore del Nord, Carlo Levi. È lo scenario di un grande libro, Cristo si è fermato ad Eboli. E poi c’è il paesaggio.

Nessun paese in Italia è circondato da un mare di calanchi. Praticamente Aliano è un’isola. Se ne accorgono benissimo le tante persone che arrivano ogni anno a La luna e i calanchi. Sembra che sei arrivato, intravedi le case, ma poi è come se il paese si allontanasse. La difficoltà ad arrivare dispone le persone nella condizione di non trascurare nessuna delle gioie che propone la Festa della paesologia. Non è una festa tradizionale, è un’invenzione, è una storia con un’idea dentro, l’idea …

I paesi sono come i fiocchi di neve, non ce ne sono due uguali. E non è vero che i paesi stanno morendo; c’è in atto una mutazione. I paesi non sono meglio o peggio di prima, sono diversi. E forse la peculiare caratteristica di Aliano è la sua diversità. Intanto è un piccolo paese del Sud dove è seppellito un grande scrittore del Nord, Carlo Levi. È lo scenario di un grande libro, Cristo si è fermato ad Eboli. E poi c’è il paesaggio.

Nessun paese in Italia è circondato da un mare di calanchi. Praticamente Aliano è un’isola. Se ne accorgono benissimo le tante persone che arrivano ogni anno a La luna e i calanchi. Sembra che sei arrivato, intravedi le case, ma poi è come se il paese si allontanasse. La difficoltà ad arrivare dispone le persone nella condizione di non trascurare nessuna delle gioie che propone la Festa della paesologia. Non è una festa tradizionale, è un’invenzione, è una storia con un’idea dentro, l’idea di trasformare un paese da luogo di esilio a luogo di accoglienza, dietro la convinzione che i paesi siano obbligati ad essere golosi di futuro, a rigenerarsi. Nessun paese può vivere con l’economia che aveva cento anni fa.

Questo non significa modernizzare cancellando l’antico. Anzi, l’idea centrale della paesologia è intrecciare l’antico e il nuovo, l’intimità e la distanza. Nei giorni della festa tutto questo è messo in essere. Ci sono gli artisti e i visitatori che vengono da fuori. Ci sono le persone del paese. Si realizza il passaggio dalla comunità chiusa alla comunità aperta. Ad Aliano non si mette da parte il terribile della vita, ognuno può farlo lampeggiare nei propri occhi e riconoscere lo sgomento del vicino. E da queste vicinanze provvisorie si apre un moto espansivo, si raggiungono piccole allegrie personali oppure un’ebbrezza corale. Il festival propone situazioni sempre diverse per tutto il giorno e tutta la notte, si sta in piazza e al cimitero, si sta sotto la casa di Levi e intorno ai vecchi forni.

Il festival si svolge pure dove non accade niente. Basta sedersi su una panchina, con un paesano o un forestiero, comunque senti che qualcosa fermenta, c’è un pieno che non viene da un affaccendarsi per riempirsi. E la pienezza è improvvisa, non la devi costruire. La Festa della paesologia è come una fisarmonica che non emette musica ma la raccoglie da fuori, è come se ognuno sentisse di stare in un luogo in cui ci si accorge di essere vivo.

Forse l’unica accortezza è stare tutto il tempo. Non è un festival da visitare in due ore, scegliendo un singolo evento. Ad Aliano quasi nessuno arriva con questa motivazione. Ma anche chi viene per poche ore, sa che deve prendersi il tutto, che il tutto è superiore alla somma delle parti. E da quando scendi dall’alto a quando vai via, sei sempre in un luogo intenso, in un momento intenso. Non c’è un apice, non c’è il momento magico. I momenti più ordinari diventano straordinari.

Può essere l’alba o le tre del pomeriggio, può essere che stai ascoltando una conferenza o che stai mangiando i buonissimi prodotti del forno. Ad Aliano non si butta niente, sei sempre a fuoco. Per cogliere questi frutti ti è richiesto di non avere nostalgie per l’attualità; quando la festa è in corso ti basta il mondo che si è creato, un piccolo paese mondo in cui l’ardore è il primo articolo di una costituzione lieta e pensosa. Questo paese è un altrove nei confini nazionali. Aliano è geografia e poesia, è sentire che la questione non è farsi spazio, ma sentire lo spirito che c’è in ogni spazio. E allora più che un festival può essere definito un saggio, un saggio scritto col corpo di tanti, come se un luogo potesse diventare un’opera collettiva e dunque un miracolo nel tempo della solitudine corale in cui siamo caduti e in cui sprofondiamo sempre di più. La luna e i calanchi ti riempie la vita, te la allarga. Venga chi può, ogni edizione può essere l’ultima.

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