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Arte, animali fantastici e dove trovarli

Fibula a forma di tigre, Cina (400 a.C.) 

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All’Hôtel de la Marine di Parigi va in mostra un bestiario in 120 oggetti dalla collezione Al Thani. Un viaggio attraverso le civiltà, tra natura e invenzione
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PARIGI

Sheikh Hamad bin Abdullah Al Thani, cugino dell’emiro del Qatar, ha iniziato ad acquistare opere d’arte a diciott’anni. Oggi ne ha 45 e la sua collezione conta più di cinquemila oggetti d’arte e reperti preziosi, a coprire cinque millenni di storia. Parte della collezione è conservata a Londra e in passato è stata esposta al Metropolitan di New York, al Victoria and Albert Museum di Londra, al Grand Palais di Parigi, all’Ermitage di San Pietroburgo. Parte di essa, invece, ha trovato sede espositiva in un’ala dell’Hôtel de la Marine, in Place de la Concorde a Parigi, un edificio neoclassico commissionato da Luigi XV e progettato da Ange-Jacques Gabriel. Grazie a un accordo ventennale con il Centre des monuments nationaux francese, avviato nel 2021, due mostre l’anno svelano la consistenza, la rarità e la meraviglia della Collezione Al Thani. Eterogenea, straordinariamente eterogenea, spazia dai manufatti egizi all’arte contemporanea, dalla Mesoamerica precolombiana all’Estremo O…

PARIGI

Sheikh Hamad bin Abdullah Al Thani, cugino dell’emiro del Qatar, ha iniziato ad acquistare opere d’arte a diciott’anni. Oggi ne ha 45 e la sua collezione conta più di cinquemila oggetti d’arte e reperti preziosi, a coprire cinque millenni di storia. Parte della collezione è conservata a Londra e in passato è stata esposta al Metropolitan di New York, al Victoria and Albert Museum di Londra, al Grand Palais di Parigi, all’Ermitage di San Pietroburgo. Parte di essa, invece, ha trovato sede espositiva in un’ala dell’Hôtel de la Marine, in Place de la Concorde a Parigi, un edificio neoclassico commissionato da Luigi XV e progettato da Ange-Jacques Gabriel. Grazie a un accordo ventennale con il Centre des monuments nationaux francese, avviato nel 2021, due mostre l’anno svelano la consistenza, la rarità e la meraviglia della Collezione Al Thani. Eterogenea, straordinariamente eterogenea, spazia dai manufatti egizi all’arte contemporanea, dalla Mesoamerica precolombiana all’Estremo Oriente, dal Mediterraneo all’Africa. Attraversa le epoche e le culture, ricompone immaginari e risonanze. È ora la volta della mostra Animalia, allestita fino al 10 gennaio 2027, a cura di Amin Jaffer, direttore della collezione, oltreché curatore del padiglione dell’India alla Biennale in corso a Venezia, condirettore della seconda Biennale di arte islamica di Gedda in Arabia Saudita e in precedenza responsabile per l’arte asiatica presso Christie’s.

Ornamento a forma di giaguaro, Perù (100 - 400 d.C.) 

Animalia raccoglie nelle sale dell’Hôtel de la Marine ridisegnate per la Fondazione Al Thani dall’architetto Tsuyoshi Tane, un bestiario di centoventi oggetti d’arte le cui forme, i cui materiali e la cui eco simbolica rimandano alla scienza, al rapporto con il sacro, al mestiere delle armi, alla vita quotidiana. L’allestimento, l’illuminazione - curata anch’essa dall’atelier Tane e dalla light designer Akari-Lisa Ishii, con tagli graduati di chiarore e gioco di luci e di ombre proiettate sulle pareti - lasciano senza fiato. Uccelli, cavalli, serpenti, pesci, leoni, chimere, draghi, centauri: «Temuti o ammirati, considerati l’incarnazione di creature divine o oggetti di studio scientifico, gli animali hanno suggerito e continuano a suggerire una produzione artistica la cui ricchezza non smette di meravigliarci», spiega Amin Jaffer.

Fusa in bronzo, una statuetta di gatto (600-400 avanti Cristo), avatar della dea egizia Bastet, è adornata con un orecchino d’oro all’orecchio sinistro. La fattura è d’un’eleganza infinita. Un esemplare della stessa epoca, il gatto Gayer-Anderson, con due orecchini, un anello al naso e un pettorale d’argento, è conservato al British Museum. Il confronto restituisce l’idea della qualità degli oggetti della collezione. Più vicino a noi nel tempo, è il “Parrocchetto” incastonato di diamanti, rubini, smeraldi, smalto e oro, d’epoca Moghul (1775-1825), proveniente dall’India del Sud, Hyderabad. «Ciò che mi ha colpito, di questo oggetto - ha raccontato lo stesso Sheikh Hamad Al Thani - è la precisione dell’incastonatura delle gemme». Quanto ai requisiti del collezionista ideale, li elenca, sorridendo, così: la ricchezza di Korah (Core nella Bibbia), la saggezza di Salomone, l’età del profeta Shu’ayb (che visse oltre 200 anni) o, meglio ancora, di Noè (vissuto, secondo la tradizione, 950 anni). Confessa anche che la prima cosa ad attrarlo, in un oggetto, è la sua forma. Quindi la sua storia, il contesto di civiltà nel quale si inserisce. Senza preclusioni, come testimoniano le opere esposte. Antica Grecia: un cavallo votivo della Laconia, in bronzo, risalente al 750-730 a.C. Antica Cina: una massiccia fibbia a forma di tigre, in oro, argento, bronzo, realizzata durante l’epoca dei Regni Combattenti (475-221 a.C.). La Russia di Alessandro III: un’impugnatura di bastone in quarzo, tempestato di diamanti e oro, a forma di testa di serpente (1890 circa), creato da Fabergé. Africa occidentale: un grande uccello in legno e pigmenti, simbolo della cosmogonia Senufo, Mali, scolpito intorno al 1900. Ma anche un recipiente per essenze a forma di cammello, in rame, risalente al 2.300-1700 avanti Cristo, testimonianza della civiltà dell’Oxus, snodo cruciale nella regione del Turkmenistan, Uzbekistan e Afghanistan per le rotte dei commerci tra Mesopotamia e India. Mirabile. È esposto in prossimità di una tavola di Eadweard Muybridge, dalla serie Animal Locomotion, dov’è riprodotta la sequenza dei movimenti di un cammello al galoppo (1887).

Testa di uccello, Alaska (1840); 

Nel teatro della natura ricomposto all’Hôtel de la Marine, gli Animalia sono anche Mirabilia, non tanto perché rari o fantastici, ma perché la visione d’insieme non può non evocare le Wunderkammern cinque e seicentesche. Non a caso, sono esposte alcune tavole di Vincenzo Leonardi per il “Museo Cartaceo” di Cassiano dal Pozzo, metà Seicento. Ma se andiamo a un altro caposaldo delle scienze naturali occidentali, il bestiario di Ulisse Aldrovandi, ecco che un pendente d’epoca Moghul, in oro, diamanti, perla, rubini e smeraldi, in forma di uomo-pesce (1575-1625), esposto nella quarta sala, ci riporta alla sua Monstrorum Historia pubblicata nel 1642. E qualora, non paghi, sfogliassimo un bestiario per il XXI secolo di ampia divulgazione, qual è Il libro degli esseri a malapena immaginabili di Caspar Henderson (Utet, 2025), ritroveremmo l’ispirazione dei bestiari fantastici nel racconto di creature incantatorie eppure viventi, qui e ora, attorno a noi e negli abissi. Poiché ancora, riprendendo una frase attribuita a Bertrand Russell, filosofo e pacifista, ancora «il mondo è pieno di magie in paziente attesa che la nostra intelligenza si faccia più acuta».

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