R.J. Palacio: “Racconto le paure che aiutano a crescere”
di Ilaria ZaffinoLa scrittrice R.J. Palacio
«Volevo creare qualcosa che facesse paura, lanciando però un occhiolino di intesa. E dimostrare che anche ciò che all’inizio sembra terrorizzante, può rivelarsi divertente». Non ha dubbi R.J. Palacio (le iniziali stanno per Raquel Jaramillo), acclamata autrice young adult da quasi 20 milioni di copie, nota in tutto il mondo per il fenomeno Wonder, la saga di Auggie Pullman, il ragazzino bullizzato per il viso deforme, uscita nel 2012 e diventata anche un film di successo con Julia Roberts ormai quasi dieci anni fa. Del resto, quelle paure che fanno crescere sono sempre state al centro anche degli altri suoi romanzi, come PonyoMai più, tutti pubblicati in Italia da Giunti. Paure che la scrittrice americana di origine colombiana torna ora a esplorare nel suo ultimo libro illustrato, per lettori un poco più giovani, Fantasmi al parcogiochi, a partire dalla «stravagante idea che anche i fantasmi vogliono divertirsi», come ci racconta quando la raggiungiamo dall’altra parte dell’oceano.
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«Volevo creare qualcosa che facesse paura, lanciando però un occhiolino di intesa. E dimostrare che anche ciò che all’inizio sembra terrorizzante, può rivelarsi divertente». Non ha dubbi R.J. Palacio (le iniziali stanno per Raquel Jaramillo), acclamata autrice young adult da quasi 20 milioni di copie, nota in tutto il mondo per il fenomeno Wonder, la saga di Auggie Pullman, il ragazzino bullizzato per il viso deforme, uscita nel 2012 e diventata anche un film di successo con Julia Roberts ormai quasi dieci anni fa. Del resto, quelle paure che fanno crescere sono sempre state al centro anche degli altri suoi romanzi, come PonyoMai più, tutti pubblicati in Italia da Giunti. Paure che la scrittrice americana di origine colombiana torna ora a esplorare nel suo ultimo libro illustrato, per lettori un poco più giovani, Fantasmi al parcogiochi, a partire dalla «stravagante idea che anche i fantasmi vogliono divertirsi», come ci racconta quando la raggiungiamo dall’altra parte dell’oceano.
Signora Palacio, da dove arriva l’idea di questo parcogiochi infestato?
«Vivo in un quartiere a Brooklyn che per Halloween ha sempre fatto le cose in grande. Zucche davanti a ogni edificio. Decorazioni enormi. Spaventose ragnatele che coprono gli alberi: è come una magia. Ho amato veder crescere i miei figli qui. Ora sono entrambi grandi e si sono trasferiti altrove, ma amo ancora quell’atmosfera. Davanti casa mia c’è un piccolo parco dove, il giorno dopo Halloween, trovi pezzi di costumi rimasti in giro, contenitori che sono stati usati per fare “dolcetto o scherzetto” e altri resti dei festeggiamenti. È stato portando a passeggio il cane nel parco silenzioso la mattina dopo la festa che mi è venuta in mente la prima riga del libro: sembrava proprio che i fantasmi si fossero scatenati la notte precedente».
Illustrazione di Brett Helquist
Sebbene abbia illustrato lei stessa alcuni dei suoi precedenti libri, questa volta ha scelto di non farlo. Come mai?
«Sapevo dall’inizio di non essere la persona adatta. Il mio stile è troppo rigido — è qualcosa su cui sto lavorando! — e volevo qualcuno che potesse dare al libro un senso di fluidità, di movimento e inquietudine. Qualcuno che riuscisse davvero a dare vita a questi fantasmi. E anche un po’ di umorismo e nostalgia alla storia. Per questo Brett Helquist è stata una scelta perfetta».
Lui è l’illustratore dell’amata saga di Lemony Snicket “Una serie di sfortunati eventi”, lei l’autrice di “Wonder”: due giganti nel mondo della letteratura per ragazzi. Come avete lavorato insieme?
«Può sembrare strano, ma l’ho incontrato per la prima volta solo un mese fa, però ho adorato tutte le sue scelte, sin dai primi bozzetti, che ho trovato fortissimi. L’unico suggerimento che gli ho dato riguardava Rex, il protagonista del libro: gli ho proposto di distinguerlo visivamente dagli altri fantasmi, magari con un viso che ricordasse di più un teschio».
Illustrazione di Brett Helquist
Anche qui torna un tema ricorrente in tutti i suoi libri, la gentilezza, che negli ultimi tempi sembra risuonare molto nei giovani. Perché secondo lei?
«Non penso che la gentilezza si possa insegnare, quanto piuttosto che si possa ispirare. Possiamo essere modello di gentilezza per i più giovani. Raccontare storie in cui mettiamo in evidenza come un piccolo atto di gentilezza possa fare una vera differenza nella vita di qualcun altro. Quando i ragazzi vedono come le piccole gentilezze compiute da personaggi in cui si identificano hanno un impatto, iniziano a vedersi capaci di compiere quegli stessi atti. Significa dare ai giovani il potere di cambiare il mondo».
Lei è molto brava a esplorare temi come le paure dei ragazzi e la diversità. Come ci riesce?
«Ah, vorrei avere un segreto, ma temo di non averne. Ricordo però molto bene le cose che mi passavano per la testa quando ero bambina. I ragazzi sono molto più profondi di quanto a volte diamo loro credito. Inoltre, mi considero una “spia” professionista! Non posso camminare per strada senza ascoltare frammenti di conversazioni e poi immaginarci attorno intere storie. E, guarda caso, vivo in un quartiere con tantissimi bambini, quindi sto sempre a origliare!».
Per più di vent’anni ha lavorato come art director e designer. Perché poi ha deciso di iniziare a scrivere?
«Ho sempre voluto fare la scrittrice, ma non volevo fosse la mia fonte di reddito. Volevo farlo per me stessa: se un giorno fossi stata pubblicata, sarebbe stato fantastico; altrimenti, andava bene lo stesso. Quindi ho scelto di guadagnarmi da vivere come graphic designer, ero felice di illustrare ciò che qualcun altro mi diceva di illustrare».
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Come sono cambiati i bambini e più in generale i giovani da quando ha scritto “Wonder”?
«Stiamo vivendo tempi molto complessi e minacce che vent’anni fa sembravano fantascienza sono ormai parte delle conversazioni quotidiane. E i ragazzi lo percepiscono. C’è molta più ansia riguardo al cambiamento climatico, all’intelligenza artificiale, ai social e alle differenze politiche e filosofiche. Tornando al concetto stesso di gentilezza, di empatia, ho notato che viene visto come una sorta di debolezza. È strano, perché io penso sia esattamente il contrario. Ci vuole coraggio e forza per essere gentili, proprio perché non è il nostro primo istinto come esseri umani, a volte anzi va contro l’impulso primordiale di autoprotezione. Fare qualcosa di premuroso per qualcun altro, tendere una mano, accogliere gli sconosciuti è una scelta che richiede coraggio».
A quasi quindici anni dalla pubblicazione di “Wonder”, il bullismo tra i giovani non è certo scomparso. Anzi, ora si è aggiunto il cyberbullismo.
«È tipico degli esseri umani inventare qualcosa senza pensare a proteggersi dai potenziali danni. Quando Internet è iniziato, sembrava una cosa meravigliosa ma, decenni dopo, gran parte di esso è diventato spazzatura totale. Non puoi più credere che quello che vedi sia necessariamente reale. Non puoi più credere a tutto ciò che leggi, perché sai che ti vengono imbeccati contenuti che qualche macchina ha deciso che potrebbero piacerti. Sempre di più, man mano che crescono, sento i ragazzi parlare con nostalgia di come doveva essere il mondo negli anni Ottanta o Novanta. Ho visto un ritorno all’analogico — non solo in termini di vinili e fotocamere a rullino — ma persino con gruppi di amici che lasciano il telefono a casa quando escono. Dovremmo rendere più facile per i ragazzi allontanarsi dai social e il modo migliore è far sì che tutti decidano consapevolmente di allontanarsene insieme. Il vero problema però a questo punto diventa staccare anche gli adulti. Proviamo a iniziare da lì». Negli Stati Uniti, negli ultimi anni molti libri sono stati banditi e rimossi dalle biblioteche scolastiche. La situazione è peggiorata con Trump. Cosa fare? «È un vero disastro. La stupidità e l’ignoranza che guidano questo bando dei libri mi imbarazzano. Trump è un imbarazzo! Penso che dobbiamo continuare a marciare, a protestare e votare contro questo anti-intellettualismo che si è imposto. È anti-letteratura, anti-scienza, anti-arte, più in generale anti-cultura. E l’unico modo per combattere tutto questo è continuare a scrivere, a studiare la scienza, a fare arte».
Il libro
Fantasmi al parcogiochi è l’ultimo libro di R.J. Palacio (Giunti, illustrazioni Brett Helquist, traduzione Francesca Pellegrino, pagg. 42, euro 16,90, età 7+) con il quale la scrittrice bestseller, nota in tutto il mondo per il fenomeno young adult Wonder, tradotto in oltre 50 lingue, si rivolge per la prima volta a un pubblico di lettori più giovani