Come Don Chisciotte contro i mulini a vento
di Gabriele RomagnoliHonore Daumier, Don Chisciotte e Sancho Panza, 1864–65
Di tutte le avventure di Don Chisciotte quella che tutti ricordano è la battaglia contro i mulini a vento. Viene percepita in chiave comica, una narrazione dell’assurdo, un clamoroso equivoco capace di scatenare la risata da parte di chi non vi cadrebbe mai. L’uomo ben ritto si fa beffe di quello che inciampa. Nell’immaginario collettivo è diventata la rappresentazione di una lotta vana e inconsistente contro un nemico immaginario. Don Chisciotte, intriso d’epica per le sue letture antiquarie, vede trenta mulini a vento nella campagna e li scambia per altrettanti «smisurati giganti» con i quali «si propone di venire a battaglia e ucciderli tutti». Scuotiamo il capo, noi lettori, per un errore che non faremmo mai: quello di scambiare la finzione (i giganti) per la realtà (i mulini a vento). Tenendole separate si resta savi, confondendole si diventa folli. Noi no, noi sappiamo che cosa sono i mulini a vento e che cosa i giganti; che cosa è realtà e che cosa finzione. Sicuri? Non si comm…
Di tutte le avventure di Don Chisciotte quella che tutti ricordano è la battaglia contro i mulini a vento. Viene percepita in chiave comica, una narrazione dell’assurdo, un clamoroso equivoco capace di scatenare la risata da parte di chi non vi cadrebbe mai. L’uomo ben ritto si fa beffe di quello che inciampa. Nell’immaginario collettivo è diventata la rappresentazione di una lotta vana e inconsistente contro un nemico immaginario. Don Chisciotte, intriso d’epica per le sue letture antiquarie, vede trenta mulini a vento nella campagna e li scambia per altrettanti «smisurati giganti» con i quali «si propone di venire a battaglia e ucciderli tutti». Scuotiamo il capo, noi lettori, per un errore che non faremmo mai: quello di scambiare la finzione (i giganti) per la realtà (i mulini a vento). Tenendole separate si resta savi, confondendole si diventa folli. Noi no, noi sappiamo che cosa sono i mulini a vento e che cosa i giganti; che cosa è realtà e che cosa finzione. Sicuri? Non si commette forse in questo tempo lo stesso sbaglio, prendendo per realtà quella che altro non è che una finzione? E viceversa? Quanti mulini a vento ci sono all’orizzonte spacciati per giganti? O giganti con le pale? E perché, a differenza di Don Chisciotte, non li affrontiamo?
Nell’esemplificazione si va dall’inoffensivo, all’offensivo, al letale. La televisione trasmette programmi classificati come reality dove quel che avviene è tutto fuorché realtà. Piuttosto, è il frutto di una sceneggiatura. Eppure c’è chi si lascia convincere del contrario. Gli dici: sono certo, conosco gli autori, decidono loro tutte le svolte che sembrano naturali. Niente. Che male c’è? Il seme è piantato, la mala pianta germoglierà e non ci sarà modo di estirparla perché nessuno vorrà farlo. Pace. Anzi, guerra.
All’estremo di questa scala di confusione accade che un Paese, l’Iraq, venga accusato di produrre giganti, ossia armi di distruzione di massa. Un generale della potenza che lo sostiene, gli Stati Uniti, si presenta al consesso delle nazioni e mostra presunte fotografie dei siti dove queste creature/ordigni vengono allevati/costruite. Nelle immagini dovrebbero scorgersi invece dei mulini a vento, eppure nessuno lo rileva. Sancho Panza si è arreso e Don Chisciotte vaga sperduto nella terra di mezzo.
Da questa si levano ogni tanto esseri che ci vengono mostrati, più ancora di quanto appaiano, giganteschi: un ex generale italiano in vestaglia e cuffietta da nuoto, un beone inglese, un argentino con la motosega, un ego-fanatico americano con un cappello rosso. Tutti questi mulini a vento vengono contrabbandati per giganti e l’incapacità di distinguere rende possibile che le loro minuscole ombre vengano proiettate sulla parete rocciosa e risultino in effetti enormi, invincibili, anche perché chi dovrebbe sfidarle resta fermo. Ci si rifugia in un mondo di equivoci dove non ci si avvede dei mostri veri, demoni camuffati e considerati disponibili e governabili congegni. Se ne osservano il meccanismo, le pale, tutte umane invenzioni di cui si crede di poter mantenere il controllo, tutti HAL 9000 destinati a prendere il sopravvento. È il cellulare in mano all’uomo o l’uomo al guinzaglio del cellulare? L’intelligenza artificiale è ancora un artefatto o sta prendendo il sopravvento? Il punto vero è un altro: perché non c’è reazione? Re-azione prevede tre possibili modalità: re-sa, re-silienza, re-sistenza. La prima è la modalità di Sancho Panza, una placida, consapevole acquiescenza. Fu il teologo tedesco Dietrich Bonhoeffer, in una lettera dal carcere dove era stato rinchiuso per avere partecipato a una congiura contro Adolf Hitler, a proporre questa identificazione. Allo spettro opposto, quello della resistenza, pose invece Don Chisciotte.
Milioni di lettori lo hanno percepito come folle, attribuendo saggezza al realista Sancho Panza. Lo hanno amato, ma ne hanno riso, forse lo hanno amato proprio per questo. Ma Don Chisciotte è tragicomico, è un martire cialtrone, si immola goffamente per squarciare il velo che agli altri impedisce di vedere. Intuisce il divenire oltre il presente e lo combatte quando ancora non è. Benni l’avrebbe chiamato un «comico spaventato guerriero». Potremmo altrimenti definirlo un visionario, nella migliore accezione. Scrive la saggista Antonia Chiara Scardicchio nel suo Breviario per (i) Don Chisciotte: «Il suo vedere quel che non si vede è ben più che indice di follia. È la competenza del vedere quel che non è visibile, ma che non per questo non è. Vede guerrieri: e invece sono solo pecore o montoni. Ma tutti ri-costruiamo la realtà che vediamo. Vedere è credere. La linea di demarcazione tra Chisciotte e Sancho non è dunque nella veridicità delle rispettive visioni, bensì nel differente modo di stare al loro cospetto: Chisciotte è mobile, non statico, non è elegia del passato ma lirica del futuro». È un utopista armato di coscienza. In definitiva non combatte i mulini a vento pensandoli giganti, ma prima che diventino giganti, lotta con ciò che sono per ciò che saranno. È anticipatore, Cassandra, vittima sacrificale di sé, ma per gli altri.
In questa epoca si elogia invece la mezza via: la resilienza, la capacità, di fronte all’irruzione del caos, non di restare immutati, ma di accettare di trasformarsi evitando così la sconfitta. E perché mai? Ammoniva Boris Cyrulnik in Autobiografia di uno spaventapasseri: «La catastrofe è la regola dell’evoluzione. Il caos inventa continuamente vite incredibili». E incredibile è stata la vita di Don Chisciotte, solitario e visionario, utopista e costruttivista, che ci ha insegnato a resistere e a combattere senza paura del ridicolo, perché dietro ogni mulino a vento si può nascondere un gigante, ma ogni gigante può non essere più che un mulino a vento.