✕

Proust secondo Anne Carson

Anne Carson (Photo: Lars Pehrson / SvD / TT)

 

Ascolta l'audio

La poetessa premio Nobel per la letteratura 2026 ha dedicato alla Recherche “The Albertine Workout”. Biografia in versi di una protagonista “prigioniera”
3 minuti di lettura

E’ il personaggio più importante dopo quello del Narratore? Può darsi. Di sicuro, appare oltre 800 volte. 807, per l’esattezza. Più di ogni altra figura. Lo segnala Anne Carson in uno dei primi capitoli del suo The Albertine Workout (Tlon), libro eccentrico come molti suoi. La fresca Nobel per la letteratura dette forma nel 2014 a un saggio che non è un saggio, che forse è un poema in prosa, che forse è un’inclassificabile esplorazione della vita interiore di un personaggio letterario. La definizione più precisa la fornisce nell’introduzione la scrittrice Eleonora Marangoni: un “poetry pamphlet”, asciutto e ironico, con «un ritmo lontanissimo dall’andatura debordante, ipotattica della Recherche». Carson offre ad Albertine, la ragazza che ossessiona il Narratore, uno spazio di esistenza alternativa. L’autrice canadese non si fida integralmente di Proust, e nemmeno dell’alter ego Marcel — tanto meno quando assicura ai lettori di avere vagolato intorno al corpo disteso e addormentato di …

E’ il personaggio più importante dopo quello del Narratore? Può darsi. Di sicuro, appare oltre 800 volte. 807, per l’esattezza. Più di ogni altra figura. Lo segnala Anne Carson in uno dei primi capitoli del suo The Albertine Workout (Tlon), libro eccentrico come molti suoi. La fresca Nobel per la letteratura dette forma nel 2014 a un saggio che non è un saggio, che forse è un poema in prosa, che forse è un’inclassificabile esplorazione della vita interiore di un personaggio letterario. La definizione più precisa la fornisce nell’introduzione la scrittrice Eleonora Marangoni: un “poetry pamphlet”, asciutto e ironico, con «un ritmo lontanissimo dall’andatura debordante, ipotattica della Recherche». Carson offre ad Albertine, la ragazza che ossessiona il Narratore, uno spazio di esistenza alternativa. L’autrice canadese non si fida integralmente di Proust, e nemmeno dell’alter ego Marcel — tanto meno quando assicura ai lettori di avere vagolato intorno al corpo disteso e addormentato di lei. Lui la fissa e lei continua a dormire. Lui ne scruta morbosamente la nudità e lei non si desta. C’è altro da indagare, scrive Carson in Red Doc, il seguito di Autobiografia del rosso, a breve in libreria per La nave di Teseo.

Qui, nelle lasse di The Albertine Workout, tradotte da Giulio Silvano, Albertine è sfidata dall’intelligenza di Carson. L’identità letteraria. L’identità emotiva. Il modo in cui si nasconde e si svela. O meglio: il modo in cui Proust la nasconde e la svela. Cosa c’è dietro Albertine? Chi c’è dietro Albertine? «Alcuni critici, tra cui André Gide, credono che Albertine sia una versione dissimulata dell’autista di Proust, Alfred Agostinelli. Questa si chiama teoria della trasposizione».

Ma non di sole teorie vive l’interpretazione: Carson acquisisce dati, confronta, collaziona, isola frammenti di senso e di identità. «Albertine nega di essere lesbica quando Marcel glielo chiede». Ma il Narratore resta convinto che sia invece così. Si mostra, come sempre, morboso e ossessivo. Non riesce bene a capire cosa facciano esattamente le donne quando stanno insieme. «Tutto lo specifico palpitare del piacere femminile». Carson si diverte. È pungente, ironica. Talvolta sembra quasi compatire il Narratore, nel suo nevrotico rimuginio amoroso; nel suo pretendere di possedere una mente prima ancora che un corpo. Apprezza d’altra parte il sonno di Albertine perché mentre la donna dorme «diventa una pianta». Ha l’illusione di farla sua, di esserne il padrone. Pensiero storto: tossico, si direbbe oggi? A ogni modo — osserva Carson — «le piante in realtà non dormono. E nemmeno si sdraiano né bluffano. Mostrano, però, i loro genitali». Vero. Come è vero che Proust descrive, in una delle pagine più sensuali ed erotiche dell’intera Recherche, perfino il sesso di Albertine: «E il suo ventre (nascondendo quella parte che, nell’uomo, è deturpata, come da una stecca rimasta infissa in una statua appena sballata) si chiudeva, alla giuntura delle cosce, con due valve d’una curva altrettanto calma, riposante e claustrale di quella dell’orizzonte, subito dopo il tramonto». Che azzardo, per uno scrittore pudico nato verso la fine del diciannovesimo secolo!

Si capisce che la classicista Carson, geniale interprete di opere lontane nel tempo, intende venire a capo del mistero Albertine. L’oggetto-soggetto del maggior campo di intensità narrativa della Recherche. È vero che qualche critico, come ricorda la stessa Carson, considera “saltabile” a piè pari il volume La prigioniera; tuttavia, è lì che «la gelosia, l’impotenza e il desiderio di Marcel» arrivano al parossismo. È forse comprendendo Albertine che si può sperare di comprendere qualcosa di Marcel. Ma per l’appunto Albertine sfugge. Bluffa. Mente. O no? Si fa impalpabile. Evanescente. «Ci sono quattro modi in cui Albertine riesce a evitare di divenire completamente possedibile: dormendo, mentendo, essendo lesbica, o essendo morta».

Sembra una questione di letteratura, è una questione di vita, di comprensione della vita. Un allenamento, una ginnastica esistenziale. Che consenta di cogliere, attraverso una specie di indagine, l’impronta umana su un’opera. Restando comunque col dubbio se si debba leggere un grande romanzo tenendo in conto la biografia di chi l’ha scritto. Eterno dilemma, sul quale Proust aveva una risposta netta: no. Quella di Carson è più sfumata. Lei comunque non si esime dallo sfregare l’immagine dell’autista Alfred sull’immagine della fanciulla in fiore Albertine. Che succede? Una scintilla. E la gelida paranoica iperletteraria possessione dell’amante si illumina, per un istante, di una disperata verità umana senza pudore.

Il libro – Anne Carson, The Albertine Workout (Tlon, traduzione Giulio Silvano, pagg. 172, euro 14)

Il libro – “Un amore di Proust” (pagg. 176, euro 9,90) è una selezione di brani tratti dai sette volumi de la “Recherche” pubblicati da Einaudi. L’ha curata Paolo Di Paolo. La postfazione è di Daria Galateria, francesista e studiosa di Proust. Il libro è disponibile sul sito repubblicabookshop.it

Il nostro gruppo di lettura L’isola di Robinson sta leggendo tutta la “Recherche”. Più di mille persone hanno deciso di affrontarla insieme. La maratona Proust andrà avanti fino a marzo del 2027, quando si celebrerà il centenario de “Il tempo ritrovato”, l’ultimo volume della saga. Iscrivetevi

e scriveteci a robinsonproust@repubblica.it

Leggi i commenti