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Isabella Rossellini: “Mio padre inseguiva soltanto la libertà”

Un ritratto di Isabella Rosselini (Paola Kudacki / trunk archive)

 

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L’attrice ricorda il regista nato 120 anni fa e ora celebrato dall’Academy a Los Angeles
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Nella foto sono tutti sul set, i bambini allineati come uccellini sui fili della luce. Silenzio, ciak. Roberto Rossellini li portava con sé quando non c’era la babysitter; sua figlia Isabella, oggi, ritrova quell’immagine in un cassetto che non era suo. Per i 120 anni dalla nascita del regista, l’Academy Museum di Los Angeles con Cinecittà gli dedica la retrospettiva Roberto Rossellini Prefers Real Life, dal 4 al 30 novembre: l’America che si scandalizzò per lui ora lo celebra.

L’immagine che le viene in mente quando pensa a suo padre?

«Ho delle sue foto a casa, lo vedo tutti i giorni. Una è un primo piano, un po’ di profilo, con un sorriso caloroso. Poi una che mi ha dato Cartier-Bresson, con papà spaparanzato su un divano. E una poco conosciuta, di Robert Capa: mamma e papà sono in macchina, guardano un copione».

Viaggio in Italia, con Ingrid Bergman e George Sanders (frame da Rossellini visto da Rossellini …

Nella foto sono tutti sul set, i bambini allineati come uccellini sui fili della luce. Silenzio, ciak. Roberto Rossellini li portava con sé quando non c’era la babysitter; sua figlia Isabella, oggi, ritrova quell’immagine in un cassetto che non era suo. Per i 120 anni dalla nascita del regista, l’Academy Museum di Los Angeles con Cinecittà gli dedica la retrospettiva Roberto Rossellini Prefers Real Life, dal 4 al 30 novembre: l’America che si scandalizzò per lui ora lo celebra.

L’immagine che le viene in mente quando pensa a suo padre?

«Ho delle sue foto a casa, lo vedo tutti i giorni. Una è un primo piano, un po’ di profilo, con un sorriso caloroso. Poi una che mi ha dato Cartier-Bresson, con papà spaparanzato su un divano. E una poco conosciuta, di Robert Capa: mamma e papà sono in macchina, guardano un copione».

Viaggio in Italia, con Ingrid Bergman e George Sanders (frame da Rossellini visto da Rossellini di Adriano Apra’ )

 

Come nacque la loro storia?

«Nel 1949 lei gli scrisse: “La ammiro, vorrei fare un film con lei”. Lui rispose con una bellissima lettera. Poi ebbe l’idea di Stromboli. Si innamorarono, fecero cinque film ed ebbero tre figli. Ma erano entrambi sposati. In Italia non ci fu un grande scandalo, in America sì. Mamma era una star di Hollywood, sposata e con una bambina piccola. Restò incinta prima del divorzio. Mio fratello Roberto fu il figlio dello scandalo. Questo ha oscurato la loro reputazione di artisti. Il New York Times ha pubblicato una recensione di Viaggio in Italia nel 2013, 59 anni dopo l’uscita. Oggi quei film sono considerati classici».

Ci saranno anche titoli restaurati.

«Viaggio in Italia e La paura, restaurati da Cinecittà, con Roma città aperta. L’Academy Museum, disegnato da Renzo Piano, ha una sala piena di giovani cinefili interessati alla storia del cinema».

Che vorrebbe raccontare loro?

«Soprattutto la storia degli archivi. Mamma aveva conservato tutto: lettere, fotografie, diari. Un giorno le dissi: “Hai vissuto a Stoccolma, Los Angeles, Roma, Parigi, Londra. Ti sei portata dietro tutti questi bauli per tutta la vita?”. Lei: “Penso di aver fatto parte di una grande arte che un giorno verrà riconosciuta. Per questo ho tenuto tutto in ordine. Se ci saranno archivi e musei, questa è la mia eredità. Se non ci saranno, buttate tutto”».

Che fine hanno fatto quelle carte?

«Mamma è morta nel 1982 e all’epoca ero sposata con Martin Scorsese, che disse subito di conservare quell’archivio. Oggi le carte di mamma sono alla Wesleyan University. Quelle di papà erano disordinatissime. La maggior parte è a Bologna, ma ancora oggi emergono documenti. Magari muore un suo assistente e i figli ci chiamano: “Ho trovato cinquanta fotografie di suo padre. Le vuole?”».

Rossellini visto da Rossellini di Adriano Aprà con Rossellini, Bergman, le gemelle neonate Isotta e Isabella  e Robin Rossellini (frame da Rossellini visto da Rossellini di Adriano Apra’ )

 

Una sorpresa?

«Qualche giorno fa Caterina D’Amico, sorella di Silvia, purtroppo appena morta, mi ha mandato una fotografia trovata nei suoi cassetti. C’è papà sul set con tutti noi bambini intorno. Quando non avevamo la babysitter ci portava con sé. In quella foto sembriamo uccellini appollaiati sui fili elettrici. Guardiamo nella stessa direzione, a bocca chiusa. Silenzio, ciak!».

Suo padre era giocoso. È vero che una volta le regalò un canguro?

«Sì. Quando eravamo piccoli, a Parigi, lungo la Senna, c’erano negozi che vendevano animali. Andavamo spesso lì. Un giorno papà vide un canguro, lo comprò e lo portò in albergo dentro una scatola. Quando la aprimmo, il canguro cominciò a saltare come un pazzo per tutta la stanza. Dovemmo riacchiapparlo e rimetterlo dentro. Papà lo portò allo zoo di Roma. Restò lì per anni e noi andavamo a trovarlo».

È tornata sul set con Alice Rohrwacher, proprio a “Stromboli”.

«Non ci tornavo da quarant’anni. Quando Alice mi ha chiamato, speravo che il film si girasse lì. Mi ha commossa soprattutto l’accoglienza degli abitanti. Dappertutto ci sono fotografie dei miei genitori. Tutti mi salutavano come se mi avessero vista il giorno prima: “Ah, finalmente è arrivata! Isabella, vieni a prendere un caffè!”».

La famiglia riunita  in Viva Ingrid di Alessandro Rossellini (frame da Viva Ingrid di Alessandro Rossellini)

 

La casa in cui vissero i suoi?

«Oggi è chiusa e abbandonata. C’è una targa che li ricorda. Quando ero andata sull’isola quarant’anni fa l’avevo visitata. Poi per un periodo era diventata una specie di piccolo museo. Adesso mi hanno detto che c’è una disputa familiare sulla proprietà e che potrebbe essere messa in vendita. Ho subito scritto ai miei fratelli: “Che facciamo, la compriamo?”. Mi hanno detto di sì».

Che dirà ai cinefili americani?

«Che i film che papà ha fatto con mamma erano diversi dai neorealisti, più psicologici, anche se a papà non sarebbe piaciuto questo termine. Credo che sentisse che l’Italia, nel dopoguerra, cominciava a essere vista come una cartolina. Ma dietro il bellissimo golfo di Napoli c’è Pompei. E quando mamma, in Viaggio in Italia, vede quei due corpi abbracciati, morti nel loro ultimo abbraccio, si commuove profondamente. Anche ciò che sembra soltanto bello può avere un effetto profondissimo. Forse è un cinema più vicino a quello di Alice Rohrwacher. In La chimera non c’è solo la storia dei tombaroli, ma anche la presenza del passato».

Perché fecero “La paura”?

«Avevano preso talmente tante batoste che forse decisero di tentare una narrazione più convenzionale, per ritrovare il pubblico. Mamma nella sua autobiografia racconta una storia che mi ha fatto un po’ male. L’attore che interpretava suo marito, Mathias Wieman, un giorno sul set le disse: “Ma Ingrid, hai un’aria così infelice. Chi ti tiene qui in Italia?”. Lei sobbalzò. Dopo tutto lo scandalo, e con tre figli, per lei era inimmaginabile lasciare l’Italia, Roberto e rifarsi un’altra vita. Ma in quel momento capì che la sua infelicità era evidente a tutti».

E di suo padre cosa diceva?

«Che papà le aveva dato tanto ottimismo. A Hollywood lei aveva successo, tutti i produttori e agenti parlavano della sua immagine, della carriera. Papà invece se ne fregava. Non ho mai conosciuto una persona così indifferente al successo. Aveva una joie de vivre, un amore per la vita, non per la carriera. Se qualcosa lo interessava, prendeva la macchina fotografica o la cinepresa e andava a filmarla. Mamma mi diceva che a Hollywood non si era sentita libera. Era diventata un’immagine da proteggere. Il successo era una camicia di forza. Papà ha spezzato tutto questo e le ha dato la stessa libertà che aveva lui».

L’omaggio – Per i 120 anni dalla nascita di Roberto Rossellini, Cinecittà, il Mibact e l’Academy museum di Los Angeles promuovono la retrospettiva “Roberto Rossellini Prefers Real Life”, dal 4 novembre all’Academy museum di Los Angeles

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