La carissima pipì di Froome e l’etichetta del vino Iniesta
Gianni Mura, di GIANNI MURA
Sulla Gazzetta di ieri, tra le righe del servizio sulla Tirreno-Adriatico, titoletto: “Caso salbutamolo (Froome): il costo delle consulenze già a 7 milioni di euro”. Cifra enorme, che fa riflettere. A che punto siamo? Il caso è fermo al Lads, il servizio legale antidoping dell’Uci. C’è un continuo scambio di documenti e studi scientifici tra legali inglesi e legali svizzeri, ma quando finirà questo scambio e s’arriverà a una sentenza non si sa. Si sa che Sky e Froome , cui tocca l’onere della prova, alla fine dovranno rimborsare l’Uci di quello che ha speso. È la pipì più costosa nella storia del ciclismo (e della pipì). Ed è ancora aperto il caso-Moscon, l’italiano accusato dallo svizzero Reichenbach di averlo fatto cadere apposta nella Tre Valli del 2017. Qui, almeno, si sa quando si concluderà: il 9 aprile. La velocità, ultimamente, non appartiene all&…
Sulla Gazzetta di ieri, tra le righe del servizio sulla Tirreno-Adriatico, titoletto: “Caso salbutamolo (Froome): il costo delle consulenze già a 7 milioni di euro”. Cifra enorme, che fa riflettere. A che punto siamo? Il caso è fermo al Lads, il servizio legale antidoping dell’Uci. C’è un continuo scambio di documenti e studi scientifici tra legali inglesi e legali svizzeri, ma quando finirà questo scambio e s’arriverà a una sentenza non si sa. Si sa che Sky e Froome , cui tocca l’onere della prova, alla fine dovranno rimborsare l’Uci di quello che ha speso. È la pipì più costosa nella storia del ciclismo (e della pipì). Ed è ancora aperto il caso-Moscon, l’italiano accusato dallo svizzero Reichenbach di averlo fatto cadere apposta nella Tre Valli del 2017. Qui, almeno, si sa quando si concluderà: il 9 aprile. La velocità, ultimamente, non appartiene all’Uci. Non ci sono immagini tv, né foto, né testimonianze, né riferimenti nel rapporto del presidente e del medico di corsa. Solo le dichiarazioni, ovviamente opposte, di Moscon e Reichenbach. Una condanna di Moscon sarebbe grave. Si prevede un nulla di fatto.
Se la pipì di Froome costa molto, il vino di Iniesta non scherza. Una squadra cinese, il Tianjin Quanjian, lo vuole a tutti i costi, anche se il maghetto ha rinnovato a vita col Barça. Pronto un ingaggio da trenta milioni d’euro annui, con un’aggiunta massiccia. Pronti, i cinesi, anche ad acquistare due milioni di bottiglie prodotte da Iniesta. Già, perché, come altri calciatori ed ex (Pirlo, Tommasi, Barzagli, Bonera, Dainelli, Gamberini, Malesani) Iniestaè sceso in vigna. Prima di lui il padre José Antonio, negli anni ’90, parte con 10 ettari che diventano 210 (120 a vigneto) al suo paese, Fuentealbilla, nella Manchuela. Viene costruita nel 2010 una cantina modernissima. Sotto l’insegna “Bodega Iniesta” si producono olio, formaggi e 18 vini differenti (troppi). Fiore all’occhiello l’Hechicero, formato per il 40% da Syrah, 30 Petit Verdot, 20 Tempranillo e 10 Cabernet Sauvignon. Ostacolo per i cinesi. L’azienda di Iniesta è la più grande della zona, ma più di un milione di bottiglie all’anno, con un buon rapporto qualità-prezzo, non produce. E già ora vende bene in Asia. Anche bottiglie con le etichette profumate. L’etichetta profumata gli vale un 3,5. Colpo basso, lo so, ma quando mi ricapita l’occasione di dare un voto basso a un genio del calcio?
Su Repubblica di ieri il nostro Intorcia tasta il polso al Var, che ha vissuto giorni migliori, e forse lo saluteremo con variabili rimpianti a fine stagione. La Figc invierà una relazione all’Ifab e poi si vedrà. Marcello Nicchi, capo dell’Aia, è possibilista e sibillino: «Non so ancora dire se il Var ci sarà nella prossima stagione, intanto lavoriamo per migliorarlo». Mia sensazione è che si stia lavorando per toglierlo di mezzo, con gli arbitri in prima fila, e chi sennò? Così il calcio trasparente sarà solo parente, di quello di prima. In una ribellione dell’uomo, qualunque uomo, contro una macchina, qualunque macchina, in genere saprei da che parte stare, ma stavolta no. Quanto può migliorare una macchina? E un arbitro? Parafrasando l’attacco di “Canzone per te”, “il Var appena cominciato è già finito/l’arbitro non è più con noi”. E nemmeno l’Uefa, il presedente Ceferin ha già annunciato che non sarà utilizzato in Champions. Però la Fifa, venerdì a Bogotà, dirà che lo vuole al mondiale in Russia. Nel dubbio, svicolo all’inglese con una filastrocca cretina: svizzeri all’Aar, i tifosi al Bar, i soldati al Car, tutti quanti al Mar, i fascisti al Nar, la condicio al Par, il ricorso al Tar, defunto lo Zar, non sta bene il Var.
Sempre su Repubblica, una notizia leggera e curiosa. Gus Dolding, passeggero della compagnia norvegese di bandiera, ha dovuto pagare una multa (120 euro) perché aveva erroneamente registrato come Bill il figlio William.Ha inviato alla Norwegian una lettera di proteste in versi. Aveva corretto telefonicamente il nome in cinque minuti, ma intanto dalla sua carta di credito era già stata prelevata la cifra. Al volo, se posso dirlo. Riteneva di aver pagato un iniquo balzello e cominciava in inglese: “Why can’t you be fair/ Norwegian Air?”. Totale: gli rispondono in rima e gli restituiscono i soldi. Ho immaginato di trasportare la storia qui da noi. “Spettabile Alitalia, sul biglietto/ mio figlio Pietro è diventato Piero./ Voi v’impuntate, e non mi pare vero,/ma 120 euro ci rimetto./Questo mi sembra un furto, ad ogni effetto:/ho pagato e mi sento prigioniero/ della burocrazia, arrabbiato nero./Una vostra risposta non l’aspetto”. E invece: “Gentilissimo utente, in tal frangente/noi non possiamo far finta di niente/. Scusi, con noi lavora tanta gente,/assiduamente, quotidianamente/ e lo zelo di un nostro dipendente/ci può stare. Ma il danno non è ingente/e la somma sborsata ingiustamente/se la ritroverà in conto corrente/Le scuse di chi ammette quando sbaglia/ le giungano, e il saluto di Alitaglia”. (ndr: Alitaglia licenza poetica). Ma forse, pardon, qui sarebbe andata diversamente.
Se la pipì di Froome costa molto, il vino di Iniesta non scherza. Una squadra cinese, il Tianjin Quanjian, lo vuole a tutti i costi, anche se il maghetto ha rinnovato a vita col Barça. Pronto un ingaggio da trenta milioni d’euro annui, con un’aggiunta massiccia. Pronti, i cinesi, anche ad acquistare due milioni di bottiglie prodotte da Iniesta. Già, perché, come altri calciatori ed ex (Pirlo, Tommasi, Barzagli, Bonera, Dainelli, Gamberini, Malesani) Iniestaè sceso in vigna. Prima di lui il padre José Antonio, negli anni ’90, parte con 10 ettari che diventano 210 (120 a vigneto) al suo paese, Fuentealbilla, nella Manchuela. Viene costruita nel 2010 una cantina modernissima. Sotto l’insegna “Bodega Iniesta” si producono olio, formaggi e 18 vini differenti (troppi). Fiore all’occhiello l’Hechicero, formato per il 40% da Syrah, 30 Petit Verdot, 20 Tempranillo e 10 Cabernet Sauvignon. Ostacolo per i cinesi. L’azienda di Iniesta è la più grande della zona, ma più di un milione di bottiglie all’anno, con un buon rapporto qualità-prezzo, non produce. E già ora vende bene in Asia. Anche bottiglie con le etichette profumate. L’etichetta profumata gli vale un 3,5. Colpo basso, lo so, ma quando mi ricapita l’occasione di dare un voto basso a un genio del calcio?
Su Repubblica di ieri il nostro Intorcia tasta il polso al Var, che ha vissuto giorni migliori, e forse lo saluteremo con variabili rimpianti a fine stagione. La Figc invierà una relazione all’Ifab e poi si vedrà. Marcello Nicchi, capo dell’Aia, è possibilista e sibillino: «Non so ancora dire se il Var ci sarà nella prossima stagione, intanto lavoriamo per migliorarlo». Mia sensazione è che si stia lavorando per toglierlo di mezzo, con gli arbitri in prima fila, e chi sennò? Così il calcio trasparente sarà solo parente, di quello di prima. In una ribellione dell’uomo, qualunque uomo, contro una macchina, qualunque macchina, in genere saprei da che parte stare, ma stavolta no. Quanto può migliorare una macchina? E un arbitro? Parafrasando l’attacco di “Canzone per te”, “il Var appena cominciato è già finito/l’arbitro non è più con noi”. E nemmeno l’Uefa, il presedente Ceferin ha già annunciato che non sarà utilizzato in Champions. Però la Fifa, venerdì a Bogotà, dirà che lo vuole al mondiale in Russia. Nel dubbio, svicolo all’inglese con una filastrocca cretina: svizzeri all’Aar, i tifosi al Bar, i soldati al Car, tutti quanti al Mar, i fascisti al Nar, la condicio al Par, il ricorso al Tar, defunto lo Zar, non sta bene il Var.
Sempre su Repubblica, una notizia leggera e curiosa. Gus Dolding, passeggero della compagnia norvegese di bandiera, ha dovuto pagare una multa (120 euro) perché aveva erroneamente registrato come Bill il figlio William.Ha inviato alla Norwegian una lettera di proteste in versi. Aveva corretto telefonicamente il nome in cinque minuti, ma intanto dalla sua carta di credito era già stata prelevata la cifra. Al volo, se posso dirlo. Riteneva di aver pagato un iniquo balzello e cominciava in inglese: “Why can’t you be fair/ Norwegian Air?”. Totale: gli rispondono in rima e gli restituiscono i soldi. Ho immaginato di trasportare la storia qui da noi. “Spettabile Alitalia, sul biglietto/ mio figlio Pietro è diventato Piero./ Voi v’impuntate, e non mi pare vero,/ma 120 euro ci rimetto./Questo mi sembra un furto, ad ogni effetto:/ho pagato e mi sento prigioniero/ della burocrazia, arrabbiato nero./Una vostra risposta non l’aspetto”. E invece: “Gentilissimo utente, in tal frangente/noi non possiamo far finta di niente/. Scusi, con noi lavora tanta gente,/assiduamente, quotidianamente/ e lo zelo di un nostro dipendente/ci può stare. Ma il danno non è ingente/e la somma sborsata ingiustamente/se la ritroverà in conto corrente/Le scuse di chi ammette quando sbaglia/ le giungano, e il saluto di Alitaglia”. (ndr: Alitaglia licenza poetica). Ma forse, pardon, qui sarebbe andata diversamente.