Il punto G
Luca Bottura, di LUCA BOTTURA
Come molti, la domenica mattina mi rilasso leggendo con calma il giornale. Ma non uno qualunque. Quello con la G maiuscola. Assolvo così a due compiti. Il primo: appagare la mia voglia di satira criptata (anche se Libero resta inarrivabile: ieri il taglio centro di prima era "Silvio: 'Ho perso voti ma ho tanta gnocca'"). Il secondo: capire che vento tira dalle parti di Arcore.
Su Il Giornale, infatti, ogni singola riga ha un senso chirurgico. Se governa Berlusconi, ad esempio, nelle previsioni del tempo non piove mai: meglio non creare facili assiomi. La pubblicità in prima pagina è di Roberto Carlino, quello che non vende sogni ma solide realtà, stessa passione per la muratoria dell'editore. E persino nella rubrica delle lettere si può leggere il futuro della coalizione, per esempio quando appare una missiva che invita Salvini a evitare la fine di Fini.
Da quando è uscita, curiosamente, è rifiorito il suo amore …
Su Il Giornale, infatti, ogni singola riga ha un senso chirurgico. Se governa Berlusconi, ad esempio, nelle previsioni del tempo non piove mai: meglio non creare facili assiomi. La pubblicità in prima pagina è di Roberto Carlino, quello che non vende sogni ma solide realtà, stessa passione per la muratoria dell'editore. E persino nella rubrica delle lettere si può leggere il futuro della coalizione, per esempio quando appare una missiva che invita Salvini a evitare la fine di Fini.
Da quando è uscita, curiosamente, è rifiorito il suo amore …
Come molti, la domenica mattina mi rilasso leggendo con calma il giornale. Ma non uno qualunque. Quello con la G maiuscola. Assolvo così a due compiti. Il primo: appagare la mia voglia di satira criptata (anche se Libero resta inarrivabile: ieri il taglio centro di prima era "Silvio: 'Ho perso voti ma ho tanta gnocca'"). Il secondo: capire che vento tira dalle parti di Arcore.
Su Il Giornale, infatti, ogni singola riga ha un senso chirurgico. Se governa Berlusconi, ad esempio, nelle previsioni del tempo non piove mai: meglio non creare facili assiomi. La pubblicità in prima pagina è di Roberto Carlino, quello che non vende sogni ma solide realtà, stessa passione per la muratoria dell'editore. E persino nella rubrica delle lettere si può leggere il futuro della coalizione, per esempio quando appare una missiva che invita Salvini a evitare la fine di Fini.
Da quando è uscita, curiosamente, è rifiorito il suo amore per il Cav. Recentemente, il Giornale aveva inghiottito l'opera omnia di Enrico De Nicola. Il macroprogetto del governo del presidente (del Milan: pare stia per tornare) aveva moderato titoli, toni, temi. Sallusti aveva smesso di firmare gli editoriali "un amico". E temi come l'immigrazione, la sicurezza, i neggri in genere, erano finiti sullo sfondo di un possibile inciucione anti-grillini. Ma ieri... "Otto richiedenti asilo spacciavano tra i bambini". "M5S-Pd? Andiamo in piazza". "Il superesperto assunto da Di Maio? Lavorò coi figli di Mattarella e Napolitano". "25 aprile, lo sconfitto festeggia e il vincitore lavora". "Declino Merkel" (ma come? E l'amicizia con Silvio?). "Il gatto vi mostra il lato B? Vuol dire 'sei mio amico'" (questa non c'entra ma mi faceva troppo ridere).
A questo punto, però, occorre un'operazione verità: che ci hanno fatto di male due seri professionisti come Mario Giordano e Paolo Del Debbio? Anni di onorato servizio nel divulgare la colla di anarchismo destrorso e diffidenza ad minchiam che tiene unita la pancia del Paese gettati via in un amen sull'altare di un governissimo che al momento pare finito su un binario morto. Riabilitateli, riabilitiamoli. Almeno fino al prossimo Nazareno. O fino a domenica prossima.
Su Il Giornale, infatti, ogni singola riga ha un senso chirurgico. Se governa Berlusconi, ad esempio, nelle previsioni del tempo non piove mai: meglio non creare facili assiomi. La pubblicità in prima pagina è di Roberto Carlino, quello che non vende sogni ma solide realtà, stessa passione per la muratoria dell'editore. E persino nella rubrica delle lettere si può leggere il futuro della coalizione, per esempio quando appare una missiva che invita Salvini a evitare la fine di Fini.
Da quando è uscita, curiosamente, è rifiorito il suo amore per il Cav. Recentemente, il Giornale aveva inghiottito l'opera omnia di Enrico De Nicola. Il macroprogetto del governo del presidente (del Milan: pare stia per tornare) aveva moderato titoli, toni, temi. Sallusti aveva smesso di firmare gli editoriali "un amico". E temi come l'immigrazione, la sicurezza, i neggri in genere, erano finiti sullo sfondo di un possibile inciucione anti-grillini. Ma ieri... "Otto richiedenti asilo spacciavano tra i bambini". "M5S-Pd? Andiamo in piazza". "Il superesperto assunto da Di Maio? Lavorò coi figli di Mattarella e Napolitano". "25 aprile, lo sconfitto festeggia e il vincitore lavora". "Declino Merkel" (ma come? E l'amicizia con Silvio?). "Il gatto vi mostra il lato B? Vuol dire 'sei mio amico'" (questa non c'entra ma mi faceva troppo ridere).
A questo punto, però, occorre un'operazione verità: che ci hanno fatto di male due seri professionisti come Mario Giordano e Paolo Del Debbio? Anni di onorato servizio nel divulgare la colla di anarchismo destrorso e diffidenza ad minchiam che tiene unita la pancia del Paese gettati via in un amen sull'altare di un governissimo che al momento pare finito su un binario morto. Riabilitateli, riabilitiamoli. Almeno fino al prossimo Nazareno. O fino a domenica prossima.