Richiedenti Asilo
Luca Bottura, di LUCA BOTTURA
La sempre puntuale Annalisa Cuzzocrea rilevava ieri su Twitter un decisivo taglio al contrattone tra Casaleggio Associati e i Nazisti dell’Illinois: dal punto sui fondi per gli asili nido è scomparsa con un tratto di clava l’estensione del sostegno economico agli stranieri residenti in Italia da almeno cinque anni. Al netto del fatto che pure quello potesse essere un arbitrio (ma sì, lasciamoli fuori dal consesso civile già da piccoli: vedrai come si integrano) e della barocca assenza di copertura per queste e altre ideone, quelle poche parole troncate disegnano perfettamente la ratio della nascente alleanza.
Un’amatriciana autoritaria ancor priva, però, di un decisivo dettaglio che da sempre innerva regimi e regimetti: la colonna sonora. Il “Va’ pensiero” padano è ormai superato (potrebbe diventare “Va’ ffanculo”: ma a quelle latitudini non hanno ‘sti colpi d’ala) e i pentastars hann…
Un’amatriciana autoritaria ancor priva, però, di un decisivo dettaglio che da sempre innerva regimi e regimetti: la colonna sonora. Il “Va’ pensiero” padano è ormai superato (potrebbe diventare “Va’ ffanculo”: ma a quelle latitudini non hanno ‘sti colpi d’ala) e i pentastars hann…
La sempre puntuale Annalisa Cuzzocrea rilevava ieri su Twitter un decisivo taglio al contrattone tra Casaleggio Associati e i Nazisti dell’Illinois: dal punto sui fondi per gli asili nido è scomparsa con un tratto di clava l’estensione del sostegno economico agli stranieri residenti in Italia da almeno cinque anni. Al netto del fatto che pure quello potesse essere un arbitrio (ma sì, lasciamoli fuori dal consesso civile già da piccoli: vedrai come si integrano) e della barocca assenza di copertura per queste e altre ideone, quelle poche parole troncate disegnano perfettamente la ratio della nascente alleanza.
Un’amatriciana autoritaria ancor priva, però, di un decisivo dettaglio che da sempre innerva regimi e regimetti: la colonna sonora. Il “Va’ pensiero” padano è ormai superato (potrebbe diventare “Va’ ffanculo”: ma a quelle latitudini non hanno ‘sti colpi d’ala) e i pentastars hanno finora vagato senza costrutto tra alcuni vocalisti di grido (Fabrizio Moro, quello che sfanculava Napolitano dopo averlo declamato a Sanremo), Fedez (“Un attico vale uno”) e Orietta Berti (“Io, tu e le sòle”). Urge rinnovamento. Mi metto perciò in coda agli intellettuali organici che già sgomitano per suonare la grancassa ai vincitori, ché in Italia c’è gente che pagherebbe per vendersi, e suggerisco umilmente alcune ipotesi di inno per la colazione (non è un refuso) giallo-verde. Li ho recuperati direttamente dalle pagine più luminose della Storia Patria. Comincerei con qualcosa che celebri la stagione più fertile della vita: “Giovinezza, giovinezza, noi vogliam la sicurezza, e pistole giù a distesa per legittima difesa”. O un brano che faccia dimenticare le amnesie di programma per il sud: “Italia vera, vieppiù burina, vedrai: qualcosa c’inventiamo domattina”. O anche “Fischia il sasso, dei bambini, solidali con Salvini, che nel corpo ha la favilla, di quintali di Barilla”. Oppure, e chiudo: “Siamo la gente, che un dì diceva, mai un giorno insieme, sennò poi neva: grandi amici per questa sera, meno male che Silvio c’era”. Nel caso servisse consulenza, ben remunerata, mi trovate a prontialsaltodellaquaglia@repubblica.it. A presto.
Un’amatriciana autoritaria ancor priva, però, di un decisivo dettaglio che da sempre innerva regimi e regimetti: la colonna sonora. Il “Va’ pensiero” padano è ormai superato (potrebbe diventare “Va’ ffanculo”: ma a quelle latitudini non hanno ‘sti colpi d’ala) e i pentastars hanno finora vagato senza costrutto tra alcuni vocalisti di grido (Fabrizio Moro, quello che sfanculava Napolitano dopo averlo declamato a Sanremo), Fedez (“Un attico vale uno”) e Orietta Berti (“Io, tu e le sòle”). Urge rinnovamento. Mi metto perciò in coda agli intellettuali organici che già sgomitano per suonare la grancassa ai vincitori, ché in Italia c’è gente che pagherebbe per vendersi, e suggerisco umilmente alcune ipotesi di inno per la colazione (non è un refuso) giallo-verde. Li ho recuperati direttamente dalle pagine più luminose della Storia Patria. Comincerei con qualcosa che celebri la stagione più fertile della vita: “Giovinezza, giovinezza, noi vogliam la sicurezza, e pistole giù a distesa per legittima difesa”. O un brano che faccia dimenticare le amnesie di programma per il sud: “Italia vera, vieppiù burina, vedrai: qualcosa c’inventiamo domattina”. O anche “Fischia il sasso, dei bambini, solidali con Salvini, che nel corpo ha la favilla, di quintali di Barilla”. Oppure, e chiudo: “Siamo la gente, che un dì diceva, mai un giorno insieme, sennò poi neva: grandi amici per questa sera, meno male che Silvio c’era”. Nel caso servisse consulenza, ben remunerata, mi trovate a prontialsaltodellaquaglia@repubblica.it. A presto.