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(ansa)

Gli equivoci di Mancini, da Benassi al 4-3-3

Sette giorni di cattivi pensieri. Le impressioni sulla Nazionale dopo l'1-1 con la Polonia. Il campionato europeo di disc dog. Le canzoni di Francesco De Gregori: ma davvero ne esistono di brutte?
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Qualche altra impressione sulla Nazionale di Mancini. La prima, e mi sforzo di rispettare le esigenze del ct, è che Mancini sapesse di avere sbagliato la formazione iniziale e fosse così contento del pareggio da profondersi, a fine partita, in elogi sproporzionati. Definire bellissimo il secondo tempo degli azzurri è più d'una forzatura dialettica, è un camuffamento della realtà. Certo, dopo il nulla del primo tempo bastava qualcosa per migliorare, e qualcosa c'è stato, ma non sufficiente a giustificare quel "bellissimo". Il pubblico di Bologna, città dove Mancini è calcisticamente cresciuto, è stato molto comprensivo, neanche un po' di disapprovazione all'ennesimo cross di Biraghi oltre il fondo. Sarà l'emozione del debutto, ma si son visti debutti migliori. E sentite frasi meno banali. "Se ho giocato male è perché mi hanno marcato stretto", ha detto Jorg…
Qualche altra impressione sulla Nazionale di Mancini. La prima, e mi sforzo di rispettare le esigenze del ct, è che Mancini sapesse di avere sbagliato la formazione iniziale e fosse così contento del pareggio da profondersi, a fine partita, in elogi sproporzionati. Definire bellissimo il secondo tempo degli azzurri è più d'una forzatura dialettica, è un camuffamento della realtà. Certo, dopo il nulla del primo tempo bastava qualcosa per migliorare, e qualcosa c'è stato, ma non sufficiente a giustificare quel "bellissimo". Il pubblico di Bologna, città dove Mancini è calcisticamente cresciuto, è stato molto comprensivo, neanche un po' di disapprovazione all'ennesimo cross di Biraghi oltre il fondo. Sarà l'emozione del debutto, ma si son visti debutti migliori. E sentite frasi meno banali. "Se ho giocato male è perché mi hanno marcato stretto", ha detto Jorginho. Be', non sarà stata la prima volta, in genere succede ai registi, più o meno arretrati, quand'era a Napoli lo marcavano, ma in Nazionale non c'è un Allan-coltellino svizzero. C'erano, spaesati e quasi dispersi, Gagliardini e Pellegrini. Nessuno ha sostenuto nessuno, naufragio del reparto e rispolvero del lancio lungo di Bonucci , una caratteristica che ormai non sorprenderebbe più nemmeno Andorra. Una caratteristica, aggiungo, che ha senso quando gli attaccanti si muovono per dettare il lancio, altrimenti vale come un accappatoio in un campo di nudisti.

Ma chi dettava il lancio? Balotelli non l'ha mai fatto ed era impensabile lo facesse a Bologna, fuori condizione com'era. "Mario ha bisogno di minutaggio", ha detto Mancini. Giustissimo. Ma allora perché dargli la maglia da titolare, perché non aspettare che il minutaggio ottimale lo raggiunga allenandosi e giocando nel suo club? Mancini con Balotelli ha un rapporto che varia dall'affettuoso al conflittuale. Sappia però che farlo giocare nelle condizioni di Bologna non rafforza la posizione del giocatore. Al contrario, la indebolisce, perché induce a pensare (magari sbagliando) che si applichino due pesi e due misure. Prima del Portogallo occorrerà decidere se il 4-3-3 è nelle corde di questa squadra. Finché Insigne fa il tiptap sulle sue mattonelle di sinistra e Bernardeschi a destra decide che solo lui può tirare verso la porta (non è una critica, almeno ci prova), no, non credo. E allora? 4-3-1-2 , con Bernardeschi accentrato in rifinitura e in avanti Chiesa, Belotti o Immobile, quando sarà pronto? O un più tranquillo e facile da gestire 4-4-2? Deciderà Mancini. M'aspettavo però che il ct tenesse in maggior conto le indicazioni del pur breve campionato. Esempio: c'è uno che ha aperto le partite della Fiorentina come cocomeri, si chiama Benassi: ha contrasto, tiro, facilità d'inserimento, tutte cose che servirebbero come il pane a una squadra che fa il primo tiro in porta dopo 73'. Benassi è rimasto in panchina. Mentre Gagliardini, dopo una stagione interista non positiva, come accade a molti che lasciano l'Atalanta, dove si gioca a memoria, è stato depennato dalla lista europea. E a Bologna ha giocato fino al termine.

Da Bologna ci spostiamo di pochi chilometri. Fino a Marzabotto. La vicenda del cretino di Marzabotto non è ancora conclusa. Sembrava, ma non è. E qui si continua a seguirla, valutandola, a modo suo, molto istruttiva. Il Comune di Marzabotto ha presentato ricorso contro l'archiviazione del procedimento aggrappandosi a un particolare che avevo notato perfino io. Il gip aveva ritenuto lo Stato italiano offeso dal gesto del cretino, ma il Comune solo danneggiato. E, in quanto tale, da non informare sull'archiviazione e quindi tagliato fuori da un eventuale ricorso. Perché se lo Stato è parte offesa non possono esserlo enti pubblici che rappresentano lo Stato? Vi terremo informati. Vi informiamo, intanto, che in Svizzera è in corso il campionato europeo di disc dog, detentore il romeno Adrian Stoica, che è pure campione mondiale. Una fotonotizia sul Corsera dà conto della sua esibizione nel giardino della Triennale di Milano, nella cornice di "Tempo delle donne" (sfugge il nesso: ndr). È come giocare a frisbee, ma tra uomo e cane, non tra due umani. Il pubblico sembra divertirsi, il cane non saprei dire. Nella stessa pagina un'intervista a Francesco De Gregori, che centellino con la devozione di un antico fan. "Vivo a passo d'uomo e mi piace contraddirmi. Ero scontroso, ora ho la dolcezza dell'età matura. Ho scritto anche delle canzoni brutte, ma le credevo belle". Stop. Invito i lettori a segnalarmi tre brutte canzoni di De Gregori, anche una o due se non arrivano a tre. Inviare a g.mura@ repubblica.it, possibilmente firmare, perditempo astenersi. Il primo lettore cui mi rivolgo è Francesco De Gregori: quale scarrafone ha cessato d'esser bello a mamma sua? I risultati saranno pubblicati tra due settimane, ci metterò anche le mie, dopo lunga riflessione.