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Quanto è amara la dolce vita

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Anniversari e cortocircuiti. Nell'estate di 60 anni fa si stava girando “La dolce vita”, ma a rivederla oggi, a parte che tutti costantemente fumavano in scena, sembra davvero girata stamattina.

Ed è un guaio che l'intero film sia rimasto impigliato ai celeberrimi fotogrammi del bagno notturno di Anita Eckberg a Fontana di Trevi, “Marcello, come here!”, perché quello spettacolo di spruzzi e gioia sensuale fa passare semmai in secondo piano ciò che dice a se stesso Mastroianni mentre si toglie le scarpe ed entra nell'acqua: “Ma sì, sto sbagliando tutto... Stiamo sbagliando tutto...”. Come se l'errore che ha portato l'Italia all'odierna infelicità fosse già allora nell'aria; come se dietro quell'antico pieno di antica bellezza e moderna euforia si nascondesse il vuoto che sta logorando la vita non solo pubblica di un paese tanto fragile quanto creativo.

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Anniversari e cortocircuiti. Nell'estate di 60 anni fa si stava girando “La dolce vita”, ma a rivederla oggi, a parte che tutti costantemente fumavano in scena, sembra davvero girata stamattina.

Ed è un guaio che l'intero film sia rimasto impigliato ai celeberrimi fotogrammi del bagno notturno di Anita Eckberg a Fontana di Trevi, “Marcello, come here!”, perché quello spettacolo di spruzzi e gioia sensuale fa passare semmai in secondo piano ciò che dice a se stesso Mastroianni mentre si toglie le scarpe ed entra nell'acqua: “Ma sì, sto sbagliando tutto... Stiamo sbagliando tutto...”. Come se l'errore che ha portato l'Italia all'odierna infelicità fosse già allora nell'aria; come se dietro quell'antico pieno di antica bellezza e moderna euforia si nascondesse il vuoto che sta logorando la vita non solo pubblica di un paese tanto fragile quanto creativo.

In realtà “La dolce vita” è ancora piena di sorprese. Vi si trovano Celentano, ad esempio, e Nico, la musa di Andy Wahrol; c'è il sacro che va a farsi benedire e un preannuncio di Vermicino; c'è la perdita del senso che si fa tragedia famigliare e ci sono i paparazzi, che preannunciano la grande e cinica messa in scena, il delitto perfetto, la sostituzione della realtà con l'apparenza.

Ma non è che ci si voglia improvvisare critici cinematografici, oltre tutto fuori tempo massimo. È che un paio di settimane orsono, a mezzanotte e mezza, Canale5 ha rimandato in onda il capolavoro di Fellini nella versione molto ben restaurata dalla Cineteca di Bologna, ma come d'abitudine delle reti Mediaset straordinariamente infarcita di pubblicità (cinque sei blocchi da dieci e più spot).

Ora, è noto che alla fine degli anni 80 proprio Fellini ingaggiò una battaglia contro le interruzioni, pure coniando lo slogan - “Non s'interrompe un'emozione” - utilizzato nel referendum antiberlusconiano (malamente sconfitto nel 1994). Però attenzione: sarà ormai l'abitudine, oppure una percezione personale, ma più che interrompere un'emozione, quegli spot la preparano, la colorano, la straniscono, la dilatano, proiettandola in un mondo di visioni e suoni che per uno curioso effetto si sovrascrive alla Dolce vita.

Due cuochi scemi alle prese con del tonno, “la tecnologia rivoluzionaria” di un dentifricio, una sventolona fasciata d'oro che ammicca al casinò on line, e balene, astronauti, audio in apnea: “leggere-attentamente-il-foglio-illustrativo”, marcette, festosi cortei sulla spiaggia, orrido piede afflitto da micosi delle unghie, battiti cardiaci, in primo piano il faccione di Mario Giordano che appallottola un foglio e promette: “Aspettatevi di tutto!”, lottatori di sumo col mal di schiena... Insomma: puro Fellini - ma senza poesia, senza magia, senza ironia, senza malinconia.