E le russe? Ah, le russe, le russe...
Si perdoni qui per un attimo l'esordio stereo-turbo sessista, ma con che cuore si finisce per tralasciare l'elemento femminile nella storiaccia petrolifera del Metropol? Non è che si riesce ad alleggerirla o magari a ingentilirla rispetto al serraglio di maschi dediti ad affari e potere, torvi ministri, loschi faccendieri, filosofi barbutissimi, e poi spionaggio, trame geopolitiche tra l'euro-asiatico e il rosso-bruno con il naturale contorno di mercenari, pseudo-attentati e perfino missiloni terra aria di sconsolata e macro-fallica suggestione?
Eh, chissà se basta che ben due dei russofili padanisti, Savoini e D'Amico, sono sposati a donne russe, rispettivamente Irina e Svetlana (quest'ultima, per quanto separata, già interprete di Bossi). Ma ecco che dopo un inquietante tricche tracche di rivelazioni, grazie al solito social autolesionista e retrodatato, sia pure di striscio è venuto fuori che in…
Si perdoni qui per un attimo l'esordio stereo-turbo sessista, ma con che cuore si finisce per tralasciare l'elemento femminile nella storiaccia petrolifera del Metropol? Non è che si riesce ad alleggerirla o magari a ingentilirla rispetto al serraglio di maschi dediti ad affari e potere, torvi ministri, loschi faccendieri, filosofi barbutissimi, e poi spionaggio, trame geopolitiche tra l'euro-asiatico e il rosso-bruno con il naturale contorno di mercenari, pseudo-attentati e perfino missiloni terra aria di sconsolata e macro-fallica suggestione?
Eh, chissà se basta che ben due dei russofili padanisti, Savoini e D'Amico, sono sposati a donne russe, rispettivamente Irina e Svetlana (quest'ultima, per quanto separata, già interprete di Bossi). Ma ecco che dopo un inquietante tricche tracche di rivelazioni, grazie al solito social autolesionista e retrodatato, sia pure di striscio è venuto fuori che in…
E le russe? Ah, le russe, le russe...
Si perdoni qui per un attimo l'esordio stereo-turbo sessista, ma con che cuore si finisce per tralasciare l'elemento femminile nella storiaccia petrolifera del Metropol? Non è che si riesce ad alleggerirla o magari a ingentilirla rispetto al serraglio di maschi dediti ad affari e potere, torvi ministri, loschi faccendieri, filosofi barbutissimi, e poi spionaggio, trame geopolitiche tra l'euro-asiatico e il rosso-bruno con il naturale contorno di mercenari, pseudo-attentati e perfino missiloni terra aria di sconsolata e macro-fallica suggestione?
Eh, chissà se basta che ben due dei russofili padanisti, Savoini e D'Amico, sono sposati a donne russe, rispettivamente Irina e Svetlana (quest'ultima, per quanto separata, già interprete di Bossi). Ma ecco che dopo un inquietante tricche tracche di rivelazioni, grazie al solito social autolesionista e retrodatato, sia pure di striscio è venuto fuori che in uno dei tanti appuntamenti moscoviti tornati sotto osservazione era presente anche un signore, l'imprenditore italiano Luca Picasso, che laggiù possiede una pregevole agenzia di modelle, a nome Moscow Starz.
Con la faccenda del petrolio sovranista, come ha ribadito lui stesso, non c'entra proprio. Si è solo fatto vedere, ma quale radiosa apparizione! Aitante, acchittato e soddisfatto, Picasso si è offerto agli sguardi con la bella Katya, una mannequin che nel suo book-profilo alterna sessioni di laurea e poligono di tiro, aggiungendo una considerazione anche di buonsenso: "Chi l'ha detto che i convegni hanno solo argomenti noiosi?". Quindi di rinforzo ha lodato Salvini e la Russia di Putin duplicandosi su Instagram con Alisa e Nargiza, donde il commento di un suo follower: "Altro che Salvini, scommetto che queste extracomunitarie le faresti entrare!".
Ora, si provi a digitare su google, come ha fatto il tenutario di questa rubrica bavosa, le parole "modelle russe": e scende giù il Mito. Splendide, alte, raffinate, fantastiche. Mogli perfette: "Femminilità agli eccessi, educazione, gentilezza, simpatia" osserva Gianni Bandiera, autore di "Come sposare una donna russa... e vivere per sempre felici e contenti" (Castelvecchi, 2012). E torna il malricordo di un programma su Rai1 che raffigurò le donne dell'Est come casalinghe eccelse, sempre sexy, "né tute né pigiamoni", che scodellano figli subito recuperando un fisico marmoreo, e vabbè.
Tra "007 dalla Russia con amore" e "Oci ciornie", l'immaginario maschile italiota sognerà pure stupidaggini di contrabbando, ma forse è meglio che andare da Putin col cappello in mano. Berlusconi, che su tutti e due i versanti dava i punti a tutti, aveva un sacco di amiche russe. Una, Raissa, si comprò un pappagallo e gli mise nome "Silvio".
Si perdoni qui per un attimo l'esordio stereo-turbo sessista, ma con che cuore si finisce per tralasciare l'elemento femminile nella storiaccia petrolifera del Metropol? Non è che si riesce ad alleggerirla o magari a ingentilirla rispetto al serraglio di maschi dediti ad affari e potere, torvi ministri, loschi faccendieri, filosofi barbutissimi, e poi spionaggio, trame geopolitiche tra l'euro-asiatico e il rosso-bruno con il naturale contorno di mercenari, pseudo-attentati e perfino missiloni terra aria di sconsolata e macro-fallica suggestione?
Eh, chissà se basta che ben due dei russofili padanisti, Savoini e D'Amico, sono sposati a donne russe, rispettivamente Irina e Svetlana (quest'ultima, per quanto separata, già interprete di Bossi). Ma ecco che dopo un inquietante tricche tracche di rivelazioni, grazie al solito social autolesionista e retrodatato, sia pure di striscio è venuto fuori che in uno dei tanti appuntamenti moscoviti tornati sotto osservazione era presente anche un signore, l'imprenditore italiano Luca Picasso, che laggiù possiede una pregevole agenzia di modelle, a nome Moscow Starz.
Con la faccenda del petrolio sovranista, come ha ribadito lui stesso, non c'entra proprio. Si è solo fatto vedere, ma quale radiosa apparizione! Aitante, acchittato e soddisfatto, Picasso si è offerto agli sguardi con la bella Katya, una mannequin che nel suo book-profilo alterna sessioni di laurea e poligono di tiro, aggiungendo una considerazione anche di buonsenso: "Chi l'ha detto che i convegni hanno solo argomenti noiosi?". Quindi di rinforzo ha lodato Salvini e la Russia di Putin duplicandosi su Instagram con Alisa e Nargiza, donde il commento di un suo follower: "Altro che Salvini, scommetto che queste extracomunitarie le faresti entrare!".
Ora, si provi a digitare su google, come ha fatto il tenutario di questa rubrica bavosa, le parole "modelle russe": e scende giù il Mito. Splendide, alte, raffinate, fantastiche. Mogli perfette: "Femminilità agli eccessi, educazione, gentilezza, simpatia" osserva Gianni Bandiera, autore di "Come sposare una donna russa... e vivere per sempre felici e contenti" (Castelvecchi, 2012). E torna il malricordo di un programma su Rai1 che raffigurò le donne dell'Est come casalinghe eccelse, sempre sexy, "né tute né pigiamoni", che scodellano figli subito recuperando un fisico marmoreo, e vabbè.
Tra "007 dalla Russia con amore" e "Oci ciornie", l'immaginario maschile italiota sognerà pure stupidaggini di contrabbando, ma forse è meglio che andare da Putin col cappello in mano. Berlusconi, che su tutti e due i versanti dava i punti a tutti, aveva un sacco di amiche russe. Una, Raissa, si comprò un pappagallo e gli mise nome "Silvio".