✕

La malinconia crepuscolare dell’ultimo canto di Battiato

2 minuti di lettura
Sta provocando disagi e polemiche, alcune esplicite e altre solo sussurrate, il Torneremo ancora di Franco Battiato. È una vecchia registrazione recuperata dai professionisti che gli stanno vicino e approvata da chi lo assiste, con grande amore, nella malattia. «Non c’è più nulla nei cassetti. Direi che questa è l’ultima», ha detto il manager Franz Cattini. Ma è solo un’impressione di canzone, un fragilissimo assemblaggio. La voce stanca e tremante risale, credo, al 2016, ma è così debole e incerta da sembrare la voce di oggi, quella che oggi ti aspetti da un artista malato, come fosse davvero la voce dell’ultima canzone, il suo swan song.

Ricordate David Bowie? Nascondendo la malattia anche ai musicisti, Bowie registrò il suo canto del cigno, quello che si innalza solo un attimo prima della morte e contro la morte. E infatti l’album Blackstar, che contiene Lazarus, uscì due giorn…
Sta provocando disagi e polemiche, alcune esplicite e altre solo sussurrate, il Torneremo ancora di Franco Battiato. È una vecchia registrazione recuperata dai professionisti che gli stanno vicino e approvata da chi lo assiste, con grande amore, nella malattia. «Non c’è più nulla nei cassetti. Direi che questa è l’ultima», ha detto il manager Franz Cattini. Ma è solo un’impressione di canzone, un fragilissimo assemblaggio. La voce stanca e tremante risale, credo, al 2016, ma è così debole e incerta da sembrare la voce di oggi, quella che oggi ti aspetti da un artista malato, come fosse davvero la voce dell’ultima canzone, il suo swan song.

Ricordate David Bowie? Nascondendo la malattia anche ai musicisti, Bowie registrò il suo canto del cigno, quello che si innalza solo un attimo prima della morte e contro la morte. E infatti l’album Blackstar, che contiene Lazarus, uscì due giorni dopo il funerale: “Guardami, sono in Paradiso…”. Per fortuna è molto diverso il caso di Battiato, la cui malattia è di quelle che rendono assenti a se stessi benché, secondo la testimonianza del suo manager, “non si possa dire che Franco stia male”.

Torneremo ancora resta una rimanenza, una di quelle che le case discografiche ritrovano frugando in tutti i cassetti. In genere sono hurra postumi, rimasterizzati, arricchiti e stracotti, e ci basta ricordare l’accanimento archeologico su Lucio Battisti. Qui però la rimanenza sembra sceneggiata come l’istante d’uscita, come le ultima verba che esprimono l’essenza di un uomo, nel tentativo di proporre (ingabbiare?) la complessità di una vita, di un viso e di una voce in una canzone risolutiva: «Il timbro sicuro e trasparente d’un tempo e il canto che evocava mondi lontanissimi sono sostituiti da un eloquio tremante che rende emozionante una canzone altrimenti ordinaria per gli standard dell’artista» ha scritto su Rolling Stone Claudio Todesco.

Nell’atto unico di Cechov, l’ultima recitazione — Il canto del cigno — del grande attore vecchio e sofferente in un teatro vuoto è il momento in cui «il cuore si fa freddo e buio come una cantina». Torneremo ancora si aggiunge a 14 pezzi di successo eseguiti da Battiato con la Royal Philarmonic Concert Orchestra. Il brano è stato lanciato insieme a un video. Le immagini, cucite in studio, di un Battiato pettinato, propongono, inevitabilmente male, la spontaneità, il “candid”, il “not posed”: al piano e sul divano; e poi, davanti a un computer, è come se occhi e mani avessero interrotto la loro fatica appena ora. Il montaggio ingenuo (quanto ingenuo?) suggerisce una partecipazione attiva e consapevole.

Ma il corpo smarrito più che al cigno di Cechov rimanda a quello di Baudelaire: «Penso al mio grande cigno, e ai folli gesti suoi, come a un esiliato…». Alla fine il sospetto di posticcio può persino impedirti di ascoltare il swan song, come è accaduto a me. Ho vinto il turbamento e l’imbarazzo un po’ con il coraggio della ragione critica e un po’ assecondandoli con la più crepuscolare malinconia del cuore.