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La prima cosa bella di mercoledì 6 novembre

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La prima cosa bella di mercoledì 6 novembre è la pace, non nel mondo, ma almeno nel Bronx. Esce oggi per Add una graphic novel dal titolo Ghetto Brothers (autori Julian Voloj e Claudia Ahlering, prefazione di Jovanotti) che ricorda come la si raggiunse, nel 1971, dopo una serie di scontri sanguinosi tra bande. La cosa bella è il personaggio che la propiziò. Il suo soprannome era Yellow Benji. Il nome vero Benjamin Melendez. Era un immigrato. La sua famiglia era arrivata a New York da Portorico quando lui aveva 8 anni. Erano di religione ebrea, ma in segreto. Discendevano dai marrani, costretti a convertirsi al cattolicesimo dall’inquisizione spagnola, ma rimasti in privato fedeli all’ebraismo. Per non farsi mancare niente, lui si innamorò di una ragazza cinese, di qui il “giallo” del nomignolo. Amava complicarsi la vita e per riuscirci si mise a capo di una gang chiamata Ghetto Brothers. I suoi amici morivano ammazzati, dalla …
La prima cosa bella di mercoledì 6 novembre è la pace, non nel mondo, ma almeno nel Bronx. Esce oggi per Add una graphic novel dal titolo Ghetto Brothers (autori Julian Voloj e Claudia Ahlering, prefazione di Jovanotti) che ricorda come la si raggiunse, nel 1971, dopo una serie di scontri sanguinosi tra bande. La cosa bella è il personaggio che la propiziò. Il suo soprannome era Yellow Benji. Il nome vero Benjamin Melendez. Era un immigrato. La sua famiglia era arrivata a New York da Portorico quando lui aveva 8 anni. Erano di religione ebrea, ma in segreto. Discendevano dai marrani, costretti a convertirsi al cattolicesimo dall’inquisizione spagnola, ma rimasti in privato fedeli all’ebraismo. Per non farsi mancare niente, lui si innamorò di una ragazza cinese, di qui il “giallo” del nomignolo. Amava complicarsi la vita e per riuscirci si mise a capo di una gang chiamata Ghetto Brothers. I suoi amici morivano ammazzati, dalla droga o dai colpi di una gang rivale. Finché lui passò dall’altra parte, che non era una diversa organizzazione, ma la convivenza pacifica fra tutte. Che sia stato Benji a propiziarla non è strano. Era il più indicato perché aveva già dentro di sé mondi diversi e li teneva insieme. Quelli dell’identità unica e da mantenere non sanno pensare che a stare sopra gli altri, a qualunque costo. I loro cosiddetti ragionamenti sfociano presto nella violenza. Eppure chi vuole la pace deve trattare pure con questi, anche se verrebbe spontaneo fare altro. Ci vuole pazienza. Ci vuole una gran pazienza. Ci vuole una grande, grande, grande pazienza.