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La fine del proletariato

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Le tanto invocate "politiche per la natalità" (più asili nido, più servizi, meno precariato, agevolazioni per la casa) sono sacrosante e pare che funzionino, per esempio in Francia. Ma il primo killer della natalità, come sanno bene i demografi, è proprio il benessere. La natalità incontrollata va di pari passo con la miseria e l'abbandono. "Il letto della fame è fecondo", disse Malthus.

Uno degli indicatori di integrazione avvenuta, per gli immigrati in Europa, è il brusco calo della natalità. Lo stesso termine "proletario" ci ricorda che il solo bene sicuramente disponibile, per i poveri, era la prole. I contadini facevano dieci o quindici figli perché avevano bisogno di braccia, la mortalità infantile era messa nel conto, e il trattore fu uno dei più potenti fattori di controllo delle nascite.

La società dei consumi, poi, ha sviluppato tipi umani (noi) piuttosto gaudenti, abituati a stare bene e non troppo avvezzi alla fatica e al sacrificio. Allevare figli, oltre che una delle attività più naturali per ogni tipo di essere vivente, è una magnifica esperienza: ma è faticoso, e distrae dal sé. Non credo che Narciso avrebbe avuto figli, nel caso fosse sopravvissuto alla contemplazione estatica di se stesso. Questa parte del discorso (si fanno meno figli perché siamo, uomini e donne, molto ma molto occupati a vivere per noi stessi) è più sgradevole e dunque più difficile da dire. Faticosa anch'essa. Eppure è un pezzo evidente del problema. Gli asili nido servono e devono essere fatti. L'attitudine a mettere al mondo altri esseri umani dipende però anche da fattori, come dire, più personali.
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