Conversazione con Amos Oz sulla scrittura e altri piaceri
Lara Crinò , di LARA CRINO'Per non sentirsi soli in questi giorni di clausura ecco un (bel) dialogo intimo tra il grande autore israeliano e la sua editor. Pagina dopo pagina, ci sembra di sedere allo stesso tavolo dello scrittore scomparso nel 2018
In questi giorni di clausura capita di sentirsi soli. Fortunatamente ci sono buoni libri da leggere. Uno di questi è Sulla scrittura, sull'amore, sulla colpa e altri piaceri (Feltrinelli), un dialogo tra lo scrittore israeliano Amos Oz e la sua editor, Shira Haddad. Pubblicato dopo la morte di Oz, scomparso nel 2018, si sviluppa come una conversazione affettuosa, quasi intima, in cui al lettore, pagina dopo pagina, pare di sedere allo stesso tavolo dello scrittore.
Ed è il suo mestiere, la routine della scrittura, il mistero della nascita di una storia, il primo argomento di cui Oz chiacchiera con l'amica Shira: la sveglia all'alba, un'abitudine mai perduta da quando viveva ad Arad e in cinque minuti a piedi si ritrovava a passeggiare nel deserto del Negev; il mondo silenzioso di quelle prime ore del giorno e, dopo una breve camminata, il ritorno a casa per mettersi davanti al foglio bianco. Le scritture, le riscritture, i romanzi terminati e pubblicati,…
Ed è il suo mestiere, la routine della scrittura, il mistero della nascita di una storia, il primo argomento di cui Oz chiacchiera con l'amica Shira: la sveglia all'alba, un'abitudine mai perduta da quando viveva ad Arad e in cinque minuti a piedi si ritrovava a passeggiare nel deserto del Negev; il mondo silenzioso di quelle prime ore del giorno e, dopo una breve camminata, il ritorno a casa per mettersi davanti al foglio bianco. Le scritture, le riscritture, i romanzi terminati e pubblicati,…
In questi giorni di clausura capita di sentirsi soli. Fortunatamente ci sono buoni libri da leggere. Uno di questi è Sulla scrittura, sull'amore, sulla colpa e altri piaceri (Feltrinelli), un dialogo tra lo scrittore israeliano Amos Oz e la sua editor, Shira Haddad. Pubblicato dopo la morte di Oz, scomparso nel 2018, si sviluppa come una conversazione affettuosa, quasi intima, in cui al lettore, pagina dopo pagina, pare di sedere allo stesso tavolo dello scrittore.
Ed è il suo mestiere, la routine della scrittura, il mistero della nascita di una storia, il primo argomento di cui Oz chiacchiera con l'amica Shira: la sveglia all'alba, un'abitudine mai perduta da quando viveva ad Arad e in cinque minuti a piedi si ritrovava a passeggiare nel deserto del Negev; il mondo silenzioso di quelle prime ore del giorno e, dopo una breve camminata, il ritorno a casa per mettersi davanti al foglio bianco. Le scritture, le riscritture, i romanzi terminati e pubblicati, raramente riletti, e quelli abbandonati.
Ciò che si può raccontare e ciò che non si può raccontare (l'odore terribile di un campo di battaglia, “nemmeno in Guerra e pace di Tolstoj, nemmeno nella battaglia di Borodino”) ma soprattutto la curiosità, grande motore della narrazione ma anche grande motore della vita: “Ho l'impressione che una persona curiosa sappia persino amare meglio”. Oz e Haddad parlano infatti anche d'altro: l'amore, gli uomini e le donne, la solitudine, la perdita, la morte. E in ogni porzione di questo dialogo riaffiorano le figure della vita di Oz, tra tutti la madre Fania, meravigliosa e struggente figura del suo autobiografico Storia d'amore e di tenebra, e i protagonisti degli altri suoi romanzi, da Michael Mio a Giuda.
Nello sguardo di Oz sul mondo e sugli uomini c'è la consapevolezza dell'avventura mirabile della vita. I suoi fallimenti, i dolori, ma anche la dolcezza dei gesti quotidiani. C'è l'attenzione per le emozioni, ma anche la capacità di capire cosa ci guida quando siamo comunità. Sedetevi a quel tavolo con lui, sarà come aver trascorso qualche ora con un amico.
Il libro
Sulla scrittura, sull’amore, sulla colpa e altri piaceri di Amos Oz (Feltrinelli, pagg. 176, euro 15)
Ed è il suo mestiere, la routine della scrittura, il mistero della nascita di una storia, il primo argomento di cui Oz chiacchiera con l'amica Shira: la sveglia all'alba, un'abitudine mai perduta da quando viveva ad Arad e in cinque minuti a piedi si ritrovava a passeggiare nel deserto del Negev; il mondo silenzioso di quelle prime ore del giorno e, dopo una breve camminata, il ritorno a casa per mettersi davanti al foglio bianco. Le scritture, le riscritture, i romanzi terminati e pubblicati, raramente riletti, e quelli abbandonati.
Ciò che si può raccontare e ciò che non si può raccontare (l'odore terribile di un campo di battaglia, “nemmeno in Guerra e pace di Tolstoj, nemmeno nella battaglia di Borodino”) ma soprattutto la curiosità, grande motore della narrazione ma anche grande motore della vita: “Ho l'impressione che una persona curiosa sappia persino amare meglio”. Oz e Haddad parlano infatti anche d'altro: l'amore, gli uomini e le donne, la solitudine, la perdita, la morte. E in ogni porzione di questo dialogo riaffiorano le figure della vita di Oz, tra tutti la madre Fania, meravigliosa e struggente figura del suo autobiografico Storia d'amore e di tenebra, e i protagonisti degli altri suoi romanzi, da Michael Mio a Giuda.
Nello sguardo di Oz sul mondo e sugli uomini c'è la consapevolezza dell'avventura mirabile della vita. I suoi fallimenti, i dolori, ma anche la dolcezza dei gesti quotidiani. C'è l'attenzione per le emozioni, ma anche la capacità di capire cosa ci guida quando siamo comunità. Sedetevi a quel tavolo con lui, sarà come aver trascorso qualche ora con un amico.
Il libro
Sulla scrittura, sull’amore, sulla colpa e altri piaceri di Amos Oz (Feltrinelli, pagg. 176, euro 15)