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Illustrazione di Manuele Fior da Celestia  

Il canto di Celestia ci salverà

Manuele Fior ha appena pubblicato la seconda puntata del suo ultimo graphic: un'opera rarefatta, sospesa tra riferimenti reali e immaginari, ombre e presagi. Da leggere e rileggere in questi giorni
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Tutto è straniante oggi. Più di tutto Venezia che nessuno, mai, ha visto così. Il senso di vuoto è una vertigine. Non ci sono suoni che rimbalzano tra le calli, solo il lento sciabordio delle acque. Venezia è Celestia. Un luogo non luogo: “Il lento procedere del vaporetto attraverso la notte era come il passaggio di un pensiero coerente attraverso il subconscio”, scriveva Iosif Brodskij nel 1989 in Fondamenta degli incurabili (e che vertigine leggere anche questo titolo con gli occhi di adesso).

Manuele Fior mette queste parole in apertura di questo suo nuovo graphic novel in due puntate (la seconda e ultima uscita pochi giorni fa), un'opera rarefatta, sospesa tra riferimenti reali e immaginari, tra aperitivo e telepatia, ombre e presagi. Come questo che recita il protagonista chiamato Pierrot, con una lacrima disegnata che gli scende dall'occhio: “Quando il buio viene nel campo/ i vampiri si stringono al capezzale/ ti stro…
Tutto è straniante oggi. Più di tutto Venezia che nessuno, mai, ha visto così. Il senso di vuoto è una vertigine. Non ci sono suoni che rimbalzano tra le calli, solo il lento sciabordio delle acque. Venezia è Celestia. Un luogo non luogo: “Il lento procedere del vaporetto attraverso la notte era come il passaggio di un pensiero coerente attraverso il subconscio”, scriveva Iosif Brodskij nel 1989 in Fondamenta degli incurabili (e che vertigine leggere anche questo titolo con gli occhi di adesso).

Manuele Fior mette queste parole in apertura di questo suo nuovo graphic novel in due puntate (la seconda e ultima uscita pochi giorni fa), un'opera rarefatta, sospesa tra riferimenti reali e immaginari, tra aperitivo e telepatia, ombre e presagi. Come questo che recita il protagonista chiamato Pierrot, con una lacrima disegnata che gli scende dall'occhio: “Quando il buio viene nel campo/ i vampiri si stringono al capezzale/ ti strozzano sul ramo del pino/ nell'ora in cui l'aria si ferma sospeso su un muro di marmo/ un peso sul filo del tempo/ una voce mi implora dal fondo/ ma io non sento la fine salire dall'acqua fin dentro le vene/ per portarti via, ultima cosa, bella/ tenera rondinella/ non fiato sul morto!/ Resto. Prima che il silenzio lo aiuti”.

Gli amici gli dicono: “Bella poesia”. Pierrot risponde: “Non è una poesia, è un presagio”. Telepatia. Come quella che mi ha portato a scrivere per consigliare di leggere Celestia a chi -tutti in Italia- sta chiuso in casa con pensieri ambivalenti e complessi, a chi cerca un rifugio. Telepatia come quella che, proprio mentre sto scrivendo mi porta un pensiero e un disegno di Manuele per tutti noi. Come spiega nella sua lettera da Parigi (pubblicata su Repubblica insieme a un disegno inedito per i nostri lettori), in Celestia c'è un canto, un canto di bambini, un canto di speranza per il mondo: quello stesso canto che lui, a Parigi dove lavora e vive, ha visto nei video che vengono dall'Italia, canti di amore e di speranza che risuonano nelle città deserte facendo risuonare la vita.

Leggete Celestia. Ascoltate il canto: “Il mio nome è bambino ma nel futuro mi chiameranno uomo”. Già: un “suono antico”, un “canto del mattino”. La vita che combatte. La vita.

Il libro
Celestia, vol. 2 di Manuele Fior è pubblicato da Oblomov (pagg. 136, euro 18)