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Charles Dickens (1812-1870) 

Quando Dickens inventò il legal thriller

In giorni in cui si cerca l'evasione intelligente, ma anche proposte di alta qualità per dare valore al nostro tempo, "Casa desolata", uno dei capolavori dello scrittore inglese, rappresenta l'unione perfetta tra le due esigenze
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Se siete, come chi scrive, fra i tantissimi appassionati duri e puri di legal thriller - nelle forme più varie, dalla narrativa ai film fino alle serie tv; se non riuscite a resistere, quando vedete su un bancone un libro di John Grisham o Scott Turow; se sapete a memoria le sequenze clou di un film cult del genere come Codice d'onore (1992, regia di Rob Reiner, Tom Cruise e Jack Nicholson protagonisti); se avete visto più di una volta le infinite stagioni di Law and Order, allora il consiglio - in queste giornate difficili, in cui l'evasione intelligente diventa un bene primario - è di tuffarvi nella madre di tutti i romanzi giudiziari: Casa desolata di Charles Dickens, pubblicato per la prima volta a puntate tra il 1852 e il 1853, e qui da noi disponibile nell'edizione Einaudi. Opera comunque imperdibile per qualsiasi lettore, al di là delle preferenze verso questo o quell'altro tipo di narrazione.

Torrenziale, appassionante, tesa, la sto…
Se siete, come chi scrive, fra i tantissimi appassionati duri e puri di legal thriller - nelle forme più varie, dalla narrativa ai film fino alle serie tv; se non riuscite a resistere, quando vedete su un bancone un libro di John Grisham o Scott Turow; se sapete a memoria le sequenze clou di un film cult del genere come Codice d'onore (1992, regia di Rob Reiner, Tom Cruise e Jack Nicholson protagonisti); se avete visto più di una volta le infinite stagioni di Law and Order, allora il consiglio - in queste giornate difficili, in cui l'evasione intelligente diventa un bene primario - è di tuffarvi nella madre di tutti i romanzi giudiziari: Casa desolata di Charles Dickens, pubblicato per la prima volta a puntate tra il 1852 e il 1853, e qui da noi disponibile nell'edizione Einaudi. Opera comunque imperdibile per qualsiasi lettore, al di là delle preferenze verso questo o quell'altro tipo di narrazione.

Torrenziale, appassionante, tesa, la storia raccontata dal grandissimo autore inglese ha al centro una causa legale che si trascina per un tempo infinito, registrata nella cancelleria come "Jarndyce contrio Jarndyce": una contesa tra eredi (o presunti tali) su una residenza del Lincolnshire che dà titolo al libro. La rappresentazione di questo lunghissimo procedimento, e dell'ambiente in cui si svolge, è formidabile: Dickens ci trasporta davvero nei meandri della burocrazia tribunalizia, con i giudici e gli avvocati, con i suoi riti, i suoi miti, il suo formalismo che raramente conduce alla scoperta della verità.

Pur non essendo solo un pretesto, ma al contrario uno dei cuori pulsanti del romanzo, l'aspetto giudiziario (così come l'aspetto giallo, che compare a un certo punto della narrazione) ovviamente non ne esaurisce la ricchezza. Che si incarna in tutta la folla di personaggi di cui facciamo conoscenza, di primo piano o comprimari. A cominciare da Esther, che incontriamo come giovane donna dal futuro incerto, e il cui destino si intreccerà a quello della Casa desolata.

Evasione intelligente, dicevamo all'inizio. E in un certo senso è vero, la lettura è avvincente e lascia senza fiato. Ma questo è un capolavoro di Dickens, e la piacevolezza non è che una parte di un tutto di altissima letteratura. Perché come fece notare Vladimir Nabokov, uno dei più grandi ammiratori del libro,  in quell'aula di tribunale c'è di più: c'è "il dualismo che permea l'intera opera, con il male quasi altrettanto forte del bene, incarnato nella Corte di giustizia. Una sorta d'inferno, con i suoi diavoli emissari e una serie di diavoli minori, persino negli abiti, neri e logori". Caro Grisham, fatti più in là...