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 Cesare Pavese e l'attrice Constance Dowling 

Ritroviamo la primavera nelle poesie di Cesare Pavese

L'autore de "La luna e i falò" voleva essere ricordato come poeta. A 70 anni dalla morte vi proponiamo, insieme a Mariarosa Masoero, la direttrice del Centro Studi a lui dedicato, di rileggere il suo ultimo canzoniere
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“Sarà un cielo chiaro. / S’apriranno le strade”. Questi due versi non sono l’invocazione di un cittadino che immagina, speranzoso, il giorno in cui si potrà di nuovo uscire di casa dopo l’isolamento. Sono le parole di Cesare Pavese, della sua Passerò per Piazza di Spagna, datata 28 marzo 1950. Una poesia, ci racconta al telefono Mariarosa Masoero, direttrice del Centro studi Gozzano Pavese dell’Università di Torino, “che è forse una delle più belle sulla primavera”. Fa parte del canzoniere di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, uscito postumo per Einaudi in un’edizione curata da Italo Calvino e Massimo Mila. Era stato ritrovato in una cartellina, pronto per la stampa, in casa editrice.

È il 1951, Pavese si è suicidato il 27 agosto dell’anno prima. Poche poesie per un volumetto che non conta più di 40 pagine e include il canzoniere La terra e la…
“Sarà un cielo chiaro. / S’apriranno le strade”. Questi due versi non sono l’invocazione di un cittadino che immagina, speranzoso, il giorno in cui si potrà di nuovo uscire di casa dopo l’isolamento. Sono le parole di Cesare Pavese, della sua Passerò per Piazza di Spagna, datata 28 marzo 1950. Una poesia, ci racconta al telefono Mariarosa Masoero, direttrice del Centro studi Gozzano Pavese dell’Università di Torino, “che è forse una delle più belle sulla primavera”. Fa parte del canzoniere di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, uscito postumo per Einaudi in un’edizione curata da Italo Calvino e Massimo Mila. Era stato ritrovato in una cartellina, pronto per la stampa, in casa editrice.

È il 1951, Pavese si è suicidato il 27 agosto dell’anno prima. Poche poesie per un volumetto che non conta più di 40 pagine e include il canzoniere La terra e la morte, del ’45 - dedicato ad un'altra musa. Riscoprirle è un modo ideale per celebrare l’autore nel settantennale della morte: “Pavese nasce poeta e muore poeta e ci teneva tantissimo ad essere ricordato come tale”, concorda Masoero.

(…) Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane –
(…)

[da Passerò per Piazza di Spagna]

Sono versi intrisi di un senso di speranza, di illusione per il futuro, di celebrazione e attesa della primavera, che è un balsamo per noi che stiamo a casa e aspettiamo la nostra liberazione – che arriverà, ormai lo sappiamo, a un passo dall’estate.

Proviamo a capirne di più. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi è un canzoniere amoroso, che prende il titolo proprio dal primo verso di quella che è una delle sue poesie più struggenti. Ma di chi sono quegli occhi?
“Di Constance Dowling, per gli amici Connie, un’attrice americana che Pavese conosce nel Capodanno del '50. L’anno appena concluso è stato per lui molto impegnativo. Ha pubblicato la trilogia La bella estate e in sette settimane ha scritto La luna e i falò. Conosce Connie, insomma, e a lei dedica dieci poesie, di cui due in inglese, ognuna con una data, dall’11 marzo all’11 aprile. Il 26 aprile, nel suo diario, Pavese scrive: ‘Certo in lei non c’è soltanto lei, ma tutta la mia vita passata (…), il mio mestiere. Lei è la poesia, nel più letterale dei sensi. Possibile che non l’abbia sentito?’”.

Connie è la poesia, però anche la morte. Perché?
“Alla morte Pavese pensa fin da ragazzo: è il vizio assurdo, come si legge in un verso, di pensare alla morte. E dirà anche, queste poesie sono venute con te (Connie, ndr.) e con te se ne vanno”.

Connie, infatti, lo abbandona.
“Tutti i suoi amori sono stati sfortunati e sproporzionati. Gli amici lo consideravano ingenuo. Connie torna in America e succede un fatto che dà scandalo. Il 24 giugno 1950, dopo essere stato sempre secondo, Pavese vince il premio Strega con La bella estate, ma alla cerimonia si presenta accompagnato da Doris, la sorella di Connie. Spera in qualche modo di farla tornare. A marzo erano stati insieme a Cervinia, ad aprile a Roma…”.

Ma Connie non torna.
“Non è solo per questo che si toglie la vita. L’anno 1950, scrive in una lettera, gli sembra riassuntivo di tutto quello che ha fatto. Ha la netta sensazione di aver detto e dato tutto quello che poteva. Tenta l’ultimo mestiere, quello dello sceneggiatore, l’ultima grande illusione. Scrive otto soggetti cinematografici per Connie, tutti d’un fiato, e con quello spera di riattirarla in Italia, a Roma, ma li propone a registi sproporzionati, contatta De Sica e Zavattini. Che però avevano impegni, come gli rispondono, per due anni almeno; non riescono nemmeno a leggerli”.

Torniamo alla poesia. In cosa è diversa dagli altri canzonieri?
“I versi sono brevi, è una produzione esile, legata all’amore, in cui cita tutta una tradizione, Leopardi, Petrarca, e poeti a lui più vicini: quando troviamo ‘scenderemo nel gorgo muti’ è preso dai Mottetti di Eugenio Montale. Ma non c’è la novità di Lavorare stanca, con quel verso lungo, narrativo”.

Cambia anche la musa. E qui si parla di amore e di bella stagione.
“I termini 'marzo' e ‘primavera’ sono ossessivi in questa raccolta, appaiono rispettivamente dieci e sei volte, mentre in Lavorare stanca compaiono tre volte in tutto. E Pavese li accompagna all’uso del futuro ('Sarai tu, ferma e chiara', ndr.) che tradisce questa dimensione onirica di sogno e sottolinea al contempo l’estraneità del poeta all’amore”.

Cosa sta facendo il Centro Studi Cesare Pavese per prepararsi al settantenario della morte, nonostante il coronavirus?
“Abbiamo in programma un convegno, Dialoghi con i classici, il 3 e 4 novembre all’Università di Torino. Sarà dedicato al rapporto tra Pavese e la cultura classica”.

Gli originali di lettere, manoscritti e altre carte di Cesare Pavese sono consultabili online e gratuitamente su www.hyperpavese.com

Il libro. "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi", Cesare Pavese, Einaudi, 41 pagg., 8 euro