Alle origini del rap con Public Enemy & Co.
Ernesto Assante , di ERNESTO ASSANTE
Era il 1988, trentadue anni fa, quando scrivevo righe come queste: “No, non si tratta di musica soltanto, non è semplicemente una moda quella del rap: è, per le nuove generazioni nere, quello che è stato il punk per i giovani bianchi una decina di anni fa, un modo di affermare, il più rumorosamente possibile, la loro presenza, la loro volontà di cambiamento, la loro forza espressiva, al di fuori dei grandi meccanismi del business. E, rispetto al punk, il rap è ancora più chiaro e più facilmente comprensibile e comunicabile, perché più che arte musicale è arte di parole, arte di suoni. L'hip hop vive nel mondo dei suoni, non in quello della musica ha detto recentemente Max Roach, uno dei grandi batteristi del jazz moderno ed è per questo che è così rivoluzionario. Il popolo nero ha sempre dimostrato che il mondo dei suoni è più grande di quello della musica e che no…
Era il 1988, trentadue anni fa, quando scrivevo righe come queste: “No, non si tratta di musica soltanto, non è semplicemente una moda quella del rap: è, per le nuove generazioni nere, quello che è stato il punk per i giovani bianchi una decina di anni fa, un modo di affermare, il più rumorosamente possibile, la loro presenza, la loro volontà di cambiamento, la loro forza espressiva, al di fuori dei grandi meccanismi del business. E, rispetto al punk, il rap è ancora più chiaro e più facilmente comprensibile e comunicabile, perché più che arte musicale è arte di parole, arte di suoni. L'hip hop vive nel mondo dei suoni, non in quello della musica ha detto recentemente Max Roach, uno dei grandi batteristi del jazz moderno ed è per questo che è così rivoluzionario. Il popolo nero ha sempre dimostrato che il mondo dei suoni è più grande di quello della musica e che non tutto deve necessariamente cadere sotto le abituali definizioni della musica occidentale”.
Andiamo a riscoprire allora quella che è stata la “Old school”, ovvero i padri dell’odierno rap, quelli che anche prima di trentadue anni fa hanno aperto la strada e acceso la miccia di un genere che si è evoluto in maniera incredibile e di un linguaggio che è diventato globale. Lo facciamo con una playlist che Repubblica vi propone su Apple Music, intitolata Hip hop, the classics, the best, che con cinquantasei brani prova a disegnare un piccolo, anche se necessariamente incompleto, ritratto della prima grande ondata del rap, quella dei “padri fondatori”, quella di artisti che hanno tracciato la strada, lasciato un segno, determinato molto di quello che è accaduto dopo.
Parliamo di star indiscusse e indiscutibili come i Public Enemy, che con la loro musica e le loro rime hanno ispirato intere generazioni di artisti afroamericani; parliamo di star come Ice T o Ice Cube, diventati addirittura superstar in cinema e televisione; parliamo di Grandmaster Flash che con i suoi Furious Five predicava nei ghetti contro violenza e cocaina; parliamo di Eric B. & Rakim, che hanno trasformato i campionamenti in opere d’arte; o ancora di band come Naughty by Nature, A Tribe Called Quest, House of Pain, o dei leggendari Run DMC che hanno creato la miscela esplosiva di rock e rap, o ancora degli N.W.A., acronimo di Niggaz Wit Attitudes o di Afrika Bambaataa, e l’elenco potrebbe continuare a lungo, un capolavoro dopo l’altro, un successo dietro l’altro.
Ai più giovani questa roba, che in alcuni casi ha una quarantina di anni alle spalle, potrà sembrare vecchia, ma di certo oggi non ci sarebbe nessuna delle star del rap o della trap senza la musica contenuta in questa playlist, ricca di ricordi per chi ha passato la sua giovinezza negli anni Ottanta e i primi Novanta e di sorprese per chi vuole riscoprire le radici del rap.
Se di queste radici volete sapere di più allora vale la pena vedere su YouTube Founding Fathers – The untold story of hip hop che ha come narratore d’eccezione Chuck D dei Public Enemy, un tributo a tutti gli artisti, celebri e soprattutto meno noti, che hanno contribuito alla nascita del genere.
Molto bello, molto ricco, molto interessante è anche un lungo (quasi due ore) documentario realizzato da Ice T e Andy Baybutt, intitolato Something from nothing, disponibile su YouTube. È un preziosissimo lavoro che Ice T ha fatto andando a incontrare moltissimi dei protagonisti principali della scena hip hop, realizzato nel 2012, cercando quindi di raccontare l’arte del rap non solo ricostruendone le origini ma anche cercando di tracciarne l’evoluzione, le differenti strade che ha preso, gli esperimenti e i fallimenti, l’impatto, sia positivo che negativo, che ha avuto sulla cultura afroamericana.
Anche il cinema ha raccontato molto il rap, gli ambienti dove è cresciuto e si è sviluppato e le storie a esso collegato. Uno dei primi film sul tema, molto bello e candidato all’Oscar nel 1992 è Boyz n the hood che trovate su Apple TV e su Chili, primo film diretto da John Singleton, con Laurence Fishburne, Cuba Gooding Jr e Ice Cube.
Apple TV e Chili hanno anche un altro classico film dell’epoca, New Jack City (con imperdibile colonna sonora e omonimo album di Ice T), diretto da Mario Van Peebles e interpretato da Wesley Snipes, Chris Rock e Ice T.
Imperdibile però è il film che racconta la storia della band californiana dei N.W.A., che al suo interno vedeva la presenza di Eazy-E, di Ice Cube e di Dr. Dre. Realizzato nel 2015, diretto da Gary Gray, campione di incasso negli Stati Uniti e buon successo ovunque, Straight Outta Compton, che trovate in streaming su Apple TV, Chili, Google Play, Tim Vision, è un bel film, con tutta la storia della band e dei suoi protagonisti, oltre che di tutti quelli che si sono mossi attorno al gruppo nel tempo, compresi Tupac e Snoop Dogg.
Andiamo a riscoprire allora quella che è stata la “Old school”, ovvero i padri dell’odierno rap, quelli che anche prima di trentadue anni fa hanno aperto la strada e acceso la miccia di un genere che si è evoluto in maniera incredibile e di un linguaggio che è diventato globale. Lo facciamo con una playlist che Repubblica vi propone su Apple Music, intitolata Hip hop, the classics, the best, che con cinquantasei brani prova a disegnare un piccolo, anche se necessariamente incompleto, ritratto della prima grande ondata del rap, quella dei “padri fondatori”, quella di artisti che hanno tracciato la strada, lasciato un segno, determinato molto di quello che è accaduto dopo.
Parliamo di star indiscusse e indiscutibili come i Public Enemy, che con la loro musica e le loro rime hanno ispirato intere generazioni di artisti afroamericani; parliamo di star come Ice T o Ice Cube, diventati addirittura superstar in cinema e televisione; parliamo di Grandmaster Flash che con i suoi Furious Five predicava nei ghetti contro violenza e cocaina; parliamo di Eric B. & Rakim, che hanno trasformato i campionamenti in opere d’arte; o ancora di band come Naughty by Nature, A Tribe Called Quest, House of Pain, o dei leggendari Run DMC che hanno creato la miscela esplosiva di rock e rap, o ancora degli N.W.A., acronimo di Niggaz Wit Attitudes o di Afrika Bambaataa, e l’elenco potrebbe continuare a lungo, un capolavoro dopo l’altro, un successo dietro l’altro.
Ai più giovani questa roba, che in alcuni casi ha una quarantina di anni alle spalle, potrà sembrare vecchia, ma di certo oggi non ci sarebbe nessuna delle star del rap o della trap senza la musica contenuta in questa playlist, ricca di ricordi per chi ha passato la sua giovinezza negli anni Ottanta e i primi Novanta e di sorprese per chi vuole riscoprire le radici del rap.
Se di queste radici volete sapere di più allora vale la pena vedere su YouTube Founding Fathers – The untold story of hip hop che ha come narratore d’eccezione Chuck D dei Public Enemy, un tributo a tutti gli artisti, celebri e soprattutto meno noti, che hanno contribuito alla nascita del genere.
Molto bello, molto ricco, molto interessante è anche un lungo (quasi due ore) documentario realizzato da Ice T e Andy Baybutt, intitolato Something from nothing, disponibile su YouTube. È un preziosissimo lavoro che Ice T ha fatto andando a incontrare moltissimi dei protagonisti principali della scena hip hop, realizzato nel 2012, cercando quindi di raccontare l’arte del rap non solo ricostruendone le origini ma anche cercando di tracciarne l’evoluzione, le differenti strade che ha preso, gli esperimenti e i fallimenti, l’impatto, sia positivo che negativo, che ha avuto sulla cultura afroamericana.
Anche il cinema ha raccontato molto il rap, gli ambienti dove è cresciuto e si è sviluppato e le storie a esso collegato. Uno dei primi film sul tema, molto bello e candidato all’Oscar nel 1992 è Boyz n the hood che trovate su Apple TV e su Chili, primo film diretto da John Singleton, con Laurence Fishburne, Cuba Gooding Jr e Ice Cube.
Apple TV e Chili hanno anche un altro classico film dell’epoca, New Jack City (con imperdibile colonna sonora e omonimo album di Ice T), diretto da Mario Van Peebles e interpretato da Wesley Snipes, Chris Rock e Ice T.
Imperdibile però è il film che racconta la storia della band californiana dei N.W.A., che al suo interno vedeva la presenza di Eazy-E, di Ice Cube e di Dr. Dre. Realizzato nel 2015, diretto da Gary Gray, campione di incasso negli Stati Uniti e buon successo ovunque, Straight Outta Compton, che trovate in streaming su Apple TV, Chili, Google Play, Tim Vision, è un bel film, con tutta la storia della band e dei suoi protagonisti, oltre che di tutti quelli che si sono mossi attorno al gruppo nel tempo, compresi Tupac e Snoop Dogg.