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Ska revival, una playlist per "pogare"

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Alla fine del 1978 un giovanotto di Coventry, Jerry Dammers, porta in studio di incisione la sua band, gli Specials, per registrare il primo singolo del gruppo, che sarebbe stato pubblicato dalla sua nuova etichetta, la Two Tone Records. Era l’inizio di un piccolo grande fenomeno, quello dello ska revival.

Lo ska è uno dei progenitori del reggae, nato in Giamaica negli anni a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta e portato al successo da band leggendarie come gli Skatalites, Laurel Aitken e Desmond Dekker, ma venne pian piano superato e sostituito da altri ritmi, più lenti, che portarono direttamente alla nascita del reggae. A riscoprirlo e a metterlo in sintonia con la generazione inglese che veniva scossa dal punk furono i gruppi della Two Tone, Specials innanzitutto, e poi Selecters, ai quali seguirono i Madness, i Beat, i Bad Manners, le Bodysnatchers e molti altri.

Si intitola Ska revival la playlist che vi proponiamo su Apple Music, presupponendo che abbiate…
Alla fine del 1978 un giovanotto di Coventry, Jerry Dammers, porta in studio di incisione la sua band, gli Specials, per registrare il primo singolo del gruppo, che sarebbe stato pubblicato dalla sua nuova etichetta, la Two Tone Records. Era l’inizio di un piccolo grande fenomeno, quello dello ska revival.

Lo ska è uno dei progenitori del reggae, nato in Giamaica negli anni a cavallo tra i Cinquanta e i Sessanta e portato al successo da band leggendarie come gli Skatalites, Laurel Aitken e Desmond Dekker, ma venne pian piano superato e sostituito da altri ritmi, più lenti, che portarono direttamente alla nascita del reggae. A riscoprirlo e a metterlo in sintonia con la generazione inglese che veniva scossa dal punk furono i gruppi della Two Tone, Specials innanzitutto, e poi Selecters, ai quali seguirono i Madness, i Beat, i Bad Manners, le Bodysnatchers e molti altri.

Si intitola Ska revival la playlist che vi proponiamo su Apple Music, presupponendo che abbiate anche qualche nozione di passi di danza (ma basta "pogare", ovvero saltare su e giù, o seguire i semplici gesti dei Madnes in One step beyond per passare una serata in allegria) e che i vicini vogliano sopportare per qualche ora la vostra irrefrenabile allegria, è quindi tutta orientata allo ska revival, con una selezione dei brani più celebri della grande ondata di band inglesi, e qualche cosa d’oltreoceano. Ci sono quindi i gruppi già citati, ma anche UB40, No Doubt, Rancid, Ska-P, a testimonianza della duratura vitalità del genere, che una volta tornato in auge non ci ha più, per fortuna, lasciato.

All’epoca lo ska revival era molto vicino alle tensioni del punk, ma aveva un atteggiamento generale più “politico”, soprattutto nella produzione degli Specials, e allo stesso tempo meno nichilista e più incline al divertimento. Era rigorosamente anti tatcheriano, vista l’epoca, e fortemente antirazzista, testimoniando questo sia nell’etichetta e nel nome stesso della Two Tone, in bianco e nero, sia nella composizione multirazziale di molte delle band.

Per non parlare dell’eleganza dello stile, mutuato per intero dai mod, compreso l’uso delle lambrette superaccessoriate. Lo stile era veloce, musicalmente molto più ricco di quello dello ska originale, meno vicino al soul e più al rock. Riascoltare oggi brani come Too Much Pressure, Baggy Trousers o Mirror in the Bathroom procura immenso piacere, divertimento e allegria, ma mai in maniera stupida e volatile.

Vale la pena, però, andare a ricostruire la storia dello ska revival e della Two Tone, gli anni della Tatcher in Inghilterra, quelli dell’esplosione del punk ma anche della violenza dei fascisti del National Front, la musica che scendeva nelle strade e che portava una nuova generazione a diventare protagonista. C’è un bellissimo documentario su YouTube che potete trovare con il titolo Two Tone Britain, che racconta la storia di quegli anni e la storia dell’etichetta di Coventry che mise in moto il fenomeno, con molte interviste e brani live.

Molto più recente è una bella ricostruzione fatta da Noisey nella sua serie “Under the influence”, intitolata semplicemente: 2 Tone Ska, che parte dalla storia della Giamaica e della sua musica per arrivare a raccontare, con la voce di Tim Armstrong, come lo ska revival abbia influenzato la cultura giovanile e il nostro mondo.

Due band vanno ascoltate e conosciute per bene, gli Specials e i Madness. I primi ve li consigliamo in tre versioni diverse: quella d’epoca, con un live del 1980 in Giappone, “The Specials live in Japan 1980 HQ”, che cattura tutta l’energia della formazione di Jerry Dammers, Terry Hall, Lynval Golding e Neville Staple nel pieno dell’esplosione del genere, e quella più recente, con un bellissimo live di qualche anno fa, per le celebrazioni del loro trentennale, “The Specials 30th Anniversary Tour”, con una formazione priva di alcuni dei componenti originali ma assolutamente divertenti ed esplosivi. E poi una chicca, una canzone sola, You’re wandering now, che gli Specials eseguono dal vivo con la grandissima Amy Winehouse.

Per i Madness, oltre a tutto quello che potete trovare su YouTube con live di tutte le epoche, dove l’urlo collettivo di One Step Beyond è assolutamente liberatorio, c’è anche un bellissimo documentario che narra la nascita del gruppo, Take it or Leave it, diretto da Dave Robinson, che era anche il loro discografico alla Stiff Records, nel 1981.