Moby Dick: una sfida artistica, narrativa ed economica
Anna Bandettini , di ANNA BANDETTINIUno spettacolo all’aperto per migliaia di spettatori, con cento attori tra professionisti e non e la costruzione in tempo reale di una scena monumentale che diventa il ventre della balena bianca e insieme la nave Pequod. È la sfida vinta del Teatro dei Venti e del regista visionario Stefano Tè
È stata una sfida che ha affascinato pubblici e critici di vari paesi: una sfida artistica, narrativa, economica, uno spettacolo all’aperto per migliaia di spettatori, con cento attori tra professionisti e non e la costruzione in tempo reale di una scena monumentale che diventa il ventre della balena bianca e insieme la nave Pequod. Perché è di Moby Dick che si parla, il capolavoro di Melville, qui nell’allestimento di un piccolo gruppo di teatro di Modena, il Teatro dei Venti, e di un regista dalla vocazione visionaria come Stefano Tè, 43 enne, che ha lavorato con l’adattamento drammaturgico di Giulio Sonno.
Ora questo spettacolo, ma anche la sua ideazione e tutto il progetto che lo ha sostenuto, è raccontato e mostrato in un video Moby Dick o il Teatro dei Venti di Raffaele Manco in streaming oggi con vimeo (in italiano e nell’edizione con sottotitoli in inglese) e ancora sulla pagina facebook del Teatro dei Venti e per una…
Ora questo spettacolo, ma anche la sua ideazione e tutto il progetto che lo ha sostenuto, è raccontato e mostrato in un video Moby Dick o il Teatro dei Venti di Raffaele Manco in streaming oggi con vimeo (in italiano e nell’edizione con sottotitoli in inglese) e ancora sulla pagina facebook del Teatro dei Venti e per una…
È stata una sfida che ha affascinato pubblici e critici di vari paesi: una sfida artistica, narrativa, economica, uno spettacolo all’aperto per migliaia di spettatori, con cento attori tra professionisti e non e la costruzione in tempo reale di una scena monumentale che diventa il ventre della balena bianca e insieme la nave Pequod. Perché è di Moby Dick che si parla, il capolavoro di Melville, qui nell’allestimento di un piccolo gruppo di teatro di Modena, il Teatro dei Venti, e di un regista dalla vocazione visionaria come Stefano Tè, 43 enne, che ha lavorato con l’adattamento drammaturgico di Giulio Sonno.
Ora questo spettacolo, ma anche la sua ideazione e tutto il progetto che lo ha sostenuto, è raccontato e mostrato in un video Moby Dick o il Teatro dei Venti di Raffaele Manco in streaming oggi con vimeo (in italiano e nell’edizione con sottotitoli in inglese) e ancora sulla pagina facebook del Teatro dei Venti e per una settimana, anche sulla piattaforma Doc a casa.
Il documentario ripercorre le tappe che hanno portato all’originalissimo spettacolo: tre anni di preparazione, una macchina scenica di otto tonnellate e tredici metri di altezza che si sposta all’interno di una piazza con cento persone tra attori e figuranti selezionati nei luoghi del disagio sociale, e non solo, nei posti in cui viene presentato. E una compagnia che, pur non essendo una solida istituzione, ha voluto pensare in grande: il Teatro dei Venti, fondato 15 anni fa da Stefano Tè con un’attenzione particolare alla funzione sociale del proprio lavoro. Di Stefano Tè è nota la passione per il romanzo di Melville dove ha visto “una metafora della vita degli artisti, di noi teatranti, sempre sulla strada del rischio, sempre a inseguire un sogno, una meta piena di imprevisti" ha spiegato in una intervista a Repubblica. "Sì, Moby Dick per me è questo desiderio continuo di raggiungere una meta che pare impossibile, come nei sogni e negli incubi del capitano Achab che non si dà pace nella sua lotta contro la balena bianca, ma anche in quelli di Ishmael, il marinaio. La caccia di Moby Dick è l'inseguimento di un’illusione.”
Ora questo spettacolo, ma anche la sua ideazione e tutto il progetto che lo ha sostenuto, è raccontato e mostrato in un video Moby Dick o il Teatro dei Venti di Raffaele Manco in streaming oggi con vimeo (in italiano e nell’edizione con sottotitoli in inglese) e ancora sulla pagina facebook del Teatro dei Venti e per una settimana, anche sulla piattaforma Doc a casa.
Il documentario ripercorre le tappe che hanno portato all’originalissimo spettacolo: tre anni di preparazione, una macchina scenica di otto tonnellate e tredici metri di altezza che si sposta all’interno di una piazza con cento persone tra attori e figuranti selezionati nei luoghi del disagio sociale, e non solo, nei posti in cui viene presentato. E una compagnia che, pur non essendo una solida istituzione, ha voluto pensare in grande: il Teatro dei Venti, fondato 15 anni fa da Stefano Tè con un’attenzione particolare alla funzione sociale del proprio lavoro. Di Stefano Tè è nota la passione per il romanzo di Melville dove ha visto “una metafora della vita degli artisti, di noi teatranti, sempre sulla strada del rischio, sempre a inseguire un sogno, una meta piena di imprevisti" ha spiegato in una intervista a Repubblica. "Sì, Moby Dick per me è questo desiderio continuo di raggiungere una meta che pare impossibile, come nei sogni e negli incubi del capitano Achab che non si dà pace nella sua lotta contro la balena bianca, ma anche in quelli di Ishmael, il marinaio. La caccia di Moby Dick è l'inseguimento di un’illusione.”