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(afp)

Outlook | Chi scommette sulla ripresa

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Questo è il numero di giovedì 30 aprile 2020 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento a Rep:. Per attivare l'iscrizione clicca qui.
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Il Nasdaq ha quasi cancellato le perdite da coronavirus; gli annunci pubblicitari su Facebook si stabilizzano e accennano a risalire. Ci vuol coraggio a essere ottimisti in una settimana in cui l'America ha 3,8 milioni di disoccupati aggiuntivi (per un totale di 30 milioni), il Pil del primo trimestre ha perso il 4,8% e quello del secondo viene previsto a meno 35%. Però gli investitori e un pezzo di economia reale stanno puntando su una ripresa in tempi brevi, una seconda metà dell'anno di segno completamente diverso dalla prima.

Ottimisti anche i cinesi, ma fino a un certo punto. Finalmente il partito comunista ha deciso la data di convocazione dell'assemblea nazionale del popolo, uno dei grandi appuntamenti politici dell'anno. Sarà il 22 maggio e questo annuncio è un potente messaggio di ritorno alla normalità. Però su Xi Jinping pesa la previsione del Fmi di una crescita del Pil cinese dell'1,3% a fine anno: una catastr…
Il Nasdaq ha quasi cancellato le perdite da coronavirus; gli annunci pubblicitari su Facebook si stabilizzano e accennano a risalire. Ci vuol coraggio a essere ottimisti in una settimana in cui l'America ha 3,8 milioni di disoccupati aggiuntivi (per un totale di 30 milioni), il Pil del primo trimestre ha perso il 4,8% e quello del secondo viene previsto a meno 35%. Però gli investitori e un pezzo di economia reale stanno puntando su una ripresa in tempi brevi, una seconda metà dell'anno di segno completamente diverso dalla prima.

Ottimisti anche i cinesi, ma fino a un certo punto. Finalmente il partito comunista ha deciso la data di convocazione dell'assemblea nazionale del popolo, uno dei grandi appuntamenti politici dell'anno. Sarà il 22 maggio e questo annuncio è un potente messaggio di ritorno alla normalità. Però su Xi Jinping pesa la previsione del Fmi di una crescita del Pil cinese dell'1,3% a fine anno: una catastrofe.

STATI UNITI
Alcune sedute di recupero di Wall Street, in particolare il Nasdaq, non fanno che confermare che questa crisi ha già dei vincitori, i colossi tecnologici americani. Non tutti sono uguali, sia chiaro. Apple è la più fragile nel gruppo di testa, sia per la dipendenza dalle fabbriche cinesi sia per i prezzi troppo alti dei suoi iPhone. Facebook m'interessa perché contiene un indicatore congiunturale: l'andamento della pubblicità ci racconta molto sullo stato d'animo delle imprese. Dopo un calo, gli investimenti pubblicitari su Facebook si sono stabilizzati e accennano ad aumentare. Naturalmente con un calo dei prezzi medi (meno 16%). È un indicatore realistico: il mondo delle imprese - quelle che pensano di sopravvivere - sta già guardando al dopo-crisi e investe nella pubblicità perché crede a una ripresa della domanda; al tempo stesso il livello dei prezzi si adegua a un'economia impoverita. Tra i segnali positivi dall'economia reale aggiungo la notizia di Macy's che riapre a breve scadenza 68 grandi magazzini.

Il banchiere centrale degli Stati Uniti, Jerome Powell, dice alla politica: dovete spendere di più, molto di più. Il messaggio del presidente della Federal Reserve non è banale, dato che Casa Bianca e Congresso hanno già realizzato manovre di spesa pubblica che si avvicinano ai 3.000 miliardi di dollari, circa il 20% del Pil americano.

Nell'economia reale un punto dolentissimo rimane l'industria alimentare. È sotto stress per molteplici ragioni. Nell'agricoltura le penurie di manodopera stanno costringendo alla distruzione di eccedenze. Diversi impianti di trasformazione sono chiusi per coronavirus; quelli che non lo sono registrano scioperi e proteste per la mancanza di sicurezza. Infine c'è tutta la logistica a valle che fatica a riorganizzarsi per inseguire gli spostamenti della domanda (chiusura di ristoranti; aumento della spesa nei supermercati). In prospettiva molti prevedono un aumento del costo del lavoro, il che è abbastanza contro-intuitivo in una fase di disoccupazione di massa.

Vendetta di Trump contro l'eterno nemico Jeff Bezos? Il governo federale mette le filiali estere di Amazon nella lista dei pirati, perché su quelle piattaforme circolano troppi prodotti contraffatti. Non ci sono conseguenze immediate però questo è un regalo politico e legale ad altri nemici di Amazon, in particolare Commissione di Bruxelles ed alcuni governi europei.

ASIA
Appuntamento a Pechino il 22 maggio per i 5.000 delegati dell'assemblea del popolo. L'evento fa parte del cerimoniale politico cinese, ma è anche un raduno di massa con rischi potenziali di contagio proprio nella capitale dove risiede la nomenclatura. Dopo aver cancellato questo appuntamento a marzo, la riconvocazione a fine maggio è un sicuro segnale di fiducia. In fondo il rinvio è stato di soli due mesi e mezzo. Xi Jinping evidentemente è convinto di aver sconfitto il virus. Gli resta da sconfiggere la crisi economica, e non sarà così facile. L'assemblea legislativa è un rituale dove non si decide nulla, i parlamentari (che sono scelti dal partito, non eletti dal popolo) ratificano decisioni già prese dai vertici. In quell'occasione però vengono solitamente annunciati gli obiettivi di crescita economica. Se la Cina si vede costretta a rinunciare a una crescita del 5,6% sarà una prova drammatica per il regime. È dalla rivolta democratica di Piazza Tienanmen nel 1989 che i cinesi non affrontano uno scenario economico così deprimente. Intanto fra i segnali di una normalizzazione accelerata c'è il ripristino di molti voli fra tre aeroporti cinesi e quello di Seul, Corea del Sud.

EUROPA
Nel mondo post-pandemia avremo un'Europa dirigista e assistenzialista, dove gli aiuti di Stato saranno tornati in auge. Per quanto tempo? Margrethe Vestager, la danese che è vicepresidente della Commissione europa nonché commissaria alla concorrenza, cerca di farci credere che la sospensione delle regole contro gli aiuti di Stato sarà breve, e presto tutto tornerà come prima. Ma lei ha un ruolo da interpretare, un'ortodossia da difendere. La vischiosità della storia fa prevedere che una volta riabilitato lo statalismo per ragioni di forza maggiore, smontarlo sarà un processo lungo e difficile. Da marzo l'ufficio della Vestager ha dato il via libera a miliardi di aiuti pubblici per salvare aziende agonizzanti. Prima di tornare allo status quo pre-coronavirus, bisognerà avere un'economia risanata e vigorosa. Da notare che in passato le norme contro gli aiuti di Stato furono anche un potente arsenale geopolitico per colpire potentati stranieri: fu grazie a quelle norme che la Vestager condannò Apple a restituire le tasse non pagate all'Irlanda.
 
CONCLUSIONE
Philip Stephens sul Financial Times ci propone uno scenario post-pandemia dove Xi Jinping e Vladimir Putin sono i veri perdenti. La brutale frenata della crescita cinese e il crollo del petrolio sono i fatti che contano nel lungo termine. L'impressione che gli autocrati escano rafforzati da questa crisi è solo superficiale: certo che sanno maneggiare la propaganda meglio delle democrazie; ma di propaganda non si vive per sempre.