Dimmi un po'
Stefano Bartezzaghi, di STEFANO BARTEZZAGHIQuando ti dicono "per dirla in francese", sai già cosa devi aspettarti: un'enormità
"In francese". Quando ti dicono "per dirla in francese", sai già cosa devi aspettarti: un'enormità. Non nel senso di un'esagerazione, di una rodomontata, di un'espressione degna della "grandeur" attribuita a quelli che a volte ci si riferisce ancora con il giro di parole: "i cugini di Oltralpe".
No, "in francese" sta per espressione di schietto e forse inammissibile turpiloquio. Tecnicamente si tratta di un' "antifrasi": non si menziona il francese perché si ritiene che sia la lingua delle espressioni volgari ma, al contrario, proprio perché la si ritiene tipicamente raffinata.
Fino agli anni Ottanta (quando il francese era ancora considerato lingua internazionale al pari dell'inglese, o quasi) quando a qualcuno scappava un'imprecazione particolarmente esplicita si esclamava: "Oxford!". Oppure si diceva: «Così disse il conte».
L'aristocraz…
No, "in francese" sta per espressione di schietto e forse inammissibile turpiloquio. Tecnicamente si tratta di un' "antifrasi": non si menziona il francese perché si ritiene che sia la lingua delle espressioni volgari ma, al contrario, proprio perché la si ritiene tipicamente raffinata.
Fino agli anni Ottanta (quando il francese era ancora considerato lingua internazionale al pari dell'inglese, o quasi) quando a qualcuno scappava un'imprecazione particolarmente esplicita si esclamava: "Oxford!". Oppure si diceva: «Così disse il conte».
L'aristocraz…
"In francese". Quando ti dicono "per dirla in francese", sai già cosa devi aspettarti: un'enormità. Non nel senso di un'esagerazione, di una rodomontata, di un'espressione degna della "grandeur" attribuita a quelli che a volte ci si riferisce ancora con il giro di parole: "i cugini di Oltralpe".
No, "in francese" sta per espressione di schietto e forse inammissibile turpiloquio. Tecnicamente si tratta di un' "antifrasi": non si menziona il francese perché si ritiene che sia la lingua delle espressioni volgari ma, al contrario, proprio perché la si ritiene tipicamente raffinata.
Fino agli anni Ottanta (quando il francese era ancora considerato lingua internazionale al pari dell'inglese, o quasi) quando a qualcuno scappava un'imprecazione particolarmente esplicita si esclamava: "Oxford!". Oppure si diceva: «Così disse il conte».
L'aristocrazia è però decaduta anche come parametro di eleganza. Non sono più, cioè, i tempi in cui a un cinquantenne toscano sfuggì un'italianissima espressione da angiporto in presenza della marchesa madre, che lo redarguì: "Figlio, mi meraviglio che tu ti serva di certi vocaboli". E lui, pronto: "Madre, mi meraviglio che tu ne conosca il significato".
(dal numero del 17 maggio 2019 di Weekend)
No, "in francese" sta per espressione di schietto e forse inammissibile turpiloquio. Tecnicamente si tratta di un' "antifrasi": non si menziona il francese perché si ritiene che sia la lingua delle espressioni volgari ma, al contrario, proprio perché la si ritiene tipicamente raffinata.
Fino agli anni Ottanta (quando il francese era ancora considerato lingua internazionale al pari dell'inglese, o quasi) quando a qualcuno scappava un'imprecazione particolarmente esplicita si esclamava: "Oxford!". Oppure si diceva: «Così disse il conte».
L'aristocrazia è però decaduta anche come parametro di eleganza. Non sono più, cioè, i tempi in cui a un cinquantenne toscano sfuggì un'italianissima espressione da angiporto in presenza della marchesa madre, che lo redarguì: "Figlio, mi meraviglio che tu ti serva di certi vocaboli". E lui, pronto: "Madre, mi meraviglio che tu ne conosca il significato".
(dal numero del 17 maggio 2019 di Weekend)