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Shenzhen, folla con la mascherina nella metropoli che collega Hong Kong al resto della Cina (Noel Celius/AFP) (afp)

Outlook | La carta della flessibilità

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Questo è il numero di venerdì 22 maggio 2020 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento a Rep:. Per attivare l'iscrizione clicca qui.
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Oggi è in primo piano la Cina dove si è aperta la sessione legislativa dell'Assemblea del Popolo. Nel mondo fa notizia per l'assalto all'autonomia di Hong Kong: un pessimo segnale per il futuro dell'isola e forse anche del suo ruolo come piazza finanziaria e sede di multinazionali. Ma almeno altrettanto importante è la decisione di Xi Jinping di abbandonare il tradizionale obiettivo di crescita del Pil. Non accadeva dal 1994. È un segnale di incertezza, ma anche di flessibilità, come spiego più avanti. Avremo di nuovo un'iniezione di spesa pubblica per sostenere la ripresa cinese, con l'effetto collaterale di aumentare l'indebitamento. Incombe sempre il rischio di nuovi focolai di contagio, come si vede in questi giorni alla frontiera russa dov'è scattato un lockdown. Il pericolo maggiore riguarda le grandi metropoli costiere, ben più esposte al flusso d…
Oggi è in primo piano la Cina dove si è aperta la sessione legislativa dell'Assemblea del Popolo. Nel mondo fa notizia per l'assalto all'autonomia di Hong Kong: un pessimo segnale per il futuro dell'isola e forse anche del suo ruolo come piazza finanziaria e sede di multinazionali. Ma almeno altrettanto importante è la decisione di Xi Jinping di abbandonare il tradizionale obiettivo di crescita del Pil. Non accadeva dal 1994. È un segnale di incertezza, ma anche di flessibilità, come spiego più avanti. Avremo di nuovo un'iniezione di spesa pubblica per sostenere la ripresa cinese, con l'effetto collaterale di aumentare l'indebitamento. Incombe sempre il rischio di nuovi focolai di contagio, come si vede in questi giorni alla frontiera russa dov'è scattato un lockdown. Il pericolo maggiore riguarda le grandi metropoli costiere, ben più esposte al flusso di viaggiatori dall'estero. Infine le società cinesi devono fare i conti col nuovo embargo finanziario dagli Stati Uniti, la minaccia di radiarle dai listini delle Borse americane per mancanza di trasparenza dei bilanci.

Una sintesi di tutti i dati congiunturali usciti in America e in Europa ci dice questo: negli Stati Uniti la velocità della caduta di attività sta rallentando, così come rallenta l'aumento della disoccupazione. Cioè, stiamo sempre su una strada in forte discesa, però l'inclinazione di questa discesa è meno ripida e quindi il momento della ripresa si avvicina. Il danno sarà stato così pesante che i tempi di recupero saranno molto lunghi. Lo stesso vale per l'Europa con l'aggiunta delle due velocità: la Germania vede la luce in fondo al tunnel molto prima di Italia Francia Spagna. Su tutti incombe lo stesso rischio che riguarda la Cina, quello di una seconda ondata. A Washington le autorità sanitarie sono soprattutto spaventate per il prossimo autunno-inverno quando un ritorno di Covid rischia di mescolarsi con la classica influenza stagionale, che da sola fece 80.000 morti nel 2018.

STATI UNITI
È già cominciata la rivoluzione della grande distribuzione americana, alla riapertura di molti negozi l'esperienza del consumatore è molto diversa. Una visita in uno dei negozi della marca di abbigliamento American Eagle è istruttiva. All'ingresso un commesso regala mascherine, che è tassativo indossare, e uno scanner misura la temperatura corporea. Gli scaffali sono diminuiti per evitare l'affollamento. Un camerino su due (per provare gli abiti) è chiuso. Il pagamento avviene ad una cassa isolata da uno schermo di plexiglass e la cliente deve strapparsi la ricevuta da sola. Per chi sa già cosa comprare l'opzione che viene incentivata è la consegna della merce sul marciapiedi, fuori dal negozio. La filosofia della grande distribuzione è capovolta. Da sempre la logica dei negozi puntava a trattenere i consumatori, a farli indugiare, a prolungare la visita in modo da moltiplicare le tentazioni di acquisto. Ora al contrario si incentiva la rapidità della visita e della transazione. La catena Best Buy (elettronica, elettrodomestici, prodotti per la casa) chiede ai clienti di prendere appuntamento per accedere ai suoi negozi. Sephora non consente più di provarsi i profumi addosso. Vicino a casa mia a Manhattan c'è un AppleStore su Broadway che è un cantiere: fervono i lavori di ristrutturazione per ridisegnare gli spazi interni in vista delle nuove garanzie di sicurezza da offrire agli acquirenti.

Un'azienda pilota a cui tutti guardano è Starbucks, numero uno mondiale per la rete dei bar. Ha già recuperato l'80% del suo fatturato in Cina e il 60% negli Stati Uniti (rispetto ai dati di un anno fa). In America punta a ritrovare il 90% delle vendite entro l'inizio di giugno. Anche qui, grandi cambiamenti: Starbucks ha riconvertito i suoi bar come punti vendita per prodotti da asporto, o consegne a domicilio. Investe per potenziare la rete dei bar drive-in, accessibili in auto.

The Mall of America, celebre perché è il più grande di tutti i centri commerciali degli Stati Uniti, ha saltato due mesi di pagamenti delle rate dei suoi mutui, per un totale di 1,4 miliardi di dollari.
Un'idea nuova viene lanciata dalle compagnie assicurative americane: creare delle polizze che proteggano le aziende dai danni di una futura pandemia, con garanzia dello Stato.
Amazon ha avuto un balzo del +26% nel fatturato da gennaio a marzo, e si attende ancora di più nel secondo trimestre. Ma ha scontentato troppi clienti per i ritardi. E' stata gravida di conseguenze la sua scelta di concentrarsi sulle consegne di beni di prima necessità. Per le altre vendite, spesso le consegne sono state delegate ai venditori terzi, con effetti disastrosi sulla puntualità, e un boom di reclami per disservizi. Lo racconta in una lunga inchiesta il Washington Post, di proprietà dello stesso Jeff Bezos, fondatore e chief executive di Amazon. Un esempio di giornalismo indipendente.
E insieme con lo smart-working cresce la domanda per accessori che migliorino la qualità delle nostre videoconferenze. La Logitech della Silicon Valley è uno dei grandi vincitori di questa crisi, essendo il numero uno mondiale nelle webcam.  
Mark Zuckerberg non regala niente. All'indomani dell'annuncio che Facebook vuole spostare definitivamente sullo smart-working quasi cinquantamila dipendenti, cioè metà della sua forza lavoro, si scopre il trucco: molti di loro perderanno una parte dello stipendio. Se si trasferiscono a vivere in provincia per risparmiare sugli affitti esosi di San Francisco e della Silicon Valley, l'azienda abbasserà gli stipendi in proporzione al costo della vita.  

ASIA
Dunque per la prima volta da un quarto di secolo, il governo cinese abbandona la consuetudine di fissare un obiettivo per la crescita annua del suo Pil. Prima osservazione: non perdiamo un granché, anzi forse guadagniamo qualcosa in trasparenza, perché quella cifra esercitava una pressione sulle autorità locali, governatori delle provincie, e gli stessi istituti di statistica, per "manipolare" i numeri in modo da far fare bella figura al governo. Però è anche un gesto che conferma l'incertezza sul futuro. Xi Jinping non vuole impiccarsi ad una cifra, sia pure ridotta rispetto al 5,6% dell'anno scorso. Continua tuttavia a darsi un obiettivo riguardo al tasso di disoccupazione nei centri urbani, che non vuole far salire oltre il 6% rispetto al 5,5% dell'anno scorso. È realistico che questa crisi costi solo mezzo punto di disoccupazione urbana in più? Per riuscirci Xi prevede un aumento di spesa pubblica col rapporto deficit/Pil in aumento fino al 3,6%. Ripartono alla grande gli investimenti in infrastrutture. Pechino promette di mantenere gli impegni presi con gli Stati Uniti sull'aumento sostanziale delle sue importazioni di derrate alimentari dall'agro-business americano. Promette anche una politica più accogliente verso le multinazionali straniere. Ramoscelli d'ulivo, in netto contrasto con il pugno duro annunciato per Hong Kong. Su quest'ultimo, un'osservazione: una volta che Hong Kong avrà perso la sua autonomia e le regole del suo Stato di diritto, che ragione ci sarà per mettere la sede di una multinazionale lì anziché a Shanghai?

Il Congresso di Washington procede verso l'approvazione di una legge che imporrebbe sanzioni economiche alla Cina per il giro di vite repressivo su Hong Kong. Sarebbe un altro passo nell'escalation della tensione tra le due superpotenze. La legge però lascerebbe alla Casa Bianca una certa discrezionalità nell'applicare le sanzioni. In passato Trump ha attribuito scarsa importanza al tema dei diritti umani o dell'autonomia di Hong Kong, preferendo concentrarsi su temi economici. Questa volta subisce una pressione molto forte e concentrica: sia nel partito repubblicano sia tra i democratici cresce il peso dei falchi di politica estera e ciascuno si posiziona in vista dell'elezione del 3 novembre accreditandosi come il più duro con Xi Jinping.  

Nella guerra fredda anche le Borse stanno divorziando. Il gigante dell'economia digitale cinese Baidu si sta preparando ad essere espulso dal Nasdaq. Sarebbe la prima vittima eccellente del nuovo corso avviato negli Stati Uniti. Diventa più difficile l'accesso al mercato dei capitali americano per le società cinesi. Il Senato di Washington ha approvato all'unanimità una normativa che può bloccare la quotazione di aziende cinesi nelle Borse americane, se non rispettano le regole di trasparenza e di certificazione dei loro bilanci a cui sono soggette le loro concorrenti locali. Il titolo della legge è Holding Foreign Companies Accountable Act. A promuoverla è stato un senatore repubblicano, John Kennedy della Louisiana (nessun legame con la dinastia Kennedy di Boston), ma ha ottenuto anche i voti dei democratici. La Cina non è nominata esplicitamente e quindi la normativa si applica ad ogni azienda straniera, però è evidente quale sia il bersaglio principale. Non ne fa mistero il senatore Kennedy che su Twitter ha scritto: "Il partito comunista cinese imbroglia, questa legge gli impedirà di farlo sulle Borse americane". Kennedy ha fatto riferimento anche al pericolo per i fondi pensione americani, se investono in società cinesi dai bilanci opachi. Sul tema dei fondi pensione di recente è intervenuto Donald Trump con l'ordine al gestore delle pensioni per dipendenti federali di dismettere dal proprio portafoglio qualsiasi titolo cinese. La normativa varata al Senato si collega al ruolo delle società di auditing e certificazione dei bilanci, a loro volta regolate dal Public Company Accounting Oversight Board, un braccio della Securities and Exchange Commisssion che ha poteri di vigilanza sulle Borse. In certi casi il Public Company Accounting Oversight Board non è in grado di fare ispezioni sulle società di certificazioni di bilancio, per esempio se sono cinesi ed esterne alla sua giurisdizione. Con la nuova legge scatterebbe il divieto di quotarsi in una Borsa americana.

EUROPA
Sul Financial Times di oggi segnalo questa analisi poco lieta, a firma di Miles Johnson e Davide Ghiglione: il Pil italiano arretra di un quarto di secolo, il calo del 10% cancella tutti i progressi dal 1995. Intanto gli indicatori sulla Germania le assegnano già la vittoria nella gara delle ripartenze. L'indice IHS Markit flash (è quello che misura i piani di acquisto dei manager) per la Germania è rimbalzato dal minimo storico di aprile a quota 16,2 al 31,4 di marzo. È ancora in territorio negativo ma la curva di ripresa è un'impennata molto vigorosa. A prescindere dalla generosità della Merkel, le distanze tra le due Europe si allargano a dismisura.

CONCLUSIONE
Finisco su una nota positiva, dalla vita quotidiana dell'America in lockdown. Molti usano questa reclusione forzata per investire su se stessi. L'insegnamento online conquista anche gli adulti. È una reazione molto americana: non bisogna sprecare una crisi, c'è sempre un'opportunità dietro, magari quella di riqualificarsi, investire sulla propria professionalità, o addirittura cambiare mestiere. E così mentre i figli seguono le lezioni scolastiche a distanza, anche i genitori si iscrivono a corsi a pagamento. Quindi non solo yoga e pilates ma anche lezioni per programmatori informatici, consulenti finanziari, grafica su computer. Tra i più gettonati ci sono i cicli di lezioni di Coursera e Udemy, alcuni dei quali rilasciano attestati validi per conseguire abilitazioni professionali.