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Outlook | Big Tech e l’altra faccia della pandemia

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Questo è il numero di venerdì 19 giugno 2020 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento a Rep:. Per attivare l'iscrizione e scoprire tutte le newsletter di Repubblica clicca qui.
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Scrivo questa newsletter in trasferta nella Silicon Valley. Dove ieri sera un amico cameriere che lavora in un ristorante di Los Altos ha incassato una mancia da 700 dollari, da un cliente che è chief financial officer di una start-up. Aneddoto che serve a ricordarci l'altra faccia della pandemia: nella crisi generale, Big Tech scoppia di salute, trasuda opulenza e profitti. E nel banchetto dei suoi profitti record l'economia digitale elargisce qualcosa all'indotto, in senso lato: ieri sulla strada statale 92 dall'aeroporto di San Francisco a Half Moon Bay c'erano le code dei bei tempi. Forse attirate dalle spiagge, forse dalle annunciate riaperture delle wineries, vigneti-enoteche per le visite guidate con degustazione. Per dare un'idea della salute della Silicon Valley, e dei nuovi rapporti di forze nel capitalismo mondiale, Apple da sola vale più di tutte le aziende energetiche (compagnie petrolifere e del gas) messe insieme.

L'ultimo…
Scrivo questa newsletter in trasferta nella Silicon Valley. Dove ieri sera un amico cameriere che lavora in un ristorante di Los Altos ha incassato una mancia da 700 dollari, da un cliente che è chief financial officer di una start-up. Aneddoto che serve a ricordarci l'altra faccia della pandemia: nella crisi generale, Big Tech scoppia di salute, trasuda opulenza e profitti. E nel banchetto dei suoi profitti record l'economia digitale elargisce qualcosa all'indotto, in senso lato: ieri sulla strada statale 92 dall'aeroporto di San Francisco a Half Moon Bay c'erano le code dei bei tempi. Forse attirate dalle spiagge, forse dalle annunciate riaperture delle wineries, vigneti-enoteche per le visite guidate con degustazione. Per dare un'idea della salute della Silicon Valley, e dei nuovi rapporti di forze nel capitalismo mondiale, Apple da sola vale più di tutte le aziende energetiche (compagnie petrolifere e del gas) messe insieme.

L'ultimo tweet minaccioso di Trump parla di "decoupling totale dalla Cina", segno che il vertice delle Hawaii fra Mike Pompeo e il suo omologo cinese (di cui ho scritto oggi su Repubblica) non è andato bene. Ma la minaccia di "divorzio totale", che evidentemente si riferisce anche alla sfera economica, non impedisce al maggiore indice di Borsa cinese di essere in territorio positivo per il 2020. Proprio come il Nasdaq. America e Cina sono gemellate anche in questo: i loro investitori sono piuttosto ottimisti sull'uscita dalla crisi. Sul mercato azionario cinese si segnala anche il ritorno degli investitori esteri. Già a maggio gli stranieri avevano ripreso ad acquistare azioni sulle Borse cinesi, con un influsso netto di capitali pari a 4,8 miliardi di dollari. Segnalo questi dati con un'avvertenza che spero sia superflua per un pubblico di lettori avvertiti: non attribuisco virtù divinatorie alle Borse, gli investitori possono compiere errori di previsione madornali, ne dò conto perché il loro comportamento è indicativo di un'atmosfera psicologica, meno apocalittica di come viene spesso descritta. Un altro mercato che sta dando lo stesso messaggio è quello del petrolio, con i prezzi in risalita rispetto ai minimi, per le attese che la ripresa dei consumi energetici sia più veloce. Idem per il prezzo del rame, un metallo il cui andamento è un termometro dell'attività industriale.

STATI UNITI
Le multinazionali americane hanno rimpatriato una quota record dei profitti realizzati nel resto del mondo. Nel primo trimestre di quest'anno, in base ai dati sui movimenti di capitali registrati dal Dipartimento del Commercio, le multinazionali Usa hanno realizzato 115 miliardi di dollari di profitti all'estero, ma ne hanno rimpatriati di più: 124 miliardi. Quindi hanno attinto alle riserve estere per riportare cash a casa. E' il livello più alto nel rimpatrio di profitti, dopo il movimento che si registrò in seguito alla legge fiscale del 2017 che creava un forte incentivo al rimpatrio dei capitali parcheggiati offshore. Nell'ultimo trimestre del 2019, subito prima della pandemia, le multinazionali americane avevano rimpatriato solo il 60% degli utili realizzati all'estero. Questa decisione di riportare i capitali a casa è anzitutto un segnale di difficoltà, indica che le grandi aziende pensano di averne bisogno per fare fronte a perdite, oneri di ristrutturazione, piani di licenziamenti incentivati. La legge fiscale voluta da Trump dà molta flessibilità nel decidere queste operazioni di rimpatrio degli utili, perché crea una sorta di condono permanente.

La buona salute dei mercati finanziari americani aiuta anche le imprese straniere. Grandi aziende europee o cinesi stanno emettendo bond in gran quantità sul mercato americano, per beneficiare delle generose politiche di acquisto di obbligazioni private da parte della Federal Reserve. Tra i gruppi stranieri che hanno fatto mega-emissioni di bond ci sono il gigante belga delle birre Anheuser-Busch InBev e l'azienda tecnologica cinese Tencent. Si è invece ridotto il volume di emissioni di bond delle aziende americane in Europa, quelli che in gergo si chiamano "reverse yankees", perché le multinazionali Usa sono le prime a trovare vantaggioso il proprio mercato dei bond sostenuto dagli acquisti della banca centrale.

ASIA
Si parla spesso dei debiti della Cina: quelli del settore pubblico (Stato centrale più province) e quelli delle famiglie. Ma l'aumento più forte negli ultimi mesi è stato nell'indebitamento delle aziende: nel primo trimestre è balzato di 7% punti percentuali fino a valere il 129% del Pil. Il debito aggregato, tra Stato, famiglie e imprese, in Cina rappresenta oltre due volte e mezzo il Pil. Questi indicatori sono destinati a peggiorare in un anno di decrescita del Pil, che riduce il denominatore e rende proporzionalmente più pesanti i debiti.

Guai a chi si trova preso "in mezzo" alla tensione fra Stati Uniti e Cina. È il caso del Canada, che da più di un anno è vittima delle ritorsioni per avere arrestato la direttrice finanziaria di Huawei, dietro richiesta di estradizione emanata dalla giustizia di Washington. Mentre la top manager cinese è agli arresti domiciliari in una sontuosa villa nei pressi di Vancouver, la Cina ha arrestato e tenuto in carcere duro due diplomatici canadesi. Ora sono stati formalmente incriminati per spionaggio.

EUROPA
Da un comunicato dell'Ambasciata italiana a Washington: nel 2019 l'interscambio Italia-Usa ha superato la cifra record di 100 miliardi di dollari mentre gli investimenti diretti nelle due direzioni hanno toccato i 70 miliardi. In seguito a un incontro fra l'ambasciatore Varricchio e diversi esponenti della business community italiana, è emersa, cito "l'importanza di evitare in questa fase l'imposizione di nuovi dazi tra Usa e UE e di riprendere non appena possibile i contatti diretti con clienti e fornitori e i viaggi di lavoro di manager e tecnici". I dazi non dipendono da noi. In quanto ai viaggi, l'Alitalia li ha ripresi per modo di dire. Dopo un mese di totale interruzione nei collegamenti aerei fra l'Italia e l'intero emisfero occidentale, dal 3 giugno è stato ripristinato un solo volo diretto, New York-Roma. Ma non è neppure quotidiano, e le tariffe sono rincarate, nonostante l'azienda sia di fatto nazionalizzata. Ancora una volta i manager delle aziende italiane devono competere con un handicap di natura logistica e infrastrutturale rispetto ai loro concorrenti tedeschi, francesi, inglesi, olandesi.

CONCLUSIONE
Per due volte in una settimana la Corte suprema ha preso decisioni importanti, tutt'altro che scontate, sconfessando le politiche di Trump o i valori che lui rappresenta: prima nella sentenza che vieta la discriminazione contro i gay nel lavoro; poi salvando 700.000 figli di immigrati dal rischio di espulsione. Ogni volta questo è stato possibile perché dei giudici costituzionali di nomina repubblicana, compreso Gorsuch nominato da Trump, hanno scelto di allinearsi con la minoranza democratica. È un segnale che "c'è un giudice a Washington": i contropoteri, "checks and balance", nella più antica liberaldemocrazia occidentale funzionano più di quanto si creda. Aggiungiamoci le nette prese di distanza dei vertici militari, all'idea di usare le truppe in piazza che fu ventilata dal presidente. Merita un attimo di attenzione, per ricordarci che non tutto è marcio e decadente in quest'America.