Outlook | Il made in Italy nel mirino dei dazi
Federico Rampini , di FEDERICO RAMPINIQuesto è il numero di venerdì 26 giugno 2020 della newsletter Outlook, firmata da Federico Rampini. L'iscrizione è inclusa nell'abbonamento a Rep. Per attivare l'iscrizione e scoprire tutte le newsletter di Repubblica clicca qui
Dopo la pausa di ieri per il mio reportage dalla Silicon Valley trionfante, sono di ritorno a New York e ho un po' di cattive notizie da recuperare. Quella che riguarda più da vicino l'economia italiana è sulla minaccia di nuovi dazi americani. È una coda dell'antica vicenda Airbus, i sussidi statali al consorzio aeronautico per i quali l'Organizzazione mondiale del commercio ha condannato l'Europa ed ha autorizzato gli Stati Uniti a rivalersi con 7,5 miliardi di dollari di dazi. A ottobre arrivò la prima raffica di dazi al 25% su vini, formaggi, e altri prodotti alimentari. Il peggio potrebbe arrivare ora. Denunciando la mancanza di gesti da parte dell'Europa verso lo smantellamento dei sussidi, l'Amministrazione Trump è pronta a infliggere nuovi dazi al 100% sui vini europei, italiani inclusi, a partire dal 12 agosto. Il made in Italy è nel mirino anche per olio, pasta, caffè e biscotti, un valore totale di…
Dopo la pausa di ieri per il mio reportage dalla Silicon Valley trionfante, sono di ritorno a New York e ho un po' di cattive notizie da recuperare. Quella che riguarda più da vicino l'economia italiana è sulla minaccia di nuovi dazi americani. È una coda dell'antica vicenda Airbus, i sussidi statali al consorzio aeronautico per i quali l'Organizzazione mondiale del commercio ha condannato l'Europa ed ha autorizzato gli Stati Uniti a rivalersi con 7,5 miliardi di dollari di dazi. A ottobre arrivò la prima raffica di dazi al 25% su vini, formaggi, e altri prodotti alimentari. Il peggio potrebbe arrivare ora. Denunciando la mancanza di gesti da parte dell'Europa verso lo smantellamento dei sussidi, l'Amministrazione Trump è pronta a infliggere nuovi dazi al 100% sui vini europei, italiani inclusi, a partire dal 12 agosto. Il made in Italy è nel mirino anche per olio, pasta, caffè e biscotti, un valore totale di 3 miliardi di esportazioni annue.
STATI UNITI
Texas e Florida nei guai, costretti a rallentare il ritorno alla normalità: questo ritorno di coronavirus in molte parti d'America (soprattutto Sud e Ovest) è l'incognita numero uno per la ripresa. Ottimo il dato di maggio sulla ripresa-record dei consumi, +8,2%, però potrebbe essere una fiammata effimera se tornano delle forme di lockdown. A temperare le paure della seconda ondata rimane la forbice tra contagi che salgono del 40% e decessi che scendono del 30%. La spiegazione più diffusa è che il virus ora colpisce i giovani che in genere ne soffrono la forma lieve. Però a loro volta diventano portatori per il contagio degli anziani e altri soggetti a rischio.
1,4 miliardi di dollari di assegni del Tesoro Usa sono andati a persone decedute. Fa scandalo perché un milione di persone defunte hanno ricevuto quegli aiuti. Su una manovra da 3.000 miliardi la percentuale di errore può sembrare fisiologica, ma il numero assoluto è impressionante. Certo, è sempre meglio sbagliare per eccesso anziché per difetto. L'altro problema degli aiuti è quello dibattuto al Congresso in vista di una nuova manovra: la maggior parte delle indennità di disoccupazione scadranno a fine luglio, dopodiché milioni di lavoratori resteranno senza alcuna protezione; tuttavia l'attuale meccanismo in certi casi disincentiva i disoccupati dall'accettare offerte di lavoro. Le indennità sono più alte del salario minimo offerto in alcuni settori di attività.
La Federal Reserve impone condizioni più severe alle 33 banche più grandi, per erogare i suoi aiuti: non potranno usare quei fondi per il riacquisto di azioni proprie, e dovranno limitare la distribuzione di dividendi. Queste regole intendono evitare che siano gli azionisti, quindi la fascia più abbiente della società americana, i veri beneficiari della politica monetaria.
La Casa Bianca torna a progettare una politica industriale interventista per promuovere dei campioni nazionali nella telefonia 5G contro la tecnologia made in China. Pur di sbarrare la strada a Huawei l'Amministrazione Trump rilancia un'idea già discussa all'inizio dell'anno: sovvenzionare le due aziende europee che sono le uniche alternative a Huawei, Ericsson e Nokia. Oltre agli aiuti pubblici Washington studia la possibilità di incentivare una grande azienda americana come Cisco affinché acquisti una partecipazione azionaria in una di quelle aziende europee.
ASIA
Ritornano i viaggi nell'area Asia-Pacifico. I primi voli di 440 manager giapponesi in Vietnam segnalano la volontà di riaprire le frontiere. Ne stanno discutendo i governi di Thailandia Vietnam Giappone Australia e Nuova Zelanda.
Pinduoduo si vanta di avere reinventato lo shopping online in Cina. Di sicuro è l'azienda quotata con il più alto valore di Borsa, fra quelle che non hanno mai realizzato un profitto: il prezzo delle sue azioni è salito del 130% in tre mesi, una performance che supera quella di Amazon. Il suo fondatore, Colin Zheng Huang, è il terzo uomo più ricco della Cina. Pinduodo ha solo cinque anni di vita e dichiara un fatturato di 160 miliardi di dollari. E' il terzo operatore nel commercio online dietro Alibaba e JD.com. Ma il suo modello di business sembra fragile perché spesso è fondato sul dumping, la vendita sottocosto.
L'India è costretta ad aumentare le tasse sulla benzina, con un effetto depressivo sui consumi. È uno dei tanti segnali che la pandemia ha ancora in serbo tante ripercussioni negative sui paesi emergenti. In un'altra economia asiatica molto più piccola, il Libano, le proteste di piazza per la crisi creano una divisione tra il governo e la banca centrale, e mettono in difficoltà i piani di salvataggio del Fondo monetario.
L'India congela le autorizzazioni per le importazioni dalla Cina, come ritorsione dopo gli scontri mortali fra le sue truppe e quelle cinesi alla frontiera del Ladakh. Gli agenti doganali indiani stanno rallentando ogni partita di merci made in China. Questo rilancia i dubbi sulla strategia di Xi Jinping. Il presidente cinese ama descriversi come il vero vincitore geopolitico della pandemia. Ma la prepotenza cinese sta aumentando i timori di molti paesi confinanti. Del resto anche l'annuncio di una task force congiunta Usa-Ue sulla Cina è una reazione alle ultime gesta di Xi: se la Cina non avesse spaventato gli europei, questi non avrebbero accettato un tavolo di coordinamento con i falchi di Washington.
EUROPA
Meno quattro giorni alla presidenza tedesca dell'Unione europea. Mai come oggi l'Europa ha avuto bisogno di una leadership forte. Per una volta il calendario politico aiuta, la Germania ha la responsabilità di gestire l'agenda comune in una fase in cui il suo governo ha una credibilità rafforzata, la sua economia resiste meglio di altre allo shock, e la Merkel vuole concludere la sua storia all'insegna dell'europeismo. Non ci voleva però lo scandalo di Wirecard, la società tedesca di Fintech (cioè finanza ad alta tecnologia) che fallisce sotto il peso di una frode durata per anni. Come per le magagne della Deutsche Bank in passato, ancora una volta gli organi di vigilanza sulla finanza tedesca dormivano al volante. È una fragilità sistemica, che non quadra con l'immagine di efficienza della Germania.
Occhio alle elezioni presidenziali di domenica in Polonia: sono il primo test per capire se l'onda nazionalpopulista è finita oppure no. Intanto il presidente in carica Andrzej Duda è venuto a cercare appoggio a Washington da Donald Trump. E Trump non lo ha deluso: potrebbe spostare in Polonia le truppe che ritira dalla Germania. In occasione della conferenza stampa congiunta, nel Giardino delle Rose davanti alla Casa Bianca, Trump è tornato sulla polemica contro quegli alleati europei "insolventi", che non pagano il dovuto per contribuire alle spese militari della Nato. Nel mirino ancora una volta è finita la Germania, uno di quegli Stati membri dell'Alleanza Atlantica che non raggiungono l'obiettivo concordato di un bilancio per la difesa pari al 2% del Pil. "Saremo soddisfatti - ha detto il presidente americano - solo quando tutti i membri pagano la quota giusta". Ha applaudito la Polonia definendola "un vero amico e un partner fidato da quasi 250 anni". Di recente Trump aveva annunciato il ritiro di 9.500 soldati dalle basi in Germania. Si era creduto che quelle truppe sarebbero tornate negli Stati Uniti. L'altroieri invece per la prima volta Trump ha preso in considerazione un'opzione diversa: non esclude di trasferirne una parte in Polonia, dove servirebbero a rafforzare la difesa del confine più esposto alla Russia. Invece di un secco ridimensionamento dell'impegno americano in Europa, questa nuova opzione lancerebbe un messaggio diverso: premiare e difendere i paesi più allineati. Torna in auge quella distinzione che fu esplicita ai tempi di George W. Bush, quando l'allora segretario alla Difesa Donald Rumsfeld esaltò "la nuova Europa" in contrasto con "la vecchia Europa". Della prima nell'ottica dei neoconservatori facevano parte quegli alleati che appoggiarono l'invasione dell'Iraq nel 2003: vi figurava già allora la Polonia insieme con altri paesi dell'Europa centro-orientale. La "vecchia Europa" per Rumsfeld era il nucleo franco-tedesco che con il duo Jacques Chirac e Gerard Schroeder si era dissociato dall'attacco militare contro Saddam Hussein. Duda ha dichiarato di essere pronto a ospitare i soldati americani in partenza dalle basi in Germania.
CONCLUSIONE
In un'altra occasione la campagna elettorale di Trump incrocia un'azienda italiana, la Fincantieri. Il presidente è stato generoso di elogi ieri durante la sua visita al cantiere di Marinette nel Wisconsin dove si costruiscono dieci nuove fregate lanciamissili. Il maxi-contratto vinto dalla Fincantieri per fornire la US Navy vale 5,5 miliardi di dollari, e secondo Trump "garantisce il futuro del cantiere di Marinette per altri dieci anni". Un cantiere che in passato era stato in crisi. La Casa Bianca aggiunge che la Fincantieri investe 130 milioni di dollari per ammodernare lo stabilimento di Marinette Marine, ha assunto mille persone per questo progetto, e darà nascita ad altri 15.000 posti di lavoro nell'indotto, fra Wisconsin e Michigan. La visita ufficiale alla sede di Fincantieri è un omaggio coerente con la strategia industriale del presidente: benvenute siano le multinazionali straniere, se producono in America e danno lavoro agli americani. Il motto Make American Great Again, lanciato nella campagna elettorale di quattro anni fa, includeva l'obiettivo di re-industrializzare il paese dopo decenni di delocalizzazioni in paesi come la Cina e il Messico. In quest'ottica la Fincantieri è uno di quegli esempi virtuosi che la Casa Bianca ha interesse a pubblicizzare. Non guasta il fatto che si trovi nel Wisconsin, uno Stato-chiave, di quelli che possono oscillare tra democratici e repubblicani decidendo l'esito finale dell'elezione presidenziale il 3 novembre. Il rivale democratico Joe Biden terrà la sua mini-convention (per lo più virtuale) proprio nel Wisconsin, ad agosto.
STATI UNITI
Texas e Florida nei guai, costretti a rallentare il ritorno alla normalità: questo ritorno di coronavirus in molte parti d'America (soprattutto Sud e Ovest) è l'incognita numero uno per la ripresa. Ottimo il dato di maggio sulla ripresa-record dei consumi, +8,2%, però potrebbe essere una fiammata effimera se tornano delle forme di lockdown. A temperare le paure della seconda ondata rimane la forbice tra contagi che salgono del 40% e decessi che scendono del 30%. La spiegazione più diffusa è che il virus ora colpisce i giovani che in genere ne soffrono la forma lieve. Però a loro volta diventano portatori per il contagio degli anziani e altri soggetti a rischio.
1,4 miliardi di dollari di assegni del Tesoro Usa sono andati a persone decedute. Fa scandalo perché un milione di persone defunte hanno ricevuto quegli aiuti. Su una manovra da 3.000 miliardi la percentuale di errore può sembrare fisiologica, ma il numero assoluto è impressionante. Certo, è sempre meglio sbagliare per eccesso anziché per difetto. L'altro problema degli aiuti è quello dibattuto al Congresso in vista di una nuova manovra: la maggior parte delle indennità di disoccupazione scadranno a fine luglio, dopodiché milioni di lavoratori resteranno senza alcuna protezione; tuttavia l'attuale meccanismo in certi casi disincentiva i disoccupati dall'accettare offerte di lavoro. Le indennità sono più alte del salario minimo offerto in alcuni settori di attività.
La Federal Reserve impone condizioni più severe alle 33 banche più grandi, per erogare i suoi aiuti: non potranno usare quei fondi per il riacquisto di azioni proprie, e dovranno limitare la distribuzione di dividendi. Queste regole intendono evitare che siano gli azionisti, quindi la fascia più abbiente della società americana, i veri beneficiari della politica monetaria.
La Casa Bianca torna a progettare una politica industriale interventista per promuovere dei campioni nazionali nella telefonia 5G contro la tecnologia made in China. Pur di sbarrare la strada a Huawei l'Amministrazione Trump rilancia un'idea già discussa all'inizio dell'anno: sovvenzionare le due aziende europee che sono le uniche alternative a Huawei, Ericsson e Nokia. Oltre agli aiuti pubblici Washington studia la possibilità di incentivare una grande azienda americana come Cisco affinché acquisti una partecipazione azionaria in una di quelle aziende europee.
ASIA
Ritornano i viaggi nell'area Asia-Pacifico. I primi voli di 440 manager giapponesi in Vietnam segnalano la volontà di riaprire le frontiere. Ne stanno discutendo i governi di Thailandia Vietnam Giappone Australia e Nuova Zelanda.
Pinduoduo si vanta di avere reinventato lo shopping online in Cina. Di sicuro è l'azienda quotata con il più alto valore di Borsa, fra quelle che non hanno mai realizzato un profitto: il prezzo delle sue azioni è salito del 130% in tre mesi, una performance che supera quella di Amazon. Il suo fondatore, Colin Zheng Huang, è il terzo uomo più ricco della Cina. Pinduodo ha solo cinque anni di vita e dichiara un fatturato di 160 miliardi di dollari. E' il terzo operatore nel commercio online dietro Alibaba e JD.com. Ma il suo modello di business sembra fragile perché spesso è fondato sul dumping, la vendita sottocosto.
L'India è costretta ad aumentare le tasse sulla benzina, con un effetto depressivo sui consumi. È uno dei tanti segnali che la pandemia ha ancora in serbo tante ripercussioni negative sui paesi emergenti. In un'altra economia asiatica molto più piccola, il Libano, le proteste di piazza per la crisi creano una divisione tra il governo e la banca centrale, e mettono in difficoltà i piani di salvataggio del Fondo monetario.
L'India congela le autorizzazioni per le importazioni dalla Cina, come ritorsione dopo gli scontri mortali fra le sue truppe e quelle cinesi alla frontiera del Ladakh. Gli agenti doganali indiani stanno rallentando ogni partita di merci made in China. Questo rilancia i dubbi sulla strategia di Xi Jinping. Il presidente cinese ama descriversi come il vero vincitore geopolitico della pandemia. Ma la prepotenza cinese sta aumentando i timori di molti paesi confinanti. Del resto anche l'annuncio di una task force congiunta Usa-Ue sulla Cina è una reazione alle ultime gesta di Xi: se la Cina non avesse spaventato gli europei, questi non avrebbero accettato un tavolo di coordinamento con i falchi di Washington.
EUROPA
Meno quattro giorni alla presidenza tedesca dell'Unione europea. Mai come oggi l'Europa ha avuto bisogno di una leadership forte. Per una volta il calendario politico aiuta, la Germania ha la responsabilità di gestire l'agenda comune in una fase in cui il suo governo ha una credibilità rafforzata, la sua economia resiste meglio di altre allo shock, e la Merkel vuole concludere la sua storia all'insegna dell'europeismo. Non ci voleva però lo scandalo di Wirecard, la società tedesca di Fintech (cioè finanza ad alta tecnologia) che fallisce sotto il peso di una frode durata per anni. Come per le magagne della Deutsche Bank in passato, ancora una volta gli organi di vigilanza sulla finanza tedesca dormivano al volante. È una fragilità sistemica, che non quadra con l'immagine di efficienza della Germania.
Occhio alle elezioni presidenziali di domenica in Polonia: sono il primo test per capire se l'onda nazionalpopulista è finita oppure no. Intanto il presidente in carica Andrzej Duda è venuto a cercare appoggio a Washington da Donald Trump. E Trump non lo ha deluso: potrebbe spostare in Polonia le truppe che ritira dalla Germania. In occasione della conferenza stampa congiunta, nel Giardino delle Rose davanti alla Casa Bianca, Trump è tornato sulla polemica contro quegli alleati europei "insolventi", che non pagano il dovuto per contribuire alle spese militari della Nato. Nel mirino ancora una volta è finita la Germania, uno di quegli Stati membri dell'Alleanza Atlantica che non raggiungono l'obiettivo concordato di un bilancio per la difesa pari al 2% del Pil. "Saremo soddisfatti - ha detto il presidente americano - solo quando tutti i membri pagano la quota giusta". Ha applaudito la Polonia definendola "un vero amico e un partner fidato da quasi 250 anni". Di recente Trump aveva annunciato il ritiro di 9.500 soldati dalle basi in Germania. Si era creduto che quelle truppe sarebbero tornate negli Stati Uniti. L'altroieri invece per la prima volta Trump ha preso in considerazione un'opzione diversa: non esclude di trasferirne una parte in Polonia, dove servirebbero a rafforzare la difesa del confine più esposto alla Russia. Invece di un secco ridimensionamento dell'impegno americano in Europa, questa nuova opzione lancerebbe un messaggio diverso: premiare e difendere i paesi più allineati. Torna in auge quella distinzione che fu esplicita ai tempi di George W. Bush, quando l'allora segretario alla Difesa Donald Rumsfeld esaltò "la nuova Europa" in contrasto con "la vecchia Europa". Della prima nell'ottica dei neoconservatori facevano parte quegli alleati che appoggiarono l'invasione dell'Iraq nel 2003: vi figurava già allora la Polonia insieme con altri paesi dell'Europa centro-orientale. La "vecchia Europa" per Rumsfeld era il nucleo franco-tedesco che con il duo Jacques Chirac e Gerard Schroeder si era dissociato dall'attacco militare contro Saddam Hussein. Duda ha dichiarato di essere pronto a ospitare i soldati americani in partenza dalle basi in Germania.
CONCLUSIONE
In un'altra occasione la campagna elettorale di Trump incrocia un'azienda italiana, la Fincantieri. Il presidente è stato generoso di elogi ieri durante la sua visita al cantiere di Marinette nel Wisconsin dove si costruiscono dieci nuove fregate lanciamissili. Il maxi-contratto vinto dalla Fincantieri per fornire la US Navy vale 5,5 miliardi di dollari, e secondo Trump "garantisce il futuro del cantiere di Marinette per altri dieci anni". Un cantiere che in passato era stato in crisi. La Casa Bianca aggiunge che la Fincantieri investe 130 milioni di dollari per ammodernare lo stabilimento di Marinette Marine, ha assunto mille persone per questo progetto, e darà nascita ad altri 15.000 posti di lavoro nell'indotto, fra Wisconsin e Michigan. La visita ufficiale alla sede di Fincantieri è un omaggio coerente con la strategia industriale del presidente: benvenute siano le multinazionali straniere, se producono in America e danno lavoro agli americani. Il motto Make American Great Again, lanciato nella campagna elettorale di quattro anni fa, includeva l'obiettivo di re-industrializzare il paese dopo decenni di delocalizzazioni in paesi come la Cina e il Messico. In quest'ottica la Fincantieri è uno di quegli esempi virtuosi che la Casa Bianca ha interesse a pubblicizzare. Non guasta il fatto che si trovi nel Wisconsin, uno Stato-chiave, di quelli che possono oscillare tra democratici e repubblicani decidendo l'esito finale dell'elezione presidenziale il 3 novembre. Il rivale democratico Joe Biden terrà la sua mini-convention (per lo più virtuale) proprio nel Wisconsin, ad agosto.