Allo Spallanzani arriva Balto
di Michele Serra , di Michele Serra
L'arrivo del furgone con i flaconi dei vaccini allo Spallanzani di Roma, chilometro dopo chilometro, come la fiaccola olimpica, con persone alla guida e mani sul volante, ha qualcosa di potentemente pre-virtuale, è spazio guadagnato fisicamente, è materia che viaggia, è tempo da rispettare e strada da percorrere. Fatte le debite proporzioni, di comodità e di pervietà, siamo ancora dentro il mito di Balto, il lupo-cane che portò la slitta con i farmaci salvavita, attraverso i ghiacci, fino alla cittadina sub-artica prigioniera della difterite.
Siamo talmente avvezzi (in così pochi anni!) alla smaterializzazione dei problemi, alla loro traduzione in quegli ideogrammi senza spazio e senza ostacoli che è il web, che l'intera, complicata vicenda della consegna "porta a porta" (corpo a corpo) dei vaccini, nonché della loro ibernazione fino al consumo, ci ha colti un poco di sorpresa, come se vivessimo tutti in…
Siamo talmente avvezzi (in così pochi anni!) alla smaterializzazione dei problemi, alla loro traduzione in quegli ideogrammi senza spazio e senza ostacoli che è il web, che l'intera, complicata vicenda della consegna "porta a porta" (corpo a corpo) dei vaccini, nonché della loro ibernazione fino al consumo, ci ha colti un poco di sorpresa, come se vivessimo tutti in…
L'arrivo del furgone con i flaconi dei vaccini allo Spallanzani di Roma, chilometro dopo chilometro, come la fiaccola olimpica, con persone alla guida e mani sul volante, ha qualcosa di potentemente pre-virtuale, è spazio guadagnato fisicamente, è materia che viaggia, è tempo da rispettare e strada da percorrere. Fatte le debite proporzioni, di comodità e di pervietà, siamo ancora dentro il mito di Balto, il lupo-cane che portò la slitta con i farmaci salvavita, attraverso i ghiacci, fino alla cittadina sub-artica prigioniera della difterite.
Siamo talmente avvezzi (in così pochi anni!) alla smaterializzazione dei problemi, alla loro traduzione in quegli ideogrammi senza spazio e senza ostacoli che è il web, che l'intera, complicata vicenda della consegna "porta a porta" (corpo a corpo) dei vaccini, nonché della loro ibernazione fino al consumo, ci ha colti un poco di sorpresa, come se vivessimo tutti in una specie di Amazon definitiva, che basta cliccare e il vaccino è alla tua porta. Bastava scoprirlo, poi il gioco era fatto, ecco il vaccino per tutti...
A parte che anche Amazon (per noi solamente un clic e una carta di credito) è invece roba, persone, lavoro, mani, furgoni, viaggi, pipì che urgono, paura di non farcela, insomma un pezzetto di Balto aggiornato ai giorni nostri, la continua lezione che i tempi ci ripetono è che tutto è materia, a partire da noi stessi. Tutto è ingombro, peso, volume, è quantità da trasportare e speranza da consegnare fisicamente, flacone per flacone. Quando, prima o poi, a qualcuno verrà in mente di indire la Festa della Materia, sarò in prima fila ad applaudire.
Siamo talmente avvezzi (in così pochi anni!) alla smaterializzazione dei problemi, alla loro traduzione in quegli ideogrammi senza spazio e senza ostacoli che è il web, che l'intera, complicata vicenda della consegna "porta a porta" (corpo a corpo) dei vaccini, nonché della loro ibernazione fino al consumo, ci ha colti un poco di sorpresa, come se vivessimo tutti in una specie di Amazon definitiva, che basta cliccare e il vaccino è alla tua porta. Bastava scoprirlo, poi il gioco era fatto, ecco il vaccino per tutti...
A parte che anche Amazon (per noi solamente un clic e una carta di credito) è invece roba, persone, lavoro, mani, furgoni, viaggi, pipì che urgono, paura di non farcela, insomma un pezzetto di Balto aggiornato ai giorni nostri, la continua lezione che i tempi ci ripetono è che tutto è materia, a partire da noi stessi. Tutto è ingombro, peso, volume, è quantità da trasportare e speranza da consegnare fisicamente, flacone per flacone. Quando, prima o poi, a qualcuno verrà in mente di indire la Festa della Materia, sarò in prima fila ad applaudire.