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Da El Mencho a Mogol: elicotteri, funerali e altre catastrofi

I funerali di El Mencho a Guadalajara (Messico) 

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È stata la settimana degli elicotteri, che con le loro pale hanno messo in subbuglio l’atmosfera, ma anche la settimana dei funerali, quelli annullati o forse solo sospesi di Khamenei, quelli segreti di Nitto Santapaola, e su tutti, quelli kitsch del boss messicano El Mencho, che non ce l’ha fatta a evadere dalla sua bara d’oro come Uma Thurman in Kill Bill, e a noi italiani ha ricordato i funerali con la carrozza d’oro, dieci anni fa, del boss di Ostia Salvatore Casamonica: lì a Guadalajara suonavano i Narcocorridos e qui a Roma avevano suonato Il Padrino, lì gli elicotteri militari sorvegliavano e proteggevano la folla criminale e qui gli elicotteri vi avevano sparso sopra, dall’alto dei cieli dello stesso Osanna, petali di rosa.

Ancora in elicottero, ma nel mondo dei buoni, Giorgia Meloni è arrivata a Nola, come la statua del Cristo redentore che volava con l’elicottero di Fellini, e ci siamo tutti commossi al funerale del piccolo Domenico per i palloncini bianchi a forma di cuore …

È stata la settimana degli elicotteri, che con le loro pale hanno messo in subbuglio l’atmosfera, ma anche la settimana dei funerali, quelli annullati o forse solo sospesi di Khamenei, quelli segreti di Nitto Santapaola, e su tutti, quelli kitsch del boss messicano El Mencho, che non ce l’ha fatta a evadere dalla sua bara d’oro come Uma Thurman in Kill Bill, e a noi italiani ha ricordato i funerali con la carrozza d’oro, dieci anni fa, del boss di Ostia Salvatore Casamonica: lì a Guadalajara suonavano i Narcocorridos e qui a Roma avevano suonato Il Padrino, lì gli elicotteri militari sorvegliavano e proteggevano la folla criminale e qui gli elicotteri vi avevano sparso sopra, dall’alto dei cieli dello stesso Osanna, petali di rosa.

Ancora in elicottero, ma nel mondo dei buoni, Giorgia Meloni è arrivata a Nola, come la statua del Cristo redentore che volava con l’elicottero di Fellini, e ci siamo tutti commossi al funerale del piccolo Domenico per i palloncini bianchi a forma di cuore e per la canzone di Mengoni, Guerriero, che potrebbe anche inquietarci ora che la guerra non è più metafora.

Anche il ministro Nordio ha usato l’elicottero della Guardia di Finanza per il suo giro elettorale a Potenza dove, a riprova di una goffaggine naturale, ha pure dissestato il campo di calcio che, dopo l’atterraggio, è stato infatti chiuso. L’elicottero, al di là del solito populismo che presenta note spese, è uno strumento di pattuglia e soprattutto di emergenza. E infatti su un elicottero era partito da Bolzano il povero cuoricino che avrebbe salvato Domenico se il ghiaccio secco dell’incompetenza non lo avesse bruciato. L’elicottero, che può essere aggressivo e spargere napalm come in Apocalypse Now, è anche l’eccellenza dell’industria italiana che manda i nasi all’insù, ma è uno status symbol difficile da maneggiare e infatti ha rischiato di sporcare di pacchianeria persino il nostro Mogol, genio della canzone, che ha usato quello dei pompieri per spostarsi da Sanremo a Roma.

L’elicottero salta gli ostacoli, non ha semafori, non è come l’aereo che ha bisogno di una pista, gli basta una base che, moltiplicata per l’altezza, evita le rotture di scatole. Il principe William conquistò Kate atterrando nel suo giardino e l’avvocato Agnelli lo usava, cinque minuti prima della fine della partita, per evitare la folla degli stadi. L’elicottero infatti è anche il mezzo della fuga, portò via Ratzinger da San Pietro alla fine del suo ultimo giorno come vescovo di Roma e porta via dal giardino della Casa Bianca i presidenti americani a fine mandato, e sono entrate nella storia le immagini di quei parlamentari e dei loro familiari che, a Katmandu, capitale del Nepal, il 9 settembre del 2025 vennero sollevati e portati via, appesi a una lunga corda, da un elicottero dell’esercito per sfuggire alla furia della folla in rivolta. Vedremo se il 23 marzo, finito il referendum, la metafora di un elicottero frullerà su Roma per portare via gli sconfitti.

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