Bussole

Bossi e Casini, due tipi inconciliabili

2 minuti di lettura
Non c’è proprio possibilità di mediare tra Bossi e Casini. Tra Lega e UdC. Per ragioni politiche, sociali, culturali e perfino antropologiche. Ma potremmo continuare: storiche, territoriali, linguistiche. Difficile trovare due soggetti tanto diversi e antinomici.

Casini è orgogliosamente democristiano, allievo ed erede di Forlani, veste e parla bene, non alza mai la voce, sta al centro, comunque sia, né di qua né di là, anche quando era alleato con Berlusconi, lui stava al centro, come al tempo della prima Repubblica, quando nei grandi partiti, per prima la Democrazia Cristiana, convivevano correnti diverse e perfino opposte per posizioni politiche e lui, Casini, era il capo-corrente del Centro nella coalizione guidata da Berlusconi, che, di stagione in stagione, cambiava nome: Polo (delle Libertà), Casa (delle Libertà), lui, Casini, insieme alla(U)DC, la DC dei nostri giorni, piccola ma influente, in paziente attesa di succedere a Silvio, il sovrano assoluto, unico concorrente: Fini, leader della destra post-fascista e neo-libertaria, anche lui, pulito, ben vestito, parlare fluido, un signore, entrambi impegnati nella guerra di successione e oggi tutti e due fuori, o quasi: Gianfranco, leader della destra civile e libertaria del  Popolo della Libertà, a fare la fronda a Silvio, e lui, Pier Ferdinando, messo da parte, come una cosa inutile, “espulso”, perché la sua pretesa di mantenere il marchio del Centro e della (U)DC era apparsa inaccettabile, una cosa da prima Repubblica, ma soprattutto perché Umberto Bossi, il Signore del Nord, non vedeva l’ora: di metterlo alla porta, cacciarlo via.


Perché Bossi è davvero “altro”, rispetto a Casini, così come la Lega è “altra” rispetto all’UdC, la nuova vecchia DC, anche se – forse, proprio perché - la Lega, ha preso il posto della DC, ne ha occupato il territorio, lo spazio, le zone di forza, dove negli anni Cinquanta regnava incontrastata la DC, nelle province del Nord, affollate di piccole e media città, piccole e medie imprese, ceti piccoli e medi, proprio là. Dopo gli anni Ottanta, è subentrata la Lega che non è la nuova DC, ma un’altra cosa, perché questi sono altri tempi, tempi inquieti, come le piccole imprese, i piccoli imprenditori, i ceti medi  (e piccoli): inquieti e aggressivi, rivendicano potere, vogliono autonomia da Roma e la Lega è proprio questo, il partito del Nord, anzi, il “Sindacalista del Nord”, che usa un linguaggio duro, esplicito e a volte violento per farsi sentire a Roma, è l’opposizione, ma nel governo, perché negli anni Novanta ha scoperto che minacciare la secessione, va bene, finché, appunto, si minaccia, ma quando si fa sul serio e il gioco si fa duro allora il gioco finisce e si finisce fuori gioco, ci si riduce al 3%, come una UdC qualsiasi, per cui è utile fare opposizione, ma con i piedi ben piantati a Roma, così quando gli elettori del PdL perdono fiducia nel loro leader e nel loro partito, allora votano per la Lega, così i voti restano nella coalizione, Berlusconi è contento e tanto più la Lega, che cresce, cresce e cresce ancora, oltre il 10%, per cui Bossi continua ad agire e a parlare come se non avesse nulla a che fare con Silvio e con quelli del PdL e gli riesce bene, perché è un duro, parla in modo duro, il volto duro  e non diciamo altro,  anche la malattia ha reso il suo aspetto più duro, altro che il bel Casini, politico professionista e professionista della politica, anche se lui, Bossi, in fondo, nella sua vita oltre alla politica non ha fatto altro, ma la parte dell’anti-politico la recita bene, benissimo, figurarsi se potrebbe accettare Casini, l’UdC, i neodemocristiani, i moderati: immigrati clandestini nel centrodestra, potrebbero disturbare il suo ruolo nella maggioranza, lo ha ripetuto anche ieri: “il governo tiene se la Lega tiene”, invece Pier Ferdinando si metterebbe sicuramente d’accordo con Gianfranco, i vecchi concorrenti alla successione, in fondo, si somigliano, quei due: complotterebbero a scapito della maggioranza e soprattutto della Lega, fino a stravolgere l’identità politica di un’area che di identità ne ha molte e quindi nessuna.


Bossi e Casini sono due tipi inconciliabili. Bossi è il Nord. La sua mappa geopolitica non prevede il Centro. Solo il Sud. Perché puoi negoziare con chi è lontano e diverso da te, non con chi proviene dagli stessi ambienti dove ora ti sei insediato. E non prevede altri leader, nella maggioranza. Oltre a Bossi: c’è solo Berlusconi.

Due padani a Roma.