Bussole

Pronto, chi parla?
Silvio Berlusconi

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Ricordo come fosse ieri o forse oggi "Quelli della notte". "Notte", anche se, usando gli standard attuali della programmazione televisiva e biografica, si trattava solo di "seconda serata". Era la metà degli anni Ottanta. Nel circo mediatico  allestito e diretto da Renzo Arbore, in mezzo a D'Agostino (Dagospia), Marenco, Frassica, Ferrini, Laurito, Luotto e tanti altri personaggi colorati, acuminati e stralunati, piombò Lui. Il Presidente partigiano. Sandro Pertini. Una telefonata austera. Tutti sull'attenti, ci mancherebbe, perché nessuno dubitò che si trattasse di uno scherzo.

Infatti: era Paolo Guzzanti. Allora giornalista di Repubblica. Ma non se ne accorse nessuno. Perché nessuno avrebbe immaginato che qualcuno potesse osare tanto. Imitare il Presidente. E nessuno poteva immaginare che qualcuno potesse "trascinare" il Presidente in mezzo a una trasmissione scanzonata e ironica fino alla goliardia. A quell'ora della notte. Ieri sera, mentre seguivo le ultime battute dell'Infedele ed è stata annunciata una telefonata del Presidente - del Consiglio, non della Repubblica - ho pensato la stessa cosa: è sicuramente lui. E tutto il pubblico dell'Infedele ha pensato lo stesso. È certamente lui. Anche se per ragioni opposte: perché Berlusconi è, da tempo, una presenza fissa dei talk di approfondimento politico della RAI.

In particolare, di Ballarò, il programma di Floris, a cui è intervenuto in più occasioni, telefonicamente. (Anche se l'ultima volta Floris ha lasciato cadere la sua telefonata.) In precedenza, nel 2007, telefonò anche a Santoro (il quale ai  primi insulti chiuse il collegamento.) È divenuto un ospite telefonico, un opinionista dei talk politici, il Presidente (del Consiglio).

Interviene spesso, per manifestare, immancabilmente, il suo sdegno verso le falsità pronunciate in studio dai suoi "nemici". Come all'Infedele, definito da Berlusconi, "spettacolo disgustoso, con una conduzione spregevole, turpe e ripugnante". Ma forse interviene e irrompe in tivù anche per richiamare gli "amici" a un maggior senso di appartenenza, a una maggiore lealtà.

Invece di adeguarsi al clima di delegittimazione che sale intorno a lui. Perché ciò che lo irrita maggiormente è la sindrome dell'accerchiamento. Che lo fa sentire solo e isolato. Da tutti.  Non solo i nemici "dichiarati", quelli che gli rivolgono "10 domande"  - a cui si rifiuta puntualmente di  rispondere; quelli che lo convocano nei tribunali di Milano per chiedergli conto della sua vita allegra e variopinta, con ragazze giovani e giovanissime; quelli che  lo spiano, lo ascoltano, lo intercettano nella sua vita privata - come se potesse avere una vita privata un uomo pubblico che ha esibito in pubblico il suo privato fin da quando è "sceso in campo".

Quelli, in fondo, sono "schierati". In modo aperto. Non fingono, per opportunismo o per convenienza, di essere suoi amici. Come tanti - troppi - intorno a lui. Che aspettano il momento opportuno per tradirlo, abbandonarlo, andarsene altrove, con gli altri. Quelli che gli stanno accanto, giurano fedeltà eterna, ma in realtà vorrebbero sostituirlo, stare al posto suo, anche a costo di mettersi d'accordo con i suoi nemici. Quelli che hanno ricevuto da lui regali, privilegi, potere. E sarebbero ancora laggiù, isolati, ai margini della politica. Esclusi e  irrilevanti.

Telefona, Silvio, per ri-chiamare gli amici che accettano di partecipare alle trasmissioni ostili, organizzate dai suoi nemici, affollate dai suoi nemici. Tanto più se, di fronte alle "tesi false e lontane dalla realtà" che lo riguardano,  non se ne vanno. Ma, nonostante il suo invito, restano lì, limitandosi a qualche protesta, anche violenta, non importa. In fondo la rissa in tivù rende, fa ascolto. Quanto le storie pruriginose intorno a Berlusconi.

Allora, il Presidente del Consiglio, al colmo dell'ira, afferra il telefono e chiama. Ri-chiama. Insulta. Alza la voce. Come esige il clima mediatico del tempo - di cui egli è il grande imprenditore. Alza la voce, dà sulla voce, senza ascoltare gli altri. E prosegue, insiste, senza pause, la voce alterata. Una raffica di insulti contro quelli che lo hanno diffamato. Contro il conduttore spregevole che guida quel "postribolo mediatico ripugnante". In fondo, anche contro quelli che passano per suoi amici ma restano lì. E con la loro presenza, legittimano le infamie nei suoi riguardi.

Telefona, Berlusconi, per difendersi e per attaccare. In fondo, non si fida degli altri. Non si fida di nessuno. Solo di se stesso.

Lui, solo contro tutti.

Lui, semplicemente: solo.