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L'antipolitica conviene?

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Il Presidente Giorgio Napolitano, in un appassionato discorso all'Accademia dei Lincei, ha stigmatizzato la critica alla politica e ai partiti, quando degenera in "antipolitica, cioè in patologia eversiva". E, davvero, l'antipolitica è diffusa e condivisa, nel nostro sistema politico. La "critica" alla politica e ai partiti, alle istituzioni rappresentative e, in primo luogo, ai leader politici, è un argomento generalizzato. Del dibattito "politico". Della polemica "politica". Fra i partiti, i leader "politici", nei luoghi della "politica". Ormai da molto tempo. Certo, vi sono alcuni soggetti "politici" che ne hanno fatto il principale tema, il principale discorso. Politico. Non da poco tempo. Dalla Lega fino al M5s. Non è solo polemicamente  -  e ironicamente  -  che Beppe Grillo, ha minacciato il Presidente di denunciarlo per vilipendio ai 5stelle, dopo le affermazioni di ieri. Ma sarebbe riduttivo pensare che l'antipolitica sia prodotta da pochi soggetti antipolitici. Si tratta, invece, di un orientamento molto diffuso. Nella società, prima che nel sistema politico. D'altronde, oggi il grado di fiducia nei confronti dei "politici", fra i cittadini, secondo un sondaggio Demos-Coop di un paio di settimane fa, è del 3,5% . Considerato che il margine d'errore statistico da considerare è intorno al 3%, è, quindi possibile che la stima verso i politici sia praticamente nulla.

Naturalmente, l'antipolitica non cresce nel vuoto. Ma è ampiamente giustificata da tutti gli episodi che hanno coinvolto e travolto la politica e i politici, nella storia della Repubblica. E anche prima. Visto che l'antipolitica, in Italia, ha radici lontane, profondamente innervate nella società. In un sondaggio condotto fra i giovani veneti nei primi anni '50, dalle ACLI, esce un'immagine dei partiti degna di un trattato di Lombroso. Tutti i partiti e i politici venivano "criminalizzati", senza indulgenza, e senza eccezioni. Neppure per la DC, unico riferimento possibile, in quella realtà, a quel tempo. Il partito per cui tutti votavano. Pur considerandola una "banda di ladri".

L'antipolitica predicata e praticata dai politici riflette, dunque, un clima d'opinione radicato nella società. Il che, ovviamente, non la giustifica. Perché compito della politica dovrebbe essere di fornire buone ragioni per superare l'antipolitica, senza sfruttarla a fini (anti)politici. Ma se ciò si è verificato con particolare intensità, negli ultimi vent'anni, non è certo per caso. E non dipende solo dai "cattivi esempi" offerti dalla politica, da Tangentopoli in poi (ma anche da prima). Ciò avviene, altresì, per la dipendenza crescente della politica stessa dai media e dal marketing. Dai sondaggi. La politica, svuotata dagli ideali e distante dal territorio, insegue, infatti, da tempo gli umori della società. Li riproduce e li moltiplica. L'antipolitica, in altri termini, è divenuto metodo e argomento di lotta politica. Per dirla con Alfio Mastropaolo: "L'antipolitica altro non è che la prosecuzione della politica con altri mezzi". È politica. E può essere contraddetta e contrastata solo con la politica. Opponendo ai "cattivi esempi", che si moltiplicano, altrettanti "buoni esempi". E garantendo loro altrettanta visibilità dei "casi" di degenerazione, a cui assistiamo da troppo tempo. Fino ai giorni nostri. Invece, oggi, la mafia-capitale occupa tutti i talk (anti)politici. Mentre i "buoni politici" e la "buona politica" non hanno spazio. Dovrebbe occuparsene "Chi l'ha visto?", forse. Ma teme di perdere l'audience che ha conquistato inseguendo persone scomparse. Invece i "buoni politici" e la "buona politica" non si vedono non solo perché sono merce rara, ma perché non interessano ai media. Convinti che non facciano ascolti. Così, in TV si preferisce la politica dell'antipolitica. In base alla convinzione che interessi di più al pubblico. Assetato (metaforicamente) di sangue e di mostri. Eppure, ormai, l'antipolitica in TV, come genere e come serial, non garantisce più grandi ascolti. Al contrario. Forse perché, visti i tempi, non si sente la necessità di trovare altre ragioni per deprimersi. E allora perché non rischiare? Perché non provare? A puntare su qualche "eroe" e su qualche esempio "positivo"? Chissà, magari funziona...