✕

La strategia del noncentrismo

2 minuti di lettura
ORMAI, quando scorro i dati dei sondaggi che conduco, prima ancora di analizzarli e di commentarli, mi deprimo. E fatico a leggere, tanto più a ri-leggere, le Mappe e gli Atlanti che, ormai da tanti anni, scrivo. Perché mi risulta difficile  -  e un po' inquietante - ripercorrere i sentieri contorti della sfiducia degli italiani verso tutto quel che si muove intorno a loro. Soprattutto se ha un marchio "pubblico". E "politico".

Si pensi all'indagine 2014 sul Rapporto fra gli Italiani e lo Stato, pubblicata nei giorni scorsi sulla Repubblica. Dalla quale emerge come non nulla e nessuno, ormai, venga risparmiato dal ri-sentimento dei cittadini. Parlamento e parlamentari, sindaci e Comuni, governatori e Regioni, sindacati e sindacalisti, banche, banchieri e bancari. Per non parlare dei partiti e dei politici. Perfino il Presidente della Repubblica: un faro in mezzo alla nebbia, oggi è contaminato dal fastidio verso tutto quel…
ORMAI, quando scorro i dati dei sondaggi che conduco, prima ancora di analizzarli e di commentarli, mi deprimo. E fatico a leggere, tanto più a ri-leggere, le Mappe e gli Atlanti che, ormai da tanti anni, scrivo. Perché mi risulta difficile  -  e un po' inquietante - ripercorrere i sentieri contorti della sfiducia degli italiani verso tutto quel che si muove intorno a loro. Soprattutto se ha un marchio "pubblico". E "politico".

Si pensi all'indagine 2014 sul Rapporto fra gli Italiani e lo Stato, pubblicata nei giorni scorsi sulla Repubblica. Dalla quale emerge come non nulla e nessuno, ormai, venga risparmiato dal ri-sentimento dei cittadini. Parlamento e parlamentari, sindaci e Comuni, governatori e Regioni, sindacati e sindacalisti, banche, banchieri e bancari. Per non parlare dei partiti e dei politici. Perfino il Presidente della Repubblica: un faro in mezzo alla nebbia, oggi è contaminato dal fastidio verso tutto quel che si aggira intorno e dentro ai palazzi del governo e della politica. Si salva solo Papa Francesco. Per ora.  Forse perché il suo stile "francescano" e le sue parole di condanna contro ogni eccesso e ogni abuso, rivolte ai soggetti, ai luoghi, alle pratiche del potere, anche in ambito ecclesiale, lo fanno apparire, a sua volta, un poco anti-politico. E forse neppure "un poco".

Per questo, di indagine in indagine, di sondaggio in sondaggio, tendo a intristire. E sono indotto a non rileggere i miei testi. (Preferisco delegare il compito a colleghi  -  e familiari.) Figurarsi quali (ri)sentimenti  possano provare gli altri. Di fronte a quel che scrivo. Alle indagini che realizzo e pubblico. Se ancora le leggono e le scorrono, forse, è per il sottile piacere di navigare in questo mare di sfiducia e delusione, lontani da ogni approdo, da ogni porto sicuro. Immaginando, tuttavia, che si tratti di uno spettacolo. Di cui noi siamo spettatori e non attori direttamente coinvolti.

Considerata così, la rappresentazione degli atteggiamenti sociali fornita dai sondaggi - se ne prendiamo per buoni i risultati, al di là di ogni obiezione metodologica - evoca un altro mondo. O meglio: un mondo "altro". Rispetto al quale ci è possibile rivendicare  -  se necessario - la nostra estraneità. Quasi che quel mondo non fosse il nostro. Che noi non ne fossimo parte. D'altra parte, in nessun sondaggio le risposte fornite dal campione  -  definito, perlopiù, come il riassunto degli "italiani", senza altre specificazioni  -  risultano unanimi. Tutte quante dello stesso segno. C'è sempre una quota di intervistati - ampia, piccola o minima - che si sottrae alle tendenze espresse dalla "maggioranza", per quanto larga. E c'è sempre una quota - per quanto piccola, per quanto minima - che non risponde oppure non sa.

Così, alla fine, la rappresentazione della società, offerta dai sondaggi che conduco e commento, per quanto pessimista e negativa, rischia di apparire perfino rassicurante. Perché riguarda "gli altri". Mentre io, personalmente, mi tiro fuori. Sono "minoranza". Una "non risposta". Non c'entro. E posso, per questo, con questo spirito, tornare a leggermi. A scorrere e valutare i dati delle mie indagini. I miei commenti.  Spiacente e spiaciuto. Per gli altri. Cioè, per voi. Per il vostro malessere incarognito. Per la vostra sfiducia e la vostra delusione patologica. Fingendo di esserne immune. Mentre voi potete difendervi e reagire allo stesso modo. Adottando la stessa strategia di auto-difesa. Rifugiandovi nelle "non risposte". Nel "noncentrismo". In fondo, è una metafora (in)felice dell'Italia d'oggi. Il Paese di quelli che non c'entrano.