HA TENUTO un milione e mezzo di spettatori davanti allo schermo, l'ultima puntata di MasterChef. Quasi il 5% di share. Un record. Tanto più se si considera che molti lo vedranno e rivedranno, in differita oppure grazie al sistema di registrazione/archiviazione previsto da Sky. Tutto ciò, nonostante il programma fosse trasmesso su Sky, una piattaforma digitale che richiede uno specifico sistema di connessione. E uno specifico abbonamento. Nonostante - soprattutto - si conoscesse già il nome del vincitore. Anticipato da "Striscia la Notizia" la sera prima.
Nonostante tutto, MasterChef ha fatto il botto. Nonostante? C'è davvero da chiedersi, visto il risultato, se la spiata di Striscia abbia davvero danneggiato l'epilogo della "Guerra dei cuochi", in onda da dicembre. Oppure, al contrario, se non l'abbia sostenuto. Favorito. Facendo da cassa di risonanza. E, in fondo, alimentando la curiosità. Di chi, comunque, non si fida delle incursioni e delle rivelazioni di Striscia. Di chi, di fronte agli scoop del programma satirico di Antonio Ricci, pensa sempre a una burla. La burla della burla. Prendersi gioco di un reality registrato da mesi, anticipandone l'esito. Per prendersi gioco di chi avrebbe creduto a rivelazioni, che si sarebbero rivelate, invece, false e inventate.
E se la spiata di Striscia era - e si è confermata - giusta, il prodotto non cambia. Perché l'attenzione sulla puntata finale del reality show, dedicato agli aspiranti cuochi, è montata negli ultimi giorni. Anche - soprattutto - grazie a Striscia. A conferma di un'ipotesi, in fondo, nota. La ragione del successo - di questo e di altri, analoghi, talent show (per tutti: X Factor) - non è tanto nel "risultato", ma nella competizione in sé. Nello "spettacolo della lotta". Fra i concorrenti, ma anche, soprattutto, fra i giudici. Perché, alla fine della competizione, salvo rare eccezioni, ci si dimentica dei vincitori - si tratti di aspiranti cuochi o di giovani promesse musicali. Mentre i giudici restano. Rimbalzano in altri contesti. In altri programmi. E li incontriamo di nuovo: a pattinare sul ghiaccio. Oppure in altri reality. In altre Isole. Di nuovo giudici o - perché no? - concorrenti. Opinionisti. Ospiti. Perché l'importante non è vincere, ma partecipare. Anzi: lottare, farsi del male, con mezzi leciti e magari (meglio ancora) illeciti.
Per questo la spiata di Striscia, l'imboscata di Ricci riflettono lo spirito, rispettano le regole: del gioco. Senza regole. Dove l'importante, per chi concorre, è vincere. Mentre, per chi guarda, per gli spettatori, l'importante è la lotta. Cioè: "come" si vince- oppure si perde. Perché l'epica della sconfitta - e degli sconfitti - è, talora, altrettanto e anzi: più suggestiva. E se per vincere si usano mezzi sleali, chissenefrega? Anzi: meglio. Non si fa così anche in politica? Nello sport? Almeno, nel football? Non si fa così anche nello spettacolo? Non è anche questo spettacolo? Non è proprio questo lo spettacolo? Non ha fatto così anche Striscia, trasferendo la "lotta" oltre i confini del talent show? Trasformandola in "lotta dura" fra reti, programmi, autori? E se, alla fine e finalmente, MasterChef ha vinto la "guerra dell'auditel", non è anche grazie a Striscia?
Nonostante tutto, MasterChef ha fatto il botto. Nonostante? C'è davvero da chiedersi, visto il risultato, se la spiata di Striscia abbia davvero danneggiato l'epilogo della "Guerra dei cuochi", in onda da dicembre. Oppure, al contrario, se non l'abbia sostenuto. Favorito. Facendo da cassa di risonanza. E, in fondo, alimentando la curiosità. Di chi, comunque, non si fida delle incursioni e delle rivelazioni di Striscia. Di chi, di fronte agli scoop del programma satirico di Antonio Ricci, pensa sempre a una burla. La burla della burla. Prendersi gioco di un reality registrato da mesi, anticipandone l'esito. Per prendersi gioco di chi avrebbe creduto a rivelazioni, che si sarebbero rivelate, invece, false e inventate.
E se la spiata di Striscia era - e si è confermata - giusta, il prodotto non cambia. Perché l'attenzione sulla puntata finale del reality show, dedicato agli aspiranti cuochi, è montata negli ultimi giorni. Anche - soprattutto - grazie a Striscia. A conferma di un'ipotesi, in fondo, nota. La ragione del successo - di questo e di altri, analoghi, talent show (per tutti: X Factor) - non è tanto nel "risultato", ma nella competizione in sé. Nello "spettacolo della lotta". Fra i concorrenti, ma anche, soprattutto, fra i giudici. Perché, alla fine della competizione, salvo rare eccezioni, ci si dimentica dei vincitori - si tratti di aspiranti cuochi o di giovani promesse musicali. Mentre i giudici restano. Rimbalzano in altri contesti. In altri programmi. E li incontriamo di nuovo: a pattinare sul ghiaccio. Oppure in altri reality. In altre Isole. Di nuovo giudici o - perché no? - concorrenti. Opinionisti. Ospiti. Perché l'importante non è vincere, ma partecipare. Anzi: lottare, farsi del male, con mezzi leciti e magari (meglio ancora) illeciti.
Per questo la spiata di Striscia, l'imboscata di Ricci riflettono lo spirito, rispettano le regole: del gioco. Senza regole. Dove l'importante, per chi concorre, è vincere. Mentre, per chi guarda, per gli spettatori, l'importante è la lotta. Cioè: "come" si vince- oppure si perde. Perché l'epica della sconfitta - e degli sconfitti - è, talora, altrettanto e anzi: più suggestiva. E se per vincere si usano mezzi sleali, chissenefrega? Anzi: meglio. Non si fa così anche in politica? Nello sport? Almeno, nel football? Non si fa così anche nello spettacolo? Non è anche questo spettacolo? Non è proprio questo lo spettacolo? Non ha fatto così anche Striscia, trasferendo la "lotta" oltre i confini del talent show? Trasformandola in "lotta dura" fra reti, programmi, autori? E se, alla fine e finalmente, MasterChef ha vinto la "guerra dell'auditel", non è anche grazie a Striscia?