Urbino è alla periferia del terremoto. Abbastanza lontana dagli epicentri da non aver subito danni rilevanti. Ma comunque dentro alla regione tellurica. L’area umbro-marchigiana. Città universitaria. Perché gli abitanti, gli urbinati, se ne sono usciti da tempo. E hanno ceduto, meglio, affittato le case e gli spazi pubblici agli studenti. E ai docenti. Un po’ quel che è avvenuto alle altre città universitarie dell’area. Penso a Macerata ma, soprattutto, a Camerino. Colpita in modo pesante dal terremoto.
Urbino, invece, è stata ripetutamente investita da scosse violente, ma senza conseguenze significative sulle abitazioni, i monumenti, le strutture universitarie. Eppure la sua immagine è rimasta impigliata nello sciame sismico degli ultimi mesi. Sono, infatti molti i colleghi e i conoscenti di altre città (e Paesi) che mi chiamano per sapere cosa sia successo qui. Io, d’altronde, ho ballato il 24 agosto, in piena notte. Quando ho visto saltare tutti gli oggetti appoggiati sulle mensole della mia casa. Mercoledì 26 ottobre, quando sono riprese le scosse, il tardo pomeriggio. Alla sera, dopo la seconda scossa, ho visto gli studenti scendere lungo le vie di Urbino con i loro trolley. E partire. Ad attenderli, sotto le mura, nella piazza del Mercatale, i genitori in auto. Per riportar(se)li a casa.
Ieri sera, giovedì, tradizionale festa (settimanale) di arrivederci degli studenti – e di altri giovani – Urbino era vuota e silenziosa. Anche a lezione, peraltro, gli studenti erano pochi. E non solo “per effetto” del ponte lungo di Ognissanti. Ma “per effetto” del terremoto. Le scosse ripetute, generate da epicentri fluidi e sempre più vicini, hanno invitato alla prudenza. Anche se non bisogna esagerare. Urbino, infatti, è un punto periferico, eppure esemplare, delle possibili conseguenze sociali del terremoto nelle città universitarie. Camerino, soprattutto, ma, in misura minore, anche Macerata. Colpite dalle scosse, minacciate dal terremoto: rischiano di venire svuotate di senso.
Perché, se per paura, gli studenti si allontanano, allora queste città perdono il loro significato. Diventano musei, silenziosi e malinconici. Mentre, fino ad oggi, sono stati - e ancora sono - luoghi centrali – anche geograficamente – della storia culturale del Paese. Per questo, anche per questo, non bisogna arrendersi. Alla paura. Per questo, anche per questo, io non me ne andrò.
Da Urbino.
Urbino, invece, è stata ripetutamente investita da scosse violente, ma senza conseguenze significative sulle abitazioni, i monumenti, le strutture universitarie. Eppure la sua immagine è rimasta impigliata nello sciame sismico degli ultimi mesi. Sono, infatti molti i colleghi e i conoscenti di altre città (e Paesi) che mi chiamano per sapere cosa sia successo qui. Io, d’altronde, ho ballato il 24 agosto, in piena notte. Quando ho visto saltare tutti gli oggetti appoggiati sulle mensole della mia casa. Mercoledì 26 ottobre, quando sono riprese le scosse, il tardo pomeriggio. Alla sera, dopo la seconda scossa, ho visto gli studenti scendere lungo le vie di Urbino con i loro trolley. E partire. Ad attenderli, sotto le mura, nella piazza del Mercatale, i genitori in auto. Per riportar(se)li a casa.
Ieri sera, giovedì, tradizionale festa (settimanale) di arrivederci degli studenti – e di altri giovani – Urbino era vuota e silenziosa. Anche a lezione, peraltro, gli studenti erano pochi. E non solo “per effetto” del ponte lungo di Ognissanti. Ma “per effetto” del terremoto. Le scosse ripetute, generate da epicentri fluidi e sempre più vicini, hanno invitato alla prudenza. Anche se non bisogna esagerare. Urbino, infatti, è un punto periferico, eppure esemplare, delle possibili conseguenze sociali del terremoto nelle città universitarie. Camerino, soprattutto, ma, in misura minore, anche Macerata. Colpite dalle scosse, minacciate dal terremoto: rischiano di venire svuotate di senso.
Perché, se per paura, gli studenti si allontanano, allora queste città perdono il loro significato. Diventano musei, silenziosi e malinconici. Mentre, fino ad oggi, sono stati - e ancora sono - luoghi centrali – anche geograficamente – della storia culturale del Paese. Per questo, anche per questo, non bisogna arrendersi. Alla paura. Per questo, anche per questo, io non me ne andrò.
Da Urbino.