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Metti una sera a cena con Calenda

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Metti una sera a cena. Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti invitati da Carlo Calenda. Per dialogare "intorno al PD che verrà". Perché il Pd, oggi, è andato. È stato. È (il) passato. E per costruire un futuro ci vuole ingegno. Impegno. Fame. Mentre ora non riesce a suscitare neppure dis-gusto. Sarebbe comunque un gusto. Il problema è che non ha più gusto. E non solletica neppure appetito. E allora, andiamo a cena.

Matteo, Marco e Paolo. Insieme a Carlo. Per cercare e provare nuove ricette. Ma, anzitutto, per stare insieme. Cenare insieme. Il modo migliore per creare consenso. Cioè, con-senso. Con-testo. Testi, significati e linguaggio con-divisi. D'altronde, la cena è un'occasione importante per ogni famiglia, ogni gruppo, ogni comunità. Perché a tavola si costruiscono e si rafforzano relazioni e amicizie. Si dialoga di argomenti seri e faceti. Di vita quotidiana e dei massimi sistemi. A cena: magari non si decide e non si sceglie, ma si preparano scelte e decisioni. Anche se, personalmente, considero la cena un'occasione "per stare insieme con persone con le quali mi piace stare insieme". A pranzo: posso discutere di lavoro. Cioè: lavorare. Insieme a colleghi e a interlocutori "utili" per affrontare questioni e problemi urgenti. Importanti. Ma a cena preferisco parlare - anche -  di cose futili e persino inutili. Preferisco "stare insieme con persone con le quali mi piace stare insieme".

Calenda, invece, ha organizzato la cena con i leader del PD per riprendere il discorso politico sulla crisi del PD. Per andare "oltre".

Forse, però sarebbe stato necessario qualcuno più autorevole di lui... Rispetto agli altri...  Visto che Renzi, per primo, difficilmente affiderebbe a lui il posto a capo-tavola. Perché gli riconoscerebbe il ruolo di Capo. Non solo a tavola. Nicola Zingaretti, che si propone come "alternativa" al tavolo di Renzi, non per caso, ha invitato a cena "persone del popolo". Persone comuni. In "alternativa" alle persone interpellate da Calenda. "Eccezionali". Cioè: "fuori dal comune". Per convincere i suoi invitati, Calenda avrebbe dovuto coinvolgere Carlo Cracco oppure Antonino Cannavacciuolo. Chef veri, che hanno trasformato la cucina e la tavola in occasioni pubbliche. Dove si sceglie "il migliore". Cracco e Cannavacciuolo, insieme agli altri Master Chef, sono ormai dei veri leader d'opinione. In grado di suscitare attenzione e consensi assai più ampi rispetto ai leader politici.

Anche per questa ragione, alla fine, la cena non si è fatta. Gli invitati, Renzi per primo, si sono tirati indietro. D'altra parte, le cene sono insidiose... Vi ricordate "L'ultima cena"?
Così, alla fine non se n'è fatto niente. Una cena annunciata e non consumata.

Una metafora insidiosa per il Pd...