La Polonia è tutta prati, boschi, prati, pascoli, boschi, prati. Va attraversata in treno. Poi ci sono le città che hanno quasi sempre un grazioso centro storico rifatto dopo la seconda guerra mondiale, un fondale di tenui colori pastello che pare di cartone, e immense periferie di casermoni grigi. Dal finestrino si possono godere memorabili attimi, autentiche visioni.
Viaggiando verso Danzica il treno sfiora i vecchi cantieri Lenin, è archeologia industriale di mattoni rossi dove sullo sfondo svettano le celebri gru, tra i simboli dell'antica primavera di Solidarnosc. Uomini a torso nudo osservano dalle finestre, con le braccia incrociate, come se tutto non fosse che tregua, passaggio. Intorno, un immane silenzio.
Pochi chilometri ancora, e la campagna si apre a un reticolo di impeccabili orti in geometrico ordine, appena oltre il fosso della ferrovia. All'improvviso, tra insalate e frutta appare un teatro: sì, proprio un teatro in legno, piuttosto grande, con le tende del sipario color cremisi raccolte a sbuffo. Non un teatro di burattini, ma un luogo per vere rappresentazioni con attori di carne. E ci s'immagina come possa svolgersi la scena, con quale magia e incantamento nell'inatteso pomeriggio. Forse arriverà senza fretta il pubblico, saranno bambini e adulti insieme, e gli anziani porteranno la seggiola. Quando infine scenderà il tramonto - ne appaiono di meravigliosi, nella luce opaca del Baltico, quando il sole ha appena finito di strapazzare le nubi nere - la commedia potrà cominciare. Viene da pensare a una storia gentile sul palcoscenico, e piccoli timidi attori che si sussurrano nell'orto parole d'amore.
Viaggiando verso Danzica il treno sfiora i vecchi cantieri Lenin, è archeologia industriale di mattoni rossi dove sullo sfondo svettano le celebri gru, tra i simboli dell'antica primavera di Solidarnosc. Uomini a torso nudo osservano dalle finestre, con le braccia incrociate, come se tutto non fosse che tregua, passaggio. Intorno, un immane silenzio.
Pochi chilometri ancora, e la campagna si apre a un reticolo di impeccabili orti in geometrico ordine, appena oltre il fosso della ferrovia. All'improvviso, tra insalate e frutta appare un teatro: sì, proprio un teatro in legno, piuttosto grande, con le tende del sipario color cremisi raccolte a sbuffo. Non un teatro di burattini, ma un luogo per vere rappresentazioni con attori di carne. E ci s'immagina come possa svolgersi la scena, con quale magia e incantamento nell'inatteso pomeriggio. Forse arriverà senza fretta il pubblico, saranno bambini e adulti insieme, e gli anziani porteranno la seggiola. Quando infine scenderà il tramonto - ne appaiono di meravigliosi, nella luce opaca del Baltico, quando il sole ha appena finito di strapazzare le nubi nere - la commedia potrà cominciare. Viene da pensare a una storia gentile sul palcoscenico, e piccoli timidi attori che si sussurrano nell'orto parole d'amore.