Treni d'altri tempi
sogni senza cellulare
DANZICA - Ancora sul treno, tagliando in due la Polonia come un'arancia. Quei treni di una volta, con i sedili di vellutino verde e le pareti degli scompartimenti in fòrmica. Quei bei treni vecchiotti ma puntuali, senza lusso ma robusti, senza tante balle di wi-fi, alte velocità, prosecchi di benvenuto e furti in biglietteria al passeggero, ma dove puoi ancora percorrere 350 chilometri con l'equivalente di 15 euro. E dove non squillano all'impazzata cellulari, dove non incombono tablet o smartphone ma, incredibilmente, qualcuno ha ancora un libro in mano e se lo gusta in silenzio.
Piccole case viaggianti e taciturne, senza neppure un italiano dentro con l'auricolare che penzola o i piedi sul sedile, e la voce che strilla stupidaggini da raccontare a tutti, neanche un italiano a parte chi vi scrive: nel bel treno vecchiotto è rimasto appena intrappolato nella toilette, a un certo punto la chiusura non scattava più, allora il vostro inviato avrebbe…
Piccole case viaggianti e taciturne, senza neppure un italiano dentro con l'auricolare che penzola o i piedi sul sedile, e la voce che strilla stupidaggini da raccontare a tutti, neanche un italiano a parte chi vi scrive: nel bel treno vecchiotto è rimasto appena intrappolato nella toilette, a un certo punto la chiusura non scattava più, allora il vostro inviato avrebbe…
DANZICA - Ancora sul treno, tagliando in due la Polonia come un'arancia. Quei treni di una volta, con i sedili di vellutino verde e le pareti degli scompartimenti in fòrmica. Quei bei treni vecchiotti ma puntuali, senza lusso ma robusti, senza tante balle di wi-fi, alte velocità, prosecchi di benvenuto e furti in biglietteria al passeggero, ma dove puoi ancora percorrere 350 chilometri con l'equivalente di 15 euro. E dove non squillano all'impazzata cellulari, dove non incombono tablet o smartphone ma, incredibilmente, qualcuno ha ancora un libro in mano e se lo gusta in silenzio.
Piccole case viaggianti e taciturne, senza neppure un italiano dentro con l'auricolare che penzola o i piedi sul sedile, e la voce che strilla stupidaggini da raccontare a tutti, neanche un italiano a parte chi vi scrive: nel bel treno vecchiotto è rimasto appena intrappolato nella toilette, a un certo punto la chiusura non scattava più, allora il vostro inviato avrebbe dato qualunque cifra per una maniglia wireless di ultima generazione, poi ha cominciato a picchiare il pugno sulla porta bloccata già immaginando stazioni perdute, bagagli rubati, e di dover rimanere chiuso lì fino a Natale. Poi qualcuno ha armeggiato dall'altra parte e la serratura è scattata, e un omone polacco ha guardato l'italiano e l'ha compatito sorridendo.
Il treno dondola nella campagna, è pieno di fiorellini gialli là fuori, il sole del mattino se li sta cuocendo. Una signora ha tirato fuori un enorme panino avvolto nella stagnola, farà colazione così. Nei treni polacchi si mangia ancora portando l'involto da casa, è come un viaggio non per arrivare da Poznan a Danzica ma dal 2012 al 1969, o forse era il '73 e si andava al mare passando da Ceva, che buona la frittata verde presa al volo dal finestrino, papà sa sempre cosa mi piace di più. Il blu della Liguria appariva all'improvviso come dalla curva nella canzone di Fossati, e l'estate finalmente cominciava. Anche a Danzica c'è il mare, però non è la stessa cosa.
Il nostro vicino di posto (davanti giace una ragazzina addormentata, si è tolta i sandali e certamente sogna, perché sul volto le s'increspa un sorriso di pura estasi) ha aperto un libro e si è fatto il segno della croce. Non è un prete, almeno non sembra, e sta leggendo la Bibbia. Altri, prima di partire, si erano segnati con la mano, forse è questa la famosa religiosità dei polacchi, o forse è solo un antico sentimento del viaggio, siamo tutti pellegrini, ora si parte e il buon Dio provvederà. C'era anche una piccola, giovane suora, l'altro giorno, nello scompartimento. Le venne fame, aprì un pacchetto, si voltò verso il sedile, si coprì bene con il cappuccio di una specie di saio e cominciò a masticare in segreto, quasi vergognandosi.
Piccole case viaggianti e taciturne, senza neppure un italiano dentro con l'auricolare che penzola o i piedi sul sedile, e la voce che strilla stupidaggini da raccontare a tutti, neanche un italiano a parte chi vi scrive: nel bel treno vecchiotto è rimasto appena intrappolato nella toilette, a un certo punto la chiusura non scattava più, allora il vostro inviato avrebbe dato qualunque cifra per una maniglia wireless di ultima generazione, poi ha cominciato a picchiare il pugno sulla porta bloccata già immaginando stazioni perdute, bagagli rubati, e di dover rimanere chiuso lì fino a Natale. Poi qualcuno ha armeggiato dall'altra parte e la serratura è scattata, e un omone polacco ha guardato l'italiano e l'ha compatito sorridendo.
Il treno dondola nella campagna, è pieno di fiorellini gialli là fuori, il sole del mattino se li sta cuocendo. Una signora ha tirato fuori un enorme panino avvolto nella stagnola, farà colazione così. Nei treni polacchi si mangia ancora portando l'involto da casa, è come un viaggio non per arrivare da Poznan a Danzica ma dal 2012 al 1969, o forse era il '73 e si andava al mare passando da Ceva, che buona la frittata verde presa al volo dal finestrino, papà sa sempre cosa mi piace di più. Il blu della Liguria appariva all'improvviso come dalla curva nella canzone di Fossati, e l'estate finalmente cominciava. Anche a Danzica c'è il mare, però non è la stessa cosa.
Il nostro vicino di posto (davanti giace una ragazzina addormentata, si è tolta i sandali e certamente sogna, perché sul volto le s'increspa un sorriso di pura estasi) ha aperto un libro e si è fatto il segno della croce. Non è un prete, almeno non sembra, e sta leggendo la Bibbia. Altri, prima di partire, si erano segnati con la mano, forse è questa la famosa religiosità dei polacchi, o forse è solo un antico sentimento del viaggio, siamo tutti pellegrini, ora si parte e il buon Dio provvederà. C'era anche una piccola, giovane suora, l'altro giorno, nello scompartimento. Le venne fame, aprì un pacchetto, si voltò verso il sedile, si coprì bene con il cappuccio di una specie di saio e cominciò a masticare in segreto, quasi vergognandosi.