La vita agra degli insegnanti
Siamo un Paese di 8 milioni e 300 mila studenti per 835 mila tra professori e maestri, di cui 635 mila di ruolo e 200 mila supplenti. Un rapporto di un docente ogni dieci ragazze e ragazzi. Sulla carta, un paradiso. Se non fosse un inferno. La scuola è la nostra croce e insieme la nostra speranza. O almeno, dovrebbe esserlo. E in qualche modo loro, i professori, i maestri – quelli per cui la scuola non finisce e non è finita mai – sono insieme parte del problema e della sua soluzione. Eroi o burocrati. Visionari o rassegnati. Innanzitutto precari. E solo a un certo punto, spesso tardi e non sempre, finalmente di ruolo. Tutti, inesorabilmente, prigionieri di un moloch che un tempo si chiamava Ministero della Pubblica Istruzione e oggi Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Dal logo con i colori dell’arcobaleno. Ma che dell’arcobaleno non ha purtroppo nulla.
Come scrisse diversi anni fa un insegnante all’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: “Nonostante l’affetto dei ragazzi e la passione per il lavoro, provo amarezza, stanchezza e disillusione. La disillusione mi deriva dall’instabilità delle leggi che regolano la materia, leggi che prima danno e poi tolgono senza sapere mai bene perché”. Amarezza, stanchezza e disillusione, appunto. Eppure, pur avendo perso quello che si chiama prestigio sociale, gli insegnanti restano figure pubbliche fondamentali.
Basta vedere i risultati del sondaggio dell’osservatorio demoscopico diIlvo Diamanti di fine 2019 dove gli insegnanti (docenti di scuole superiori, medie, elementari) continuano ad essere percepiti in modo positivo da una quota significativa del Paese. Tra il 52 e il 57 per cento degli italiani. Detto questo, come segnala “Open Polis” su dati Eurostat, il nostro Paese investe l’8 per cento della spesa pubblica in istruzione. Ben al disotto della media Ue che è al 10,2%. Per parafrasare ancora Ilvo Diamanti, “forse un giorno i professori verranno aboliti insieme alla scuola per legge. Ma oggi non conviene. Oggi conviene investire nella scuola”. E nelle donne e negli uomini le cui storie raccontiamo in questo viaggio.