Diritti digitali, il vizio del rinvio

Grazie al decreto Semplificazioni stiamo per fare la conoscenza di un nuovo diritto: il diritto a innovare. Il presupposto è che la rivoluzione digitale ha moltiplicato gli attori dell'innovazione che non sono più solo grandi aziende e grandi centri di ricerca, ma anche piccole startup e in qualche caso addirittura singoli individui. A costoro lo Stato garantirà un percorso veloce, come i fast track negli aeroporti, per essere autorizzati a testare sul mercato le proprie innovazioni. Finora avveniva il contrario: qualche anno fa il ministero dello Sviluppo economico fece un bando per finanziare idee innovative ma dopo quattro anni i soldi non erano ancora stati erogati ai vincitori e le idee avevano perduto tutta la loro innovatività.

Accanto al diritto ad innovare da parte dei cittadini e delle imprese, sarebbe però importante introdurre il dovere di innovare da parte della Pubblica amministrazione. Dove invece vige la logica del rinvio. L'ultimo riguarda i pagamenti digitali: sarebbero dovuti diventare obbligatori per tutti gli enti pubblici il primo luglio e invece la scadenza verrà spostata alla fine di febbraio del prossimo anno. Comprensibile la giustificazione: causa Covid 19. Epperò questo rinvio segue quello del 31 dicembre 2019, che a sua volta precedeva quello del 31 dicembre 2018 e così via tornando indietro nel tempo fino alla prima versione di un documento ormai mitologico: il Cad, il Codice dell'amministrazione digitale. E dunque era il 2005, il presidente del Consiglio aveva promesso di costruire una Italia delle "tre i", inglese, imprese e internet (lui diceva informatica), e come ministro dell'Innovazione avevamo una persona effettivamente capace, Lucio Stanca, a lungo alla guida di Ibm. Fu in questo contesto che varammo il Cad, che alcuni sostengono sia stato il primo testo del suo genere in Europa: gli utenti italiani della Rete erano la metà di quelli attuali (che sono troppo pochi) eppure in quel testo normativo c'erano già quasi tutti i nostri diritti digitali. Da allora si sono succedute infinite variazioni, solo alcune rese necessarie dalla tecnologia (si pensi al cloud e all'intelligenza); al punto che fra gli addetti ai lavori si dice che "contare le modifiche al Cad è come contare i morti in Rambo". Ma la cosa che non è davvero cambiata è il senso di incompiutezza di quel codice. I principi fondamentali della cittadinanza digitale sono tutti previsti con chiarezza ma quasi sempre sono rimasti principi anche quando erano obblighi.

E questo per tre ragioni: la prima è che ci fermiamo ogni volta davanti allo switch off, il momento in cui un servizio diventa solo digitale (tra le rare eccezioni, la fatturazione elettronica); la seconda è che anche quando non ci fermiamo, non esistono sanzioni effettive per chi non si adegua; e la terza, è che in un Paese che ha fatto del decreto Mille proroghe uno strumento di tenuta del sistema, il digitale è entrato a far parte di quel rito.

Nel mondo nuovo dopo la pandemia questo rito va cancellato: il Covid 19 ha dimostrato quanto sia importante l'accesso a Internet e ai servizi digitali per la resilienza di un Paese. Abbiamo il dovere di innovare e di farlo subito.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/focus/2020/07/05/audio/diritti_digitali_il_vizio_del_rinvio-422980001/

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