Nel paese-famiglia: "Abbiamo perso metà della nostra gioventù"

Castelmagno -  Metà dei giovani della Chiotti era sul Defender precipitato martedì dalla strada per il Fauniera. E quando è scattato l'allarme è come se tutti avessero smesso di respirare nella borgata di Castelmagno, una decine di baite in pietra e una chiesetta dedicata a sant'Anna.

"La metà dei giovani che passa l'estate qui non c'è più", dice una signora sui settanta. Non sono i suoi nipoti, ma è come se lo fossero. "In una borgata come questa siamo tutti una famiglia - racconta il sindaco di Castelmagno Alberto Bianco -. Ogni estate quando la borgata si riempie dei villeggianti e i margari salgono in alpeggio, c'è sempre un'aria di festa. Credo che Chiotti non sarà mai più la stessa".

Tutta Castelmagno conta 54 abitanti, Chiotti e Chiappi sono le borgate più numerose. Cinque ragazzi sono morti, altri quattro sono rimasti feriti. Compaiono tutti nell'ultima foto che ritrae la "famiglia di Chiotti", due settimane fa in occasione della festa della borgata. Sono i figli di chi ha la casa qui dalla fine degli anni Settanta.

La famiglia Martini vive qui anche da prima, Luca, il papà di Nicolò, 17 anni, ed Elia, 14 anni, ha un gregge con più di 700 mucche, un po' stanno all'Alpe Chastlar, un po' sull'altro lato della valle, lo zio è consigliere comunale. Un tempo producevano il formaggio Castelmagno. Lui e i figli erano saliti a Chiotti a fine primavera per portare le bestie in alpeggio. "I ragazzi aiutavano i genitori quando non andavano a scuola". Frequentavano le superiori a Fossano, Nicolò aveva concluso i tre anni dell'indirizzo edile, Elia aveva iniziato l'agrario. Quella dei Martini è la prima casa della borgata e da ieri pomeriggio c'è un via vai di macchine: chi sale, si ferma ed entra dalla porta lasciata aperta.

I festeggiamenti per il compleanno di Nicolò erano durati due giorni, lo scorso fine settimana. "Sabato con gli amici della borgata, domenica con quelli di Fossano, erano venuti su con la navetta", ricorda Enrico Dogliani, il gestore del rifugio Maraman. Gli amici gli avevano regalato la "ciocca", la campana in rame per le mucche con il suo nome inciso sopra, simbolo del vero margaro. "Avevano riso e scherzato, Nicolò aveva brindato dalla ciocca".

Il rifugio Maraman è a pochi metri dal santuario di San Magno, patrono dei pastori e del bestiame della valle Grana. Il gruppo di amici vittima dell'incidente era stato qui martedì pomeriggio verso le 17. "Erano passati a salutare con il Defender: sono andati via quando è scoppiato il temporale, ma venivano tutti i giorni, per i ragazzi questo posto è un po' uno sfogo, una scusa per uscire dalla borgata", spiega Dogliani.

L'incidente è avvenuto a 150 metri in linea d'aria dal rifugio e dall'ultimo lampione che illumina la strada che porta al Fauniera. Elia e Nicolò erano risaliti in serata, quando le nuvole avevano lasciato il posto a un cielo stellato. "Volevano vedere le stelle", dicono gli amici. Alla guida c'era Matteo Appendino, 24 anni, ultimo ad essere entrato nell'impresa di famiglia che, tra Savigliano e Cuneo, gestisce un'azienda agricola e una catena di negozi di ortofrutta. "Però era in ferie qui tutta la settimana", dice ancora il titolare del rifugio.

Samuele Gribaudo, 14 anni e sua sorella Anna, 17 anni erano gli altri occupanti del Defender. Vivono a San Benigno, frazione di Cuneo, ma il nonno è quasi il "presidente" di borgata Chiotti. Se c'è un problema è lui che sa dove trovare la soluzione o a chi chiedere. Ieri non c'era, sceso in città insieme ai genitori del giovane che a San Benigno, insieme alla sorella, frequentava la parrocchia di don Piero Girodo. "Una famiglia distrutta" confessa il parroco. Samuele era un giocatore di pallavolo per il Cuneo Volley.

Con loro in macchina anche il cugino Danilo, 17 anni, rimasto ferito. Camilla Bessone, 16 anni, era un'altra delle abitanti estive di questo piccolo paradiso tra i monti cuneesi. I nonni avevano scelto Castelmagno come luogo di villeggiatura e lei ci passava qualche settimana d'estate. Era una cheerleader promettente, l'anno scorso si era battuta ai campionati mondiali di Orlando, in Florida. Chiara, 17 anni, e Marco, 24 anni, sono gli ultimi due feriti. Il parroco di Castelmagno ha deciso di aprire la chiesa di sant'Anna non appena ha saputo della tragedia.

"Qualsiasi momento qui è magico", scrive Anna su Instagram, postando la foto della borgata. Ma adesso non c'è più aria di vacanza. Tutti i festeggiamenti sono stati annullati. I ragazzi rimasti non giocano nel campetto da calcio o in quello da pallavolo dove Nicolò, Elia e i suoi amici avevano fatto l'ultima partita. "Qui i ragazzi fanno questo, giocano, si ritrovano nella piazza dove c'è una tenda che funziona da bar perché la borgata non ne ha uno, c'è il frigo, ma lo gestiscono gli adulti".

E nelle sere d'estate salgono a guardar le stelle. "Si sentivano protetti. Ora non sarà più così", conclude Bianco.

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