Nazione Billionaire

Flavio Briatore ammalato merita la carezza che si dà agli incalliti incoscienti che ballano sul mondo. Ma merita anche il dolce scappellotto di incoraggiamento e di rimprovero che si infligge ai furbi che solo cadendo smontano il mito di se stessi, i famosi figli di puttana come valore nazionale, come genius loci, i simboli estenuati ma irriducibili dell'eterna irresponsabilità italiana. Non la pietà irrisolta che accompagna al Lazzaretto don Rodrigo - "verrà un giorno ..." - , il cattivo che forse aveva capito o forse no, ma il saluto dolente a una brutta testaccia dura, l'augurio sincero di completa guarigione a un inguaribile impunito, alla simpatia persino della patacca nazionale più sconsiderata.

E forse Briatore non sarebbe in quel letto del San Raffaele se il festival dell'irresponsabilità italiana non lo avesse richiamato in servizio permettendo la riapertura delle discoteche e poi ordinandone, ipocritamente, la chiusura subito dopo Ferragosto, quando ormai il danno era fatto. "Ma quando avete riaperto le discoteche, eravate ubriachi?" chiese al governo italiano Linus (Pasquale Molfetta) che delle discoteche è stato a lungo un grande protagonista e ora dirige Radio Deejay e Radio Capital.

Insomma è troppo facile maramaldeggiare sulla beffa di questo brutto focolaio del Billionaire, evocare la legge del contrappasso, ricordare le lacrime di Bolsonaro che del virus aveva riso, il vice ministro iraniano della Sanità, Harirchi, che negava il Covid mentre aveva la febbre da Covid, il premier inglese Boris Johnson che portò con sé in terapia intensiva l'immunità di gregge... Sembra quasi che il virus sia intelligente e burlone con i negazionisti: prima li usa come utili idioti, li tiene "in caldo", li trasforma in esca e poi, come un piccolo diavolo, invade i polmoni di tutti, anche i loro.

Magnificamente Manzoni raccontò gli untori come gli innocenti perseguitati, torturati e uccisi. Ma nel "dagli all'untore" non c'è solo la nevrosi plebea del capro espiatorio. E basta un giro sui social per accorgersi che ora rischiano l'effetto gogna anche gli irresponsabili dei vari Billionaire italiani dove il contagio si propagava mentre veniva negato, con la velocità della musica, con l'intensità del desiderio, con tutti i modi intimi e selvaggi della discoteca, che è sicuramente un'officina creativa ma è anche il capogiro collettivo dei sudori, degli odori, degli umori, dei contatti stretti stretti e poi larghi larghi, in volo per tutta la sala, con il respiro corto, lungo, mozzo, regolare, affannato, e, alla fine, collettivo: "il respiro di un polmone solo" cantava Lucio Dalla.

Ma il virus non ha nulla di romantico, è povero e per tutti i polmoni è micidiale come una sciocchezza: i malati, tra i 150 dipendenti del Billionaire, sono più di 59, e non sarà facile individuare e dunque aiutare tutte le persone che ora rischiano, accerchiarli e assediarli per fermare la nuova corsa dell'epidemia.

E meno male che Berlusconi, che pure ha incontrato Briatore, è negativo.

Mai si deve infierire, neppure su quel vecchio e falso gran signore che sino a ieri, in un video dalla sua Montecarlo inveiva contro le ordinanze del sindaco di Arzachena, contro la chiusura della sua discoteca, in difesa del ballo, dei decibel, della libertà di divertirsi.

Si deve infatti al governo italiano e non a Briatore questo pasticcio sul ballo. Neppure a Ibiza le discoteche sono state riaperte e mai Briatore sarebbe riuscito a esibirsi nel suo più vecchio e stanco copione, sempre uguale da quarant'anni: la pagliacciata del deluso d'Italia, della patria ingrata che non capisce né il suo lavoro né il rischio d'impresa.

La verità? Il Billionaire, che nel ventennio berlusconiano fu il covo della pacchianeria italiana, dei falsi playboy e dei falsi capitani d'industria (indimenticabile la sera in cui Zucchero smise di cantare e gridò loro "panzoni") era diventato, come in un sequel dei Vanzina, come in un "Sapore di mare 3 e forse pure 4", la ridotta giovanilistica di quegli anziani rifatti e deformati. E invece l'irresponsabilità italiana gli ha permesso di spavaldeggiare come una centrale di resistenza, nientemeno, liberale.

In campagna elettorale dunque il ballo è stato spacciato per un valore di destra.

Briatore e la sua socia Daniela Santanché hanno guidato la rivolta contro "le chiusure liberticide", fingendo che nei loro locali di lusso si affollassero davvero i ragazzi italiani. Non era mai accaduto, ed erano già finite e strafinite anche la gozzoviglia e la bulimia delle false eccellenze italiane: Briatore e le sue macchine, Briatore e i suoi trucchi, Briatore e il rollio dello yacht che addormenta il bambino, Briatore e i buffi spocchiosi riccastri di Porto Cervo, Briatore e l'Italia sardoestiva alle ostriche, allo champagne e 43 metri di barca ... Purtroppo è stato il virus a richiamare tutti alla realtà e alla responsabilità, che è fatta di regole, di prudenza, di buon senso.

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  • Copiato negli appunti https://puntoitalia.online/rubriche/focus/2020/08/25/audio/nazione_billionaire-422979954/

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